{"id":573,"date":"2019-10-08T09:33:54","date_gmt":"2019-10-08T09:33:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/?p=573"},"modified":"2019-10-08T09:33:54","modified_gmt":"2019-10-08T09:33:54","slug":"molti-piu-di-cento-di-sicuro-meno-di-duecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/2019\/10\/08\/molti-piu-di-cento-di-sicuro-meno-di-duecento\/","title":{"rendered":"&#8220;Molti pi\u00f9 di cento, di sicuro meno di duecento&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Ho ucciso <strong>Giovanni Falcone<\/strong>. Ma non era la prima volta: avevo gi\u00e0 adoperato l&#8217;auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti pi\u00f9 di cento, di sicuro meno di duecento&#8221;. Queste sono parole di\u00a0<strong>Giovanni Brusca<\/strong>, ex uomo di Cosa Nostra e diventato poi collaboratore di giustizia. L&#8217;uomo che azion\u00f2 col telecomando la bomba che fece saltare in aria il giudice Falcone. Il detenuto a\u00a0cui sono stati concessi oltre 80 permessi premio. Il carcerato che ha\u00a0potuto uscire dal carcere\u00a0ogni 30-45 giorni per far visita alla propria famiglia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2019\/10\/brusca.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-574\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2019\/10\/brusca-300x143.png\" alt=\"brusca\" width=\"300\" height=\"143\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2019\/10\/brusca-300x143.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2019\/10\/brusca.png 996w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Tramite i suoi legali Brusca ha chiesto, ancora una volta, di scontare gli ultimi due anni della pena che gli restano a casa, agli arresti domiciliari. La procura nazionale antimafia era favorevole in quanto Brusca avrebbe\u00a0mostrato &#8220;segni di ravvedimento&#8221;. Per fortuna la <strong>Cassazione<\/strong> ha detto no. Ma\u00a0al netto delle disquisizioni sulla pena di morte, sull&#8217;ergastolo, sulla libert\u00e0, sull&#8217;etica e sulla morale,\u00a0\u00e8 evidente che c&#8217;\u00e8 qualcosa che non torna, che c&#8217;\u00e8 qualcosa di sbagliato nella giustizia e anche nell&#8217;antimafia. Chi lo spiega ai familiari di quei &#8220;molti pi\u00f9 di cento, di sicuro meno di duecento&#8221; esseri umani che ha ucciso o fatto uccidere Brusca che lui tra un paio d&#8217;anni sar\u00e0 libero di passeggiare per strada e\u00a0di tornare a vivere? Chi glielo spiega? Io non ho idea di\u00a0cosa potrebbe pensare il figlio di un morto per mano di Brusca. Credo debba essere davvero animato da tanta misericordia per sopportare che una persona che ha fatto cos\u00ec tanto male, &#8220;molti pi\u00f9 di cento, di sicuro meno di duecento&#8221;, possa ottenere dallo Stato un ritorno alla vita. Cosa hanno ottenuto i morti per mano di Brusca dallo Stato? Cosa ha ottenuto Falcone, cosa ha ottenuto Chinnici, cosa hanno ottenuto gli uomini scorta dallo Stato? Sicuri che non si infanghi la loro memoria? Sicuri che non sia stata gi\u00e0 infangata? Eh, ma in Italia l&#8217;ergastolo a vita non esiste, obietterebbe qualcuno. Eh ma il carcere \u00e8 rieducativo, direbbe un altro. Eh, ma \u00e8 stato proprio Falcone a puntare sui pentiti, aggiungerebbe qualcuno. Tutto vero, ma non pu\u00f2 passare l&#8217;idea che un assassino appartenente a un&#8217;organizzazione criminale come\u00a0Cosa Nostra che per anni ha fatto a pezzi lo Stato contro cui lottava venga trattato\u00a0con i guanti della misericordia soltanto perch\u00e9 dopo aver ucciso &#8220;molti pi\u00f9 di cento, di sicuro meno di duecento&#8221; esseri umani ha deciso di collaborare per salvarsi la pelle.\u00a0Eh, ma se non si offrono incentivi concreti non ci sarebbero i collaboratori di giustizia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2019\/10\/falcone.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-575\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2019\/10\/falcone-300x200.jpg\" alt=\"Falcone e Borsellino\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2019\/10\/falcone-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2019\/10\/falcone.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sar\u00e0 pure\u00a0vero. Ma \u00e8 una favoletta che si pu\u00f2 raccontare nei consessi della magistratura, non a chi ha subito la ferocia mortale della mafia.\u00a0&#8220;Il collaboratore si &#8220;pente&#8221; per\u00a0<span class=\"hilg1\">paura<\/span>, vendetta e convenienza&#8221;, ha scritto oggi\u00a0l&#8217;autista del giudice Rocco Chinnici. Se Brusca non avesse deciso di collaborare molte cose non le avremmo sapute, ha detto invece Piero Grasso. A me sinceramente sembra pi\u00f9\u00a0un alibi per non perdere la faccia davanti agli occhi dei familiari delle vittime,\u00a0una scusa per potere andare a testa alta davanti alle lapidi dei colleghi morti. Un&#8217;arma spuntata per combattere la criminalit\u00e0 organizzata. Mi rifiuto di credere che non ci sia un&#8217;altra soluzione. Non so, si inventino\u00a0degli incentivi diversi ma al contempo convincenti, si trovino altri modi per trattare coi <strong>mafiosi<\/strong> (perch\u00e9 di questo si tratta), si valuti\u00a0caso per caso (perch\u00e9 una persona che uccide un uomo \u00e8 diversa da una persona che uccide\u00a0&#8220;molti pi\u00f9 di cento, di sicuro meno di duecento&#8221; esseri umani)\u00a0per\u00f2 ci deve essere un altro modo. &#8220;Non le capisco davvero certe cose, fanno solo rabbia e fanno male. E non parlo a nome mio, non \u00e8 che questo individuo ha ucciso solo mio marito. Ha fatto le cose pi\u00f9 atroci, basta pensare al piccolo Giuseppe Di Matteo. Mi chiedo allora, ma loro ci pensano al mio dolore? E al dolore di tutti gli altri?&#8221;. Sono parole di Tina Montinaro, vedova di Antonio, capo scorta del giudice Falcone. Chi \u00e8 che le risponde?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&#8220;Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la prima volta: avevo gi\u00e0 adoperato l&#8217;auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti pi\u00f9 di cento, di sicuro meno di duecento&#8221;. 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