Un momento di tregua (anche se solo apparente) sui temi della giustizia per buttare un occhio sulle candidature alle regionali. Il panorama non è entusiasmante. Il Pdl ha ribadito l’accordo con la Lega e respinto gli approcci dell’Udc: approvo entrambe le scelte. Gli elettori premiano le scelte di campo chiare e mal digeriscono i pendoli e le altalene di chi sta un po’ qua e un po’ là per fare l’ago della bilancia e comandare con lo zero virgola qualcosa.

Non mi convincono invece tutti i nomi scelti, soprattutto nelle regioni dove si deve rimontare. Nelle regioni rosse avrei preferito che il Pdl mettesse in campo i suoi personaggi migliori, come ha fatto dove il risultato è più sicuro (per esempio con Zaia e Brunetta). Apprezzo, per esempio, che il Pd in Lombardia abbia candidato Penati: perderà con Formigoni, ma almeno avrà combattuto e non sarà una figura sbiadita come tutte le più recenti scelte della sinistra lombarda.

Non comprendo neppure molte scelte del Pd, in particolare le incertezze di un uomo dall’esperienza e dal solido passato comunista di Bersani, uno che è arrivato alla segreteria per rimettere d’ordine in un partito in cerca d’autore. Invece è stato il carnevale delle primarie fatte, negate e rinnegate; delle faide interne (Umbria) e dei bracci di ferro stile prima repubblica (Calabria); dell’impotenza davanti ad autocandidature come quella della Bonino; delle deroghe con l’elastico (sì al terzo mandato per un discusso Errani in Emilia, non alla Lorenzetti in Umbria). Mi aspettavo più polso da un politico nato e cresciuto nel centralismo democratico, che sa come funzionano i partiti: scelte chiare, uomini credibili e presenza sul territorio.

La delusione maggiore è comunque Di Pietro. Davanti al rischio di restare tagliato fuori dai giochi, il campione della schiena dritta ha fatto l’accordo con il Pd rinunciando al suo principale cavallo di battaglia (fuori gli inquisiti dalla politica) per appoggiare un rinviato a giudizio, De Luca in Campania. La tattica ha prevalso sulla coerenza. Non credo che le urne daranno ragione a Di Pietro; penso che avrebbe preso più voti (ma meno poltrone…) continuando senza eccezioni la battaglia della fedina penale. Considero un brutto segnale anche la candidatura del pm Nicastro in Puglia: Nicastro è uno dei magistrati del pool che indaga sulla pubblica amministrazione, su Vendola, Fitto, Tarantini eccetera. Operazione d’immagine analoga a De Magistris, della cui attività politica dopo un anno non si ha traccia se non per i costosi voli privati che utilizza per spostarsi dall’europarlamento.

Si parte dall’11-2 per il centrosinistra. Berlusconi dice che ogni regione strappata al Pd sarà un successo, ed è vero; nei mesi scorsi è già capitato in Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia. Ma anche se finisse 7-6, l’impressione generale sarà di una riscossa del centrosinistra.