Giorgio Napolitano ha fatto le pulci al neo-ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, “responsabile”. Una nota dell’ufficio stampa del Quirinale, pubblicata dopo la firma del decreto e il giuramento, rileva che “il Presidente della Repubblica, dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell’on. Romano a ministro dell’agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni”. E che cos’ha scoperto l’inquilino del Colle, o i suoi uffici che secondo Berlusconi sono “sempre attenti e puntigliosi”? Questo: che “il giudice per le indagini preliminari non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo” e che “sono previste sue decisioni nelle prossime settimane”. Pertanto “il Capo dello Stato ha espresso riserve sulla ipotesi di nomina dal punto di vista dell’opportunità politico-istituzionale”. In ogni caso, “il Presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego”. Tuttavia “ha in pari tempo auspicato che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l’effettiva posizione del ministro”.

Il capo dello stato rafforza così l’immagine di vero “alter ego” di Palazzo Chigi, ruolo che dovrebbe competere alle opposizioni parlamentari, fuori combattimento per manifesta incapacità. Ormai è chiaro che le celebrazioni per i 150 anni sono servite soprattutto a dare lustro al Colle.

Nello specifico, i rilievi su Romano sono inconsueti. Napolitano non dice che il fascicolo su Romano è aperto dal 2005 (viva il processo breve), e che l’archiviazione è stata chiesta il 9 novembre scorso non da un procuratorucolo di provincia ma dal capo dell’antimafia di Palermo. Aggiungiamo che secondo la Costituzione si è innocenti fino al terzo grado di giudizio: l’indagine su Romano si trova ancora nella fase preliminare. E il termine “imputazioni” è discutibile, in quanto si diventa imputati solo con il rinvio a giudizio.

Verrebbe da chiedersi come mai tanto scrupolo non venga applicato a ogni membro delle istituzioni iscritto al registro degli indagati. Che accadde per esempio con il recente fascicolo sul presidente della Camera e la casa del cognato? Si è alzato qualche augusto sopracciglio? Urge informare i solerti uffici del Quirinale.