Come i lettori del Giornale avranno appreso dalla penna affilata di Gianni Pennacchi (qui il suo articolo), ho il piacere di annunciare che sono stato querelato dal senatore democratico Massimo D’Alema, assieme a Pennacchi, a Gian Marco Chiocci e a Mario Giordano (direttore del Giornale al tempo in cui uscirono gli scritti incriminati). Non so ancora di che cosa sono accusato. Una quindicina di giorni fa in un ufficio al quarto piano della questura di Milano, in via Fatebenefratelli, ho firmato la cosiddetta “elezione di domicilio”, preavviso di temporali giudiziari. Pare che D’Alema, fresco reduce dalla manifestazione per la libertà di stampa, si sia risentito per articoli scritti da Bari durante il D’Addario-gate. In attesa dell’ora della verità, ripropongo la lettura di un’intervista che mi concesse ai primi di settembre il sindaco di Bari, Michele Emiliano, coordinatore regionale del Partito democratico, intitolata “C’è del marcio attorno a D’Alema”. Così è più facile farsi un’idea.