Ieri il Senato ha approvato la riforma del processo breve, che ancora non è legge perché manca il sì della Camera. Penso che dieci anni per avere giustizia siano ancora troppi. Negli Stati Uniti il finanziere Madoff, colpevole di una truffa assai più grave dei casi Parmalat e Cirio, è stato arrestato, processato e condannato definitivamente in sei mesi. Provo tristezza quando sento i vertici dell’Anm lamentarsi che “cinque anni sono pochi per fascicoli così complessi” (Cascini). Sarà molto comodo dare ancora una volta la colpa di tutto a Berlusconi. Secondo me, i magistrati devono prendere esempio da come certi imprenditori hanno affrontato la crisi economica: alcuni non fanno altro che lamentarsi se sono stati travolti, e sono quelli che non riescono a rialzarsi; altri si sono rimboccati le maniche e hanno affrontato la crisi come una nuova opportunità, e sono quelli che si riprendono prima. Cambiano le condizioni, cambiano anche i modi di operare.

Vorrei poi fare osservare ai disfattisti di questo blog, che si lamentano per l’immagine dell’Italia all’estero, che è un disco rotto. Gli stranieri vivono di stereotipi: per mezzo mondo l’Italia è pasta pizza e mafia. E sarebbe colpa di Berlusconi? Colpa sua Al Capone o le copertine dello Spiegel con la P38? Chiedete a un qualsiasi imprenditore straniero perché non investe in Italia: perché c’è Berlusconi al governo o perché non esiste certezza del diritto? E come credete che prenderanno il dibattito di questi giorni? Saranno più contenti a sapere che le cause avranno tempi più rapidi (anche se, ripeto, sempre troppo lunghi) o preferirebbero (come l’opposizione e i giudici) lasciare tutto come sta perché ne beneficerebbe anche il premier? Sono battaglie di retroguardia. La sinistra potrebbe partecipare a un reale processo riformista prendendo la sua parte di meriti, invece preferisce le barricate. Vedremo alle regionali se è una scelta felice.

Qui sotto riepilogo (con l’Ansa) i cardini del provvedimento.

PRESCRIZIONE PROCESSUALE – Il processo dovrà considerarsi estinto se il giudizio di primo grado non sarà concluso entro tre anni (dall’esercizio dell’azione penale da parte del Pm); entro due per l’appello ed entro un anno e sei mesi per il giudizio in Cassazione. Questo riguarderà i processi relativi a reati con pene inferiori nel massimo a 10 anni. In caso di annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, ogni grado di giudizio che dovrà celebrarsi di nuovo non dovrà durare più di un anno. I termini si allungano in presenza di reati più gravi (4 anni per il primo grado); per i reati di mafia e terrorismo il primo grado dovrà durare cinque anni, tre per l’appello e due per la Cassazione. Il giudice può aumentare tali termini fino ad un terzo se il processo è particolarmente complesso o se ci sono molti imputati. Il Pm deve esercitare l’azione penale entro tre mesi dalla fine delle indagini preliminari. Il corso dei termini è sospeso in caso di autorizzazione a procedere; se c’é impedimento dell’imputato o del difensore; per conseguire la presenza dell’imputato che deve essere estradato. Se si estingue il processo la parte civile trasferisce l’azione in sede civile e la sua azione dovrà avere priorità. L’imputato può anche non avvalersi del cosiddetto processo breve. Le norme saranno applicabili anche ai processi in corso davanti alla Corte dei Conti.

PROCESSI IN CORSO – L’estinzione processuale si applica ai processi in corso solo se sono relativi a reati indultati o indultabili, commessi cioé prima del maggio 2006, e se hanno pene inferiori a 10 anni. Ma sarà più breve di quella per i processi futuri: la ‘tagliola’ scatterà dopo due anni e non dopo tre. In questo modo, accusa l’opposizione, salteranno i processi Mediaset e Mills in cui è imputato il premier. Il tetto dei due anni varrà anche per i processi in corso davanti alla magistratura contabile purché siano ancora in primo grado e questo non si sia concluso in cinque anni.

EQUA RIPARAZIONE – La domanda di equa riparazione per il ritardo ‘subìto’ con il processo dovrà essere presentata dalla parte interessata al presidente della Corte d’Appello del distretto in cui ha sede il magistrato competente. La Corte dovrà pronunciarsi entro quattro mesi.