E’ una coincidenza curiosa: questa mattina gli editoriali di Corriere della Sera (Panebianco), Stampa (il direttore Calabresi) e Giornale (Giuliano Ferrara) si occupano della sinistra. Mentre Silvio Berlusconi viene dato in crescente difficoltà, gli osservatori politici si concentrano sull’alternativa. E’ giusto, il premier è sotto i riflettori ogni giorno e all’opposizione non viene riservata attenzione adeguata.

Nell’ultimo anno il leader del centrodestra ha incontrato ostacoli di ogni tipo: la fronda di Fini, la perdita di una parte della maggioranza, le rivelazioni sugli scandali sessuali e ora si sta per riaprire la stagione dei processi. Banchi di prova che il governo ha superato, più o meno brillantemente; l’azione riformatrice non è ripartita come gli italiani vogliono e chiedono, ma in Parlamento la maggioranza – traballante da quasi un anno – si sta consolidando a colpi di voti di fiducia favorevoli proprio dopo che Fini ha provato a dare l’ultima spallata con la nascita di un partito senza né futuro né libertà interna.

Tutti presi dal gossip, tutti calamitati dalle faccende pubbliche e private di Berlusconi, e tutti così distratti da trascurare le vicende della controparte. Calabresi sulla Stampa ricorda la fase discendente della parabola di Bush, quando Obama costruì la campagna elettorale non contro il presidente ma sul “dopo”: non lo combattè ma lo archiviò. Tattica vincente, anche se alle promesse elettorali sono seguiti pochissimi fatti.

Nel centrodestra lo schema è semplice e lineare: c’è un leader, un’alleanza, un’idea programmatica che si ispira (vagamente, alla prova dei fatti) al liberismo. Nel centrosinistra, questo tempo (che dieci anni fa Berlusconi intelligentemente impiegò per la “traversata del deserto”) non serve né a individuare un leader, né a chiarire quale coalizione lo sosterrà e tantomeno a mettere a punto una bozza riformista. Nel centrosinistra il programma da 17 anni è composto da una voce unica: abbattere Silvio.

Bersani? Bindi? Vendola? Renzi? Saviano? Con Di Pietro? Con Fini-Casini-Rutelli? Con l’appoggio esterno? Pro-Marchionne o pro-Fiom? Riformismo o massimalismo? Tasse o tagli? Gli interrogativi sono molteplici, e al momento a nessuno è data risposta. Sta di fatto che il Pd non avanza nei sondaggi, Fini perde pezzi e Casini ondeggia (il modo più sicuro per non guadagnare voti): l’unico in crescita è Vendola, ma la sua eventuale candidatura a premier – con l’incapacità ad attrarre voti moderati – garantirà la vittoria di Pdl-Lega. “Buttiamola in politica, non in vacca“, dice Renzi al Giornale. Sacrosanto. Ma questa sinistra è in grado di fare politica?

L’inconsistenza dell’avversario forse può bastare a vincere le elezioni, ma non garantisce la capacità di governo. Berlusconi deve usare questi mesi per rilanciare le riforme, non solo quella della giustizia ma soprattutto il rilancio dell’economia e la riduzione delle burocrazie. L’Italia è tenuta in piedi a denti stretti dalla gente che lavora, investe, risparmia, fa figli, guarda al futuro con fiducia, mentre poco fuori dei nostri confini il mondo brucia e un po’ più in là (Cina, India, Brasile) corre. Chi si ferma è perduto.