nichi.jpgHo seguito da vicino in questi giorni due vicende che peseranno sul futuro del Partito democratico: lo scandalo che ha investito il sindaco indagato di Bologna e le primarie del centrosinistra in Puglia. Nel primo caso, una serie di comportamenti che ora Delbono non rifarebbe (assumere l’amante come segretaria, portarla in vacanza dicendo agli uffici che era in missione, consegnarle un bancomat misterioso, piazzarla in un altro ente regionale, eccetera) sta minando quello che rimane del mito del buongoverno di sinistra. Persino “Repubblica” ieri ha titolato un bell’articolo di Edmondo Berselli “Sfuma la moralità emiliana del Pci”. In Puglia invece sta crollando l’altro mito su cui si regge il Pd: la forza organizzativa, la struttura di un partito di militanti convinti. Ieri i militanti sono corsi sì alle primarie, ma per votare Nichi Vendola, non il debole candidato democratico indicato dal partito (D’Alema-Bersani-Letta).

In Puglia la situazione del centrosinistra è paradossale. Il Pd voleva un candidato che a marzo, nelle uniche elezioni che contano, potesse prendere i voti centristi; ma Boccia non è riuscito a raccogliere nemmeno quelli dei suoi stessi elettori. Viceversa la base, il popolo di sinistra, ha scelto un candidato che (con lo spostamento dell’Udc verso il Pdl) a marzo rischia grosso. Non funzionano né la scelta identitaria e “utopica” di Vendola né quella tattica e “razionale” di Boccia. Ora partiranno i processi interni, le accuse incrociate, e la sinistra – purtroppo per lei – continuerà come Tafazzi a martellarsi i santissimi.

Mancando un’opposizione politica, è evidente che subentra quella giudiziaria. Che infatti prende sempre più piede nella stessa sinistra, da Di Pietro all’area di opinione legata al “Fatto quotidiano”. Gli ultimi episodi sono eclatanti. A Verona riesumano un‘inchiesta del 1996 (14 anni fa, altro che processo breve) sulla Lega e le camicie verdi accusate nientemeno che di banda armata come le Br: gente che, fossero stati dei veri delinquenti, in questi anni sarebbero fuggiti o nascosti, invece sono rimasti alla luce del sole (delle Alpi) a mietere democraticamente voti. Il premio per la battuta migliore va a Gianpaolo Gobbo: “Se fosse vero, bisognerebbe indagare i magistrati che per 14 anni ci hanno lasciati liberi di agire”.

A Milano, invece, hanno fatto l’ennesimo spezzatino di una vecchia inchiesta su Berlusconi e Mediaset, accelerando i tempi ma facendo in modo che questa “tranche” non ricada sotto la mannaia della legge sul processo breve. Da quanto si legge, Berlusconi è accusato di aver truffato Mediaset, cioè se stesso, evadendo il fisco per 8 milioni di euro, che sono indubbiamente tanti ma per uno come lui sono l’ingaggio annuale di un giocatore del Milan.

Faccio osservare che insistere sull’offensiva giudiziaria non rende in termini elettorali nemmeno alla sinistra. Il governo Prodi è caduto per le indagini di De Magistris sullo stesso Prodi e Mastella (posizioni poi archiviate). Il centrosinistra ha perduto l’Abruzzo per un’inchiesta sul governatore Del Turco che si sgretola di giorno in giorno. Ieri in Puglia i giustizialisti avrebbero dovuto triturare Vendola, la cui giunta è coinvolta in scandali sulla gestione della sanità (assessori dimessi, funzionari indagati, giunta azzerata): invece Nichi ha vinto. Gli elettori non votano in base al casellario giudiziario, ma appoggiando persone che comunicano un senso di appartenenza a progetti e ideali. Quelli che mancano al Pd, non a Vendola e neppure a Berlusconi. E’ questo vuoto di fascino propositivo, più che la sconfitta di ieri, che potrebbe costare molto caro al partito di Bersani.

Ho già scritto che ritengo il Lodo Alfano una buona soluzione: Berlusconi sarebbe stato processato al termine del mandato. Ora con il processo breve eviterà anche quello. All’amico che chiede lumi sull’immunità parlamentare, ricordo che la sinistra l’ha voluta al Parlamento europeo, che Napolitano (allora presidente dell’eurocommissione competente) istruì le pratiche e votò il provvedimento, e che Antonio Di Pietro e altri eurodeputati di sinistra (tra cui Claudio Fava, campione del partito dei giudici) ne hanno largamente e legittimamente beneficiato.