Un lettore mi invia il seguente contributo.

Carissimo Filippi,
ho letto questa mattina la lettera di quell’imprenditore che si lamenta per l’invasione delle merci cinesi, è chiaro che possono fare quello che vogliono, perché chiaramente in Italia esistono leggi che trattano del commercio all’ingrosso e al dettaglio, ma queste leggi devono essere fatte rispettare, e qui casca l’asino: da chi? Ma quello che vorrei dire è un’altra cosa, ovunque e da chiunque si sente parlare dell’evasione fiscale, hanno proposto tanti sistemi per ridurla, io non ho tante lauree, ma penso che, se al cittadino fosse permesso detrarre dalla dichiarazione dei redditi le somme spese per tutto ciò che concerne la vita quotidiana l’evasione a mio avviso cesserebbe, perché la cifra che io detraggo, un altro la dovrebbe aggiungere al suo reddito. Mi sembra l’uovo di Colombo, ma non è che questa semplicissima manovra non vada bene proprio a quelli che ci governano?
La ringrazio per l’attenzione e penso che ci risentiremo anche per discutere di altri argomenti che interessano la nostra vita quotidiana.

Pier Luigi Zecchini

Sta per entrare in vigore l’attesa riforma del federalismo fiscale, che attribuirà alle regioni una parziale capacità impositiva assieme a maggiori controlli e soprattutto a minori trasferimenti dallo stato, in quanto la spesa (soprattutto quella sanitaria, che assorbe l’80 per cento dei bilanci delle regioni) verrà rimborsata in base al criterio del costo standard senza più ripianare i deficit “a pie’ di lista”.

Il sistema fiscale ricordato dal lettore sarebbe una rivoluzione per l’Italia: è il sistema americano (dove le carte di credito nacquero proprio per tenere più facilmente conto delle più minute spese). Da noi forse si potrebbe cominciare con la riduzione delle aliquote, che faciliterebbe l’emersione del “nero”. Il ministro Tremonti appena una settimana fa ha promesso una riforma fiscale entro tre anni, senza però sbilanciarsi su altri aspetti.