Sul Giornale di oggi tento di ricostruire l’intrigo che si intuisce dietro l’interessante intervista di Maurizio Costanzo a Fabrizio d’Esposito del Riformista. Secondo Costanzo, D’Alema Caselli e Violante gli riferirono che c’era Berlusconi dietro le bombe di mafia del ’93, compresa quella che doveva uccidere lo stesso Costanzo. Letta l’intervista, i tre si arrabbiano. Costanzo si corregge, confermando però che i colloqui ci furono. Caselli e Violante (non D’Alema) smentiscono anche i colloqui. Costanzo è costretto a rettificare ulteriormente. Tuttavia la sera prima aveva riletto e approvato il testo dell’intervista prima della pubblicazione: vuol dire che sapeva bene quanto diceva. In base al principio andreottiano che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca, significherebbe che i colloqui ci furono però i tre non possono ammetterlo. E che la tesi “Berlusconi mafioso” sarebbe in gestazione da anni.

Il dibattito sviluppato sul blog (in altri post) sull’argomento giustizia è interessante. Però “in questo particolare momento” (per usare le parole del presidente Napolitano) occorre una soluzione immediata per consentire a Berlusconi di governare. La gente l’ha votato, gli ha dato una larga maggioranza e i sondaggi dicono che gli elettori sono ancora con lui. Il muro contro muro non giova a nessuno, maggioranza o opposizione, politici e magistrati, soprattutto non giova al bene comune di una nazione che faticosamente riemerge dalla crisi e ha bisogno di coesione sociale per guardare al futuro.