{"id":256,"date":"2014-09-27T10:27:42","date_gmt":"2014-09-27T10:27:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/?p=256"},"modified":"2014-09-27T10:27:42","modified_gmt":"2014-09-27T10:27:42","slug":"equitalia-a-caccia-di-centesimi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/2014\/09\/27\/equitalia-a-caccia-di-centesimi\/","title":{"rendered":"Equitalia a caccia di centesimi"},"content":{"rendered":"<p>Ci risiamo. Che senso ha parlare di<strong> fisco amico<\/strong> se poi siamo costretti a raccontare casi del genere? Mi riferisco alla cartella che<strong> Equitalia<\/strong> ha spedito a un contribuente residente all&#8217;estero per un debito non saldato sulla<strong> tassa dei rifiuti<\/strong> (<a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/cronache\/lultima-follia-equitalia-cartella-012-centesimi-1054847.html\" target=\"_blank\">qui l&#8217;articolo che ho scritto ieri<\/a>).<\/p>\n<p>Dodici pagine di notifica per un importo di 0,12 centesimi. S\u00ec, avete capito bene: 0,12 centesimi. Che, insieme ai 5,88 euro di spese di notifica, fanno 6 euro tondi tondi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2014\/09\/equitalia.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-257\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2014\/09\/equitalia-300x167.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"167\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2014\/09\/equitalia-300x167.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2014\/09\/equitalia.jpg 301w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il contribuente, onesto, ha pagato. Ma resta l&#8217;anomalia di un sistema di riscossione che rasenta il ridicolo. Di casi simili se ne trovano a iosa: cartella da 0,2 centesimi (<a href=\"http:\/\/www.ilmattino.it\/napoli\/cronaca\/meta_incredibile_equitalia_a_un_27enne_cartella_esattoriale_da_due_centesimi\/notizie\/815763.shtml\" target=\"_blank\">qui l&#8217;articolo<\/a>), cartella da sette centesimi (<a href=\"http:\/\/indebitati.it\/equitalia-cartelle-esattoriali-ridicole\/2\/\" target=\"_blank\">qui l&#8217;articolo<\/a>) e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Ma adesso mi chiedo: \u00e8 mai possibile che non ci sia un modo per evitare questi <strong>sprechi<\/strong> (iscrivere a ruolo e creare una cartella ha delle spese per lo Stato, e quindi per i contribuenti), per evitare queste assurde disparit\u00e0 tra il debito da saldare e le spese di notifica (che nel caso in questione sono superiori di circa il 500%), e ancora per evitare questi casi, che di sicuro non aiutano a ripulire l&#8217;immagine di Equitalia agli occhi dei cittadini?<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il sistema c&#8217;\u00e8 e viene applicato da altri enti di riscossione, ma evidentemente non da Equitalia. In cosa consiste? Si stabilisce un range, un limite (cinque, per esempio) sotto il quale non \u00e8 possibile creare una cartella nei confronti del debitore. Cos\u00ec facendo si evitano casi di centesimi o di importi irrisori. Si eviterebbe, in realt\u00e0. Perch\u00e9 se continuiamo a scriverne vuol dire che come spesso accade in Italia si preferisce complicarsi la vita e complicarla ai contribuenti, piuttosto che semplificarla.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 da indignarsi o no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci risiamo. Che senso ha parlare di fisco amico se poi siamo costretti a raccontare casi del genere? Mi riferisco alla cartella che Equitalia ha spedito a un contribuente residente all&#8217;estero per un debito non saldato sulla tassa dei rifiuti (qui l&#8217;articolo che ho scritto ieri). Dodici pagine di notifica per un importo di 0,12 centesimi. S\u00ec, avete capito bene: 0,12 centesimi. 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