{"id":693,"date":"2020-03-10T09:06:38","date_gmt":"2020-03-10T09:06:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/?p=693"},"modified":"2020-03-10T09:06:38","modified_gmt":"2020-03-10T09:06:38","slug":"il-virus-della-superficialita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/2020\/03\/10\/il-virus-della-superficialita\/","title":{"rendered":"Il virus della superficialit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Mi spiace, ma non c&#8217;\u00e8 posto&#8221;. L&#8217;infermiere pronuncia queste parole asciugando la fronte madida di sudore. Pu\u00f2 farlo perch\u00e9 non ha nessuna mascherina di protezione. Sono finite. Da un pezzo. Come i posti in terapia intensiva. Il turn over \u00e8 stato lento come il tempo di cui ha bisogno una ruga per scavarsi sul volto. Il turn over del contagio invece \u00e8 stato rapido come un Frecciarossa. Di quelli che non subiscono ritardi per\u00f2 e i cui passeggeri non scappano per ricongiungersi con famiglia e radici. Neanche il tempo di esultare per aver infranto le barriere. Le regole si estendono a tutto il paese. Gli incoscienti che ci governano adesso hanno il volto funereo. Non ci sono pi\u00f9 boccali di birra, selfie, tavolate, messaggi rassicuranti, sorrisi. Non ci sono pi\u00f9 bozze che circolano improvvidamente, non ci sono giornalisti a pubblicarle in anticipo, non ci sono folli con le valigie in mano.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2020\/03\/dottore.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-694\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2020\/03\/dottore-300x153.jpg\" alt=\"dottore\" width=\"300\" height=\"153\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2020\/03\/dottore-300x153.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ferrara\/files\/2020\/03\/dottore.jpg 788w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00c8 finito il tempo delle fughe d&#8217;amore per andare a sciare, delle fughe di gioco per andare alla bocciofila, degli aperitivi, dei gelati, delle comitive. Gli untori diventano contagiati. I contagiati diventano untori. Gli asintomatici contagiano ma non lo sanno. I sintomatici pi\u00f9 fortunati sono quelli che hanno avuto la forza di ucciderlo. Il virus della superficialit\u00e0 ha vinto ancor prima del virus reale. Il virus dell&#8217;individualismo post-moderno, quello che ha issato la libert\u00e0 a diritto d&#8217;onnipotenza, ha pervaso ognuno di noi. La casa, un tempo focolaio, fucina di valori e simbolo della comunit\u00e0 chiamata famiglia, adesso fa paura. Non c&#8217;\u00e8 casa. Non c&#8217;\u00e8 letto. Non c&#8217;\u00e8 posto. Resta il sudore, quello dei medici in corsia e degli infermieri costretti a scegliere la progressione della morte, costretti a stare lontani dalla loro casa, costretti a rischiare consapevolmente di essere i prossimi. \u00c8 questo il pi\u00f9 alto senso del coraggio. Il sacrificio del dovere. Lo stesso che impone di essere messaggeri viventi di morte. &#8220;Mi spiace, ma non c&#8217;era posto&#8221;. Perch\u00e9 tanto tempo \u00e8 andato perso, perch\u00e9 l&#8217;ego ha obnubilato la mente e il cuore. Perch\u00e9 la comunicazione ha fallito. Perch\u00e9 la politica ha fallito. Perch\u00e9 noi giornalisti abbiamo fallito. Ha vinto la superficialit\u00e0, ha vinto l&#8217;ignoranza, ha vinto l&#8217;incoscienza. Adesso speriamo solo di aver perso una battaglia e non la guerra. Perch\u00e9 altrimenti non ci sar\u00e0 posto nemmeno per il rimpianto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&#8220;Mi spiace, ma non c&#8217;\u00e8 posto&#8221;. L&#8217;infermiere pronuncia queste parole asciugando la fronte madida di sudore. Pu\u00f2 farlo perch\u00e9 non ha nessuna mascherina di protezione. Sono finite. Da un pezzo. Come i posti in terapia intensiva. Il turn over \u00e8 stato lento come il tempo di cui ha bisogno una ruga per scavarsi sul volto. Il turn over del contagio invece \u00e8 stato rapido come un Frecciarossa. Di quelli che non subiscono ritardi per\u00f2 e i cui passeggeri non scappano per ricongiungersi con famiglia e radici. Neanche il tempo di esultare per aver infranto le barriere. 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