Buon anno a tutti!

E’ strano che la discussione sull’argomento da me proposto nel precedente post sia finita, come altre, sul rapporto fede-ragione-ateismo-agnosticismo ecc. Io non parlavo di questioni astratte o discussioni teoriche, ma di fatti sperimentabili: allargare gli orizzonti, dare gioia, esercitare un’attrazione. Non parlavo nemmeno di religione o religioni o altre divinità, ma del Dio cristiano, il Dio fatto uomo.

All’origine del cristianesimo non c’è un profeta, una predicazione, una dottrina morale. C’è un uomo, Gesù di Nazaret, nato e vissuto dove e quando tutti sappiamo, l’unico uomo che nell’arco della storia dell’umanità abbia avuto l’ardire di definirsi Dio. Questo è un fatto storico, davanti al quale si può dire: accetto, oppure rifiuto la pretesa di quel pazzo.

La grande differenza tra il cristianesimo e le altre religioni, cioè i tentativi dell’uomo di gettare ponti verso il Dio ignoto, è tutta qui: il cristianesimo non è una religione, ovvero una costruzione umana per entrare in rapporto con l’assoluto, ma una rivelazione, un fatto storicamente rilevabile. Il cristianesimo afferma che il mistero ha deciso di rendersi visibile nella storia. Esso dunque non pone innanzitutto un problema teorico, filosofico o morale, ma storico.
Questa storicità, tra l’altro, è scientificamente verificabile, come dimostrano studi antichi e recentissimi. Sono sempre più marginali le ipotesi secondo cui i Vangeli sono frutto di una cricca di invasati che ha creato una religione a tavolino; essi viceversa raccontano fatti realmente accaduti. Non ci sono due Gesù, uno della storia e uno della fede: Dio si è incarnato in un momento di tempo e in un luogo precisi.

La vera domanda è: chi è per me Gesù di Nazaret? Un signor nessuno di 2000 anni fa? Un falsario? Un manipolatore? Un pazzo che si è detto Dio? Il primo socialista della storia, come ci si compiaceva a definirlo qualche anno fa? E’ uno che allarga gli orizzonti o li restringe? Seguirlo fa vivere meglio o peggio? Ognuno può dare la sua risposta, ma non può sottrarsi all’interrogativo. Per questo apprezzo di più un ateo, che prende una posizione precisa, piuttosto che un agnostico, il quale si sottrae al giudizio sottovalutando ingiustamente le proprie facoltà di conoscenza, affezione e libertà, e proclamando una sostanziale indifferenza alla questione cruciale della vita.

Un fatto storico, verificabile, sperimentabile, irriducibile. E’ per questo, a mio giudizio (ma non solo mio), che il cristianesimo è la religione oggi più perseguitata al mondo, altro che potente lobby. Negli ultimi cinque anni, secondo un recente studio Osce, le persone uccise per odio religioso sono quasi sempre cristiane: tre su quattro. L’attentato di Alessandria d’Egitto è stato preceduto di pochi giorni da attacchi cruenti in Pakistan, Filippine, Iraq, Nigeria. In Occidente questo odio violento assume altre forme, attraverso correnti culturali aperte verso altre religioni (per esempio con gli islamici che offendono i cristiani) e meno tolleranti proprio verso la fede che ha dato l’impronta all’Europa ed è tuttora professata dalla maggior parte dei popoli occidentali. Per dirne una, il diario-agenda 2011 preparato dalla Commissione Europea per gli studenti (stampato in tre milioni di copie e in tutte le lingue dell’Ue) registra numerose festività religiose ma non il Natale.

La pretesa del cristianesimo può essere minimizzata, derisa, combattuta. Il fatto che da 2000 anni continui a suscitare interesse e adesione dimostra non il presunto potere di una lobby, ma la corrispondenza con quel “desiderio” insito nel cuore umano che non si accontenta di risposte parziali. L’esperienza di quegli anni apparentemente lontani è ripetibile oggi: chiunque può interessarsene o rifiutarla. O addirittura perseguitarla, come allora.