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Dopo tre giorni di guerra, il nostro governo ha chiesto una correzione di rotta nella missione militare in Libia: cambio di guida, intervento Nato, rispetto rigoroso dei limiti imposti dall’Onu, assistenza ai civili. Berlusconi (qui la mia cronaca del discorso di ieri sera) assicura che i nostri aerei militari non bombarderanno mentre il ministro Frattini ipotizza un comando separato italiano per le basi.

Le ipocrisie degli alleati stanno venendo a galla una dopo l’altra mentre è sempre più chiaro che l’Italia ha soltanto da perdere in un conflitto del genere: Lampedusa scoppia, i nostri interessi economici sono in grave rischio, non è affatto chiaro lo scenario di un eventuale dopo-Gheddafi; e se uno degli obiettivi era non lasciare a Francia e Regno Unito la leadership delle operazioni, questo obiettivo sta fallendo perché il pallino resta sempre più saldamente in mano a Sarkozy. E fornire appoggio logistico ad alleati che bombardano equivale a sparare, anche se dai caccia italiani non parte un colpo.

A questi elementi, per il nostro governo, si aggiungono i problemi interni. Gli italiani non capiscono questa guerra, né a destra né a sinistra: non si capisce perché attaccare un leader che abbiamo trionfalmente accolto poche settimane fa, con cui siamo in affari e che teneva sotto controllo la vergognosa tratta dei migranti verso le nostre coste. Nessuno degli alleati bombardieri intende farsi carico delle emergenze umanitarie: assistenza dei civili in Libia e dei disperati in fuga a Lampedusa. La missione non è di guerra ma neppure di pace; la Nato non vi partecipa; la Germania sta alla larga e ora cominciano anche le defezioni (Norvegia). Anche per la diplomazia, questo è un vero pasticcio.

La Lega aveva fiutato per tempo che aria tirava in Italia, e le sensazioni di Bossi sono state confermate dai sondaggi. Per l’Italia era impossibile restare fuori dall’operazione perché l’assetto della Libia riguarda nostri interessi nazionali. Ma ora i contorni dell’Odissea franco-inglese sono sempre più netti: è una guerra di interesse, un intervento di stampo coloniale (neo- o post-coloniale? lo lascio alla discussione). Direi l’ennesima guerra coloniale, perché uno sguardo sugli ultimi vent’anni porta a delineare questo scenario.

Questo nuovo colonialismo si ammanta di buone intenzioni come “interventi umanitari”, “cancellazione della dittatura”, “cammino verso la democrazia”, “lotta al terrorismo”; spiana le armi per eliminare un raìs o un’organizzazione terroristica ma le vere vittime dei bombardamenti sono le popolazioni inermi; soprattutto non ottiene nessuno degli obiettivi di partenza: che cosa hanno risolto le due guerre del Golfo? c’è forse meno tensione internazionale dopo i conflitti in Afghanistan? regna la pace in Medio Oriente, o nei Balcani? E perché, se il nobile e umanitario scopo dell’uso delle armi è l’instaurazione della democrazia, non si organizzano bombardamenti anche su Pechino, Caracas, L’Avana, su Corea del Nord e Birmania? E non mi pare che nemmeno nei Paesi arabi emiri e sceicchi vengano democraticamente eletti dal popolo.

L’ipocrisia dell’Occidente è un pericolo. L’Europa unita dall’euro ma disunita su tutto il resto sta dimostrando una debolezza spaventosa sugli scacchieri internazionali, e Obama è un Signor Tentenna. Un’opzione estrema come un intervento militare deve tenere conto di tutti i fattori in gioco, non soltanto degli interessi prevalenti: quali saranno le conseguenze? quali tragedie dovranno sopportare i civili incolpevoli? quale sarà l’alternativa al regime da abbattere? e sarà migliore? siamo certi, dopo questi vent’anni di conflitti e successive guerriglie senza fine, che la democrazia si possa imporre con le armi? qual è il vero bene per tutti? Sono interrogativi che lascio alla discussione.

Un’ultima osservazione. L’operazione colonialista non riguarda soltanto il petrolio libico ma il nostro stesso Paese. La Francia negli ultimi anni ha condotto una serie di operazioni finanziarie per acquisire la proprietà o il controllo di banche e grandi realtà produttive italiane: l’ultima è stata l’acquisizione di Bulgari mentre Lactalis starebbe per mettere le mani su Parmalat. Indebolire in ogni modo il nostro governo è funzionale anche a queste strategie.