Fino all’altro ieri sembrava che la recente alleanza fra la Francia di Hollande e la Russia di Putin, nata all’indomani degli attacchi terroristici di Parigi, potesse rappresentare un buon viatico per la costruzione di un’ampia coalizione anti-ISIS, con la benedizione, se non addirittura la partecipazione attiva, degli Stati Uniti, che in nome di un rinnovato impegno nella lotta al terrorismo e contro il Califfato sembravano poter superare l’imbarazzo del sostegno indiretto che tale lotta avrebbe potuto fornire al regime canaglia del siriano Assad. Tutto ciò lasciava presumere la conclusione del G20 di Antalya, accompagnata dall’incontro faccia a faccia fra Barack Obama e Vladimir Putin. Poi ieri, nei cieli della Turchia, a pochi chilometri dal confine con la Siria, si è consumato un tragico tragico atto di ostilità che ha mandato all’aria il complicato puzzle di accordi che poteva portare a un asse fra Russia e Stati Uniti, mediato dalla Francia, nella costruzione di un nuovo fronte comune contro il Califfato e le cellule terroristiche che ad esso si ispirano. Un cacciabombardiere Su-24 russo è stato abbattuto in Siria, in prossimità della frontiera con la Turchia, da un F-16 dell’aviazione turca. Per una palese violazione dello spazio aereo territoriale, secondo il governo di Ankara. Una «pugnalata alle spalle che avrà serie conseguenze nelle relazioni con la Turchia», per il governo di Mosca. Sempre nella giornata di ieri, la visita di stato di Hollande a Washington, e l’incontro alla Casa Bianca con il Presidente Obama, si è conclusa con due importanti dichiarazioni del Presidente francese. La prima volta a rassicurare gli alleati occidentali circa il fatto che il governo di Parigi non manderà truppe sul terreno in Siria per combattere l’Isis. La seconda volta a puntualizzare che la Francia potrà operare in Medio oriente al fianco della Russia a patto che quest’ultima concentri la sua azione contro l’Isis e si impegni nella ricerca di una soluzione politica in Siria.

Questi due fatti analizzati e interpretati insieme fanno a ragione concludere che la tanto agognata alleanza internazionale capeggiata da Russia e Stati Uniti contro l’ISIS non prenderà mai vita. E se qualcuno volesse fare il malizioso, potrebbe anche notare come forse i due avvenimenti siano legati da qualcosa di più di una semplice coincidenza. Del resto, l’intesa nata fra la Francia e la Russia sull’onda emotiva degli attentati di Parigi, che preludeva a un possibile intervento francese in Medio oriente al fianco di Putin, senza prima aver risolto fuori da ogni ambiguità il nodo politico relativo ai destini di Assad, metteva chiaramente in difficoltà Washington, così come gli altri paesi europei membri della NATO. E in questo senso, l’abbattimento nei cieli della Turchia del caccia russo ha fornito all’amministrazione Obama, in occasione della visita di stato di Hollande, un’opportunità straordinaria per un chiarimento politico, che ha ricondotto il governo di Parigi nei ranghi, rispetto all’ordine di priorità da assegnare, pur nella lotta contro il Califfato e il terrorismo fondamentalista da esso ispirato, ai rapporti con la Russia rispetto alla prospettiva comune dell’alleanza atlantica. Non è peraltro un caso che il governo di Ankara abbia ottenuto la solidarietà dei vertici della NATO. E che il governo del siriano Assad abbia accusato la Turchia di essere dalla parte del terrorismo (e quindi dell’ISIS). E’ perciò evidente come l’abbattimento del caccia russo da parte dell’aviazione turca, sempre che di tragico e grave incidente diplomatico si sia trattato, abbia permesso di riportare i rapporti fra Washington, Mosca e i paesi europei membri della NATO, a cominciare dalla Francia, alle condizioni originarie. Quelle che portavano a individuare nella strategia russa di combattere l’ISIS appoggiando il governo di Assad un obiettivo estraneo agli interessi americani e, di conseguenza, degli stati europei che fanno capo all’alleanza atlantica.

Resta vero che l’amministrazione americana continua a intendere la lotta contro l’ISIS come un affare esclusivamente europeo, così come ritiene l’abbattimento del regime canaglia del siriano Assad una condizione irrinunciabile e complementare per qualsiasi iniziativa militare contro l’ISIS. E’ per questo motivo che, attraverso l’ombrello della NATO, sostiene il regime del turco Erdogan. E che, al di là delle buone intenzioni manifestate con il faccia a faccia Obama-Putin ai margini del Summit di Antalya, non poteva che premere su Hollande per riportare Parigi nei ranghi rispetto al dialogo aperto con Putin, all’indomani degli attentati del 13 novembre.

Questa, purtroppo, è la fotografia dei rapporti fra le potenze del mondo occidentale rispetto agli interessi che, in questo momento, ne promuovono l’azione in Medio oriente. Interessi troppo eterogenei e conflittuali per poter essere ricondotti a un minimo denominatore comune. E questo è il motivo per cui l’union sacrée invocata da Parigi nella lotta al Califfato e al terrorismo di matrice fondamentalista islamica resta a tutti gli effetti una chimera. I signori dell’ISIS dormano pure sonni tranquilli, perché dal mondo occidentale, al momento, arriva solo un confuso rumore!

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