[photopress:fini.jpg,thumb,alignleft]Seguo da giovedì la festa nazionale del Pdl al Palalido di Milano: cliccando qui potete leggere i miei articoli. In attesa di sentire oggi Silvio Berlusconi, finora la notizia (l’unica) è che Fini non cerca riavvicinamenti con il partito di cui egli stesso è socio fondatore. Lo scontro con Tremonti sull’immigrazione c’è stato, ed è stato aspro benché avvolto nel fair-play. Fini ha ragione quando dice che discutere fa bene, ma ieri è sembrato davvero un marziano, un giocatore destinato a esibirsi sempre in trasferta: isolato nel partito (da Cicchitto a Gasparri, i luogotenenti del Pdl l’hanno criticato), apertamente contestato dalla base (gli unici applausi gli sono arrivati dalla claque ex An), e imbarazzato lui stesso, freddo e impassibile. Discutere va bene se perlomeno parli la stessa lingua: Fini ne ha scelta un’altra. Il suo imminente libro si intitolerà “Il futuro della libertà”. Già: e il futuro del Pdl? e quello di Fini?