Il provocatorio titolo del “Giornale” di oggi (stavolta hanno ragione i negri) pone il tema del rapporto tra immigrati e lavoro, e merita un approfondimento.

Secondo il sociologo Luca Ricolfi, che non è certo un berlusconiano, negli ultimi due anni (quelli segnati dalla peggiore crisi economica dal 1929) l’occupazione degli italiani è diminuita di 773mila unità, mentre quella degli stranieri regolari è salita di 366mila, quasi tutti posti di lavoro fissi a tempo indeterminato. Non precariato o bracciantato governato dai caporali, ma impiego stabile. Ciò significa che l’Italia continua a produrre lavoro nonostante la crisi: un lavoro disdegnato dagli italiani ma ben accetto dagli stranieri. Molti disoccupati di casa nostra, in altre parole, sono disoccupati volontari perché il lavoro c’è ma non gli piace. Troppa fatica, troppo sacrificio. Gli immigrati invece sono come eravamo noi cinquant’anni fa, disposti a ogni impiego pur di guadagnare e migliorare la propria condizione sociale ed economica. Compresa la raccolta degli agrumi in Calabria regolata dalla ‘ndrangheta e pagata una miseria.

Altra considerazione riguarda il peso economico della criminalità organizzata al Sud, che impedisce la crescita della libera imprenditoria. Un amico calabrese che aveva aperto la filiale di una società di lavoro interinale mi raccontava di aver ricevuto minacce dalla ‘ndrangheta (girava sotto scorta) perché le sottraeva manodopera. Gli scontri di Rosarno nascono dunque dalla combinazione tra lavoro (che c’è, nonostante quanto falsamente sostengono molti disfattisti), immigrazione clandestina e malavita organizzata.

Ma mi chiedo anche perché i giovani disoccupati del Sud si ribellano a parole senza rimboccarsi le maniche. L’altra sera ad Annozero una precaria inveiva contro Roberto Castelli, chiedeva tutela allo stato, e il leghista rispondeva: cominciate col darvi da fare. Perché i disoccupati non protestano? Perché accettano che la ‘ndrangheta sfrutti i clandestini? Perché non mettono in piedi imprese agricole che comincino a contrastare il monopolio malavitoso? Perché aspettano soltanto un posto pubblico?