{"id":249,"date":"2014-09-21T12:23:54","date_gmt":"2014-09-21T12:23:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/?p=249"},"modified":"2014-09-21T12:23:54","modified_gmt":"2014-09-21T12:23:54","slug":"livatino-falcone-e-la-responsabilita-civile-delle-toghe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/2014\/09\/21\/livatino-falcone-e-la-responsabilita-civile-delle-toghe\/","title":{"rendered":"Livatino, Falcone e la responsabilit\u00e0 civile delle toghe"},"content":{"rendered":"<p>Il 21 settembre di 24 anni fa, il giudice <strong>Rosario Livatino<\/strong> veniva ucciso in un agguato di stampo mafioso in Sicilia. Livatino aveva una idea molto netta e chiara sulla <strong>responsabilit\u00e0 civile delle toghe<\/strong> e la spieg\u00f2 in delle riflessioni, quantomai attuali, che l&#8217;Ansa riporta alla luce. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2014\/09\/livatino.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-251\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2014\/09\/livatino-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Non esiste, si pu\u00f2 dire, atto del giudice e pi\u00f9 ancora del pubblico ministero che possa dirsi indolore. Ogni giudice, quindi, nell\u2019atto stesso in cui si accingesse alla stipula di un qualsiasi provvedimento, non potrebbe non domandarsi se per caso dal suo contenuto non gliene possa derivare una causa per danni. E sarebbe quindi inevitabile ch\u2019egli si studiasse, pi\u00f9 che di fare un provvedimento giusto, di fare un provvedimento innocuo&#8221;, argomentava Livatino.<\/p>\n<p>Che poi aggiungeva: &#8220;Come possa dirsi ancora indipendente un giudice che lavora soprattutto per uscire indenne dalla propria attivit\u00e0 non \u00e8 facile intendere. N\u00e9 si dica che le parti raramente ricorrerebbero a questa possibilit\u00e0. La facilit\u00e0 con cui, specialmente in certe regioni, si ricorre all\u2019esposto contro il giudice, anche per i pi\u00f9 ingiustificati motivi, autorizza la previsione che una riforma del genere aprirebbe subito un ampio contenzioso. La colpa del giudice, se c\u2019\u00e8, \u00e8 sempre grave per definizione, data dall\u2019importanza degli interessi sui quali egli dispone. L\u2019altro effetto perverso, che potrebbe essere indotto dalla riforma, sarebbe quello di indurre il giudice al pi\u00f9 rigido conformismo interpretativo: per cautelarsi contro il pericolo di seccature. Gli effetti pi\u00f9 devastanti di una proposta del genere si avrebbero in materia penale. Se l\u2019organo dell\u2019accusa sa che le sue iniziative investigative possono costargli, quando non ne seguisse una condanna, una causa per danni, ci si pu\u00f2 chiedere se sar\u00e0 mai pi\u00f9 possibile trovare un pretore od un pubblico ministero che di sua iniziativa intraprenda la persecuzione di quei reati che per tradizione o per costume o per altro nel passato erano raramente perseguiti. Ci si pu\u00f2 chiedere ancora se si trover\u00e0 un giudice che, in presenza di un reato che consente ma non impone la cattura, avr\u00e0 l\u2019ardire di imprigionare, ad esempio, un bancarottiere per qualche miliardo, quando rifletta alle conseguenze che gliene potrebbero derivare se, per caso, costui venisse assolto. Questo \u00e8 l\u2019effetto perverso fondamentale che pu\u00f2 annidarsi nella proposta di responsabilizzare civilmente il giudice&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n<p>Sono riflessioni sicuramente non banali, seppur scritte da un diretto interessato.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2014\/09\/falcone.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-252\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2014\/09\/falcone-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Sempre sullo stesso filone, ho trovato questo<a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1988\/11\/06\/falcone-spiega-la-crisi-dei-giudici-piu.html\" target=\"_blank\"> articolo di Repubblica<\/a> datato novembre 1988, in cui vengono riportate le parole del giudice <strong>Giovanni Falcone<\/strong> durante un convegno del Movimento per la Giustizia, poco tempo dopo il risultato del <strong>referendum<\/strong> sulla responsabilit\u00e0 civile dei magistrati. Cito le parti pi\u00f9 salienti:<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Gli italiani non ci vogliono pi\u00f9 bene? Per forza: siamo incompetenti, poco preparati, corporativi, irresponsabili. (&#8230;) Non pu\u00f2 non riconoscersi che il referendum, a prescindere da qualsiasi sua strumentalizzazione, ha consentito di accertare, senza equivoci, un dato estremamente significativo: e cio\u00e8 che la stragrande maggioranza dell&#8217; elettorato ritiene che la funzione giurisdizionale non \u00e8 svolta attualmente con la necessaria professionalit\u00e0 e che bisogna porre rimedio alla sostanziale irresponsabilit\u00e0 dei magistrati. La gente non si fida di come lavorano i giudici. Bisogna riconoscere responsabilmente, in altri termini, che la competenza professionale della magistratura \u00e8 attualmente assicurata in modo insoddisfacente (&#8230;) Il linguaggio \u00e8 chiaro: l&#8217; azienda giustizia deve garantire un servizio ai cittadini, questo servizio \u00e8 cattivo, non si vede perch\u00e9 non adottare quei criteri di rendimento e competitivit\u00e0 che una qualsiasi azienda usa per evitare il fallimento (&#8230;) Autonomia e indipendenza sono valori che vengono sempre pi\u00f9 interpretati dalla societ\u00e0 come inammissibili privilegi di natura corporativa. E invece vanno difesi proprio garantendo un servizio-giustizia efficiente e adeguato&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n<p>Al netto dell&#8217;importanza e delle differenze sostanziali tra le due posizioni, ad oggi ci sono solo due certezze: entrambi i giudici sono stati uccisi dalla <strong>mafia<\/strong> e il dibattito sulla responsabilit\u00e0 civile delle toghe tiene ancora banco. Senza trovare per\u00f2 una soluzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 21 settembre di 24 anni fa, il giudice Rosario Livatino veniva ucciso in un agguato di stampo mafioso in Sicilia. Livatino aveva una idea molto netta e chiara sulla responsabilit\u00e0 civile delle toghe e la spieg\u00f2 in delle riflessioni, quantomai attuali, che l&#8217;Ansa riporta alla luce. &#8220;Non esiste, si pu\u00f2 dire, atto del giudice e pi\u00f9 ancora del pubblico ministero che possa dirsi indolore. Ogni giudice, quindi, nell\u2019atto stesso in cui si accingesse alla stipula di un qualsiasi provvedimento, non potrebbe non domandarsi se per caso dal suo contenuto non gliene possa derivare una causa per danni. 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