La nota del Quirinale diffusa ieri è doppiamente “irrituale”: essa ufficializza i contenuti del colloquio con Berlusconi già noti (nessun giornale ha messo in dubbio che le distanze tra i due fossero intatte) e minaccia elezioni anticipate. E’ questa seconda la parte più anomala. Napolitano fa intendere che potrebbe esserci una crisi senza dimissioni del governo, che gode della fiducia delle Camere. Uno scioglimento d’autorità che non ha precedenti nella storia repubblicana. Una crisi determinata non da una sfiducia o da dimissioni, ma da un atto del capo dello stato cui la Costituzione affida il compito di sciogliere le Camere. Dunque, una crisi “extraparlamentare”.

Invito a leggere due articoli scritti nei giorni scorsi da Alberto Asor Rosa sul Manifesto. Questo il link al primo e questo il secondo (si trovano sulla rassegna stampa della Camera). Riporto i passaggi salienti. “Non c’è modo di fare appello al normale gioco parlamentare perché esso è appannaggio di un paese normale e il nostro non lo è. (…) E neanche si può guardare come a una prospettiva serenamente praticabile a nuove consultazioni elettorali (…): in questo clima sarebbero terribili e sarebbero persino di esito incerto, perché se è vero che a capo corrotto corrisponde nazione infetta, è vero anche che a nazione infetta corrisponde capo corrotto. E allora bisogna pensare a una procedura almeno all’inizio extraparlamentare che metta in opera almeno all’inizio la cesura e al tempo stesso instauri un procedimento di sutura: una sorta di dimissioni fortemente pilotate e subito dopo un governo di emergenza democratica”. Dal secondo articolo: “Non so che cosa fare. Ma so che qualcuno, dotato di poteri istituzionali per farlo, dovrebbe pensarci e farlo“. Questo secondo articolo è di ieri mattina: nel pomeriggio la nota minacciosa del Colle.

Anomalo che si chieda di abbassare i toni con un ultimatum. Anomalo che chi si è sempre opposto al voto anticipato ora lo agiti come una minaccia. Anomalo che si chieda il rispetto della Costituzione mentre si apparecchiano “procedure extraparlamentari” e dunque extra-Costituzione. A quel punto sì (come qui ha già notato Fedenrico) che il conflitto istituzionale divamperebbe con conseguenze imprevedibili.

Sui giornali tiene banco il parallelo tra Berlusconi e Mubarak, il sultano e il faraone contestati dalla piazza. In Egitto la situazione è in mano all’esercito: da noi sarà in mano non al capo dello stato o all’opposizione (che non c’è) ma alla magistratura. Si tratta sempre di un ordine non eletto e quindi non democraticamente legittimato. E poi ci si meraviglia se Berlusconi parla di “golpe morale”.