Anche ieri, serata dedicata ad Annozero, come potrete leggere sul Giornale e altrove sul sito. Siccome i commenti sono 200 e cominciano ad arrivarne sparsi anche sul blog, ecco un post dedicato.

Ne approfitto per approfondire una questione rimasta in sospeso. Mi riferisco al commento di Carlo del 19 novembre, ore 16.08. Dicendosi d’accordo con me, egli sostiene (sintetizzo) che “quando prevalgono intolleranza, maleducazione, cafonaggine, ignoranza, saccenza, mancanza di equilibrio, incapacità di discutere e confrontarsi, si hanno altissime probabilità che vengano messe a rischio le regole della democrazia, della libertà e persino della convivenza civile”. E’ dunque opportuno “operare per combattere, limitare ed eliminare, con mezzi leciti, queste persone” perché “se trovassero rappresentanza politica possono comportare un serio pericolo”.

Io non sono per nulla d’accordo. Credo invece che ognuno abbia diritto di esporre le proprie idee, difenderle anche accanitamente, ma “operare per eliminare” – o anche solo limitare – chi la pensa diversamente NO. Mi ripugna. Anzi, è quello il vero pericolo.

Intolleranti maleducati cafoni eccetera riempiono il mondo e minacciano solo la pazienza della gente, non la convivenza civile. L’idea che esista la classe degli educati, dei colti, degli avveduti, di quanti si ritengono “parte sana” della nazione, contrapposta alla ciurma degli ignoranti e dei saccenti è devastante. La convinzione che i migliori debbano rieducare, convertire, convincere, migliorare la feccia (o, se malauguratamente non vi riuscissero, a eliminarla) è causa delle peggiori tragedie. La storia lo dimostra.

Purtroppo oggi in Italia questa posizione è predominante, a destra come a sinistra. Per esempio, certi magistrati ritengono che il loro compito non sia tanto quello di far applicare la legge, ma di migliorare il Paese, ripulirlo, eliminarne le storture. Il loro non è un lavoro, ma una missione salvifica, al limite del soprannaturale. Loro sanno che cos’è bene e che cosa male, conoscono già chi è “più colpevole” di altri e merita maggiore severità. E’ una giustizia a due velocità, e non è una buona cosa.

In un Paese dove tutti ormai parlano di emergenza educativa, invece di ricominciare a educare sul serio (cioè comunicare a giovani e meno giovani qual è il significato della propria vita, per che cosa vale davvero la pena spendere le proprie energie, quali sono gli ideali verso i quali indirizzare la propria libertà – sempre che quel significato e quegli ideali vi siano -, e scommettere sulla libertà altrui), si pensa a far fuori l’avversario, qualunque casacca indossi. E’ questa la vera barbarie.

L’altra mattina ho trovato sul mio tavolo una busta chiusa, indirizzata a “Il Giornale – Stefano Filippi”. Conteneva la fotocopia di un articolo del quotidiano CronacaQui di Milano del 13 giugno 2009 intitolato “Fondi neri nella banca dei vip, tre indagati”. Si parlava di Arner Bank. Il premuroso mittente aveva aggiunto a penna: “Filippi, sei servo dei tuoi due padroni! 1 Berlusconi 2 Gli ebrei (Jarach ricco ebreo!!)”. Jarach era citato nell’articolo. Non mi spaventa ricevere lettere anonime. Penso però all’astio e al rancore covato da una persona che ritaglia un articolo, lo fotocopia, lo conserva per sei mesi, lo chiude in una busta, non la spedisce ma si scomoda di persona per recapitare la missiva in redazione e vigliaccamente non si firma. Il problema non è chi ha idee diverse dalle mie, ma chi non ha il coraggio di sostenere a viso aperto le proprie.