Pare dunque che il sogno di Giuliano Ferrara (il Cavaliere che non scende più in campo ma torna in tribuna) non fosse appena una provocazione. Berlusconi sta preparando il terreno per la successione. Si è dato due anni per verificare se l’ipotesi di passare il testimone ad Angelino Alfano è percorribile. I messaggi lanciati dalla chiacchierata informale con i giornalisti della stampa estera vanno in varie direzioni: i maggiorenti del Pdl ora sanno su chi punta davvero il premier (non Tremonti, non gli ex Dc, Psi, An, non i sessantenni) ma su un politico di 41 anni; gli elettori si devono preparare al “dopo”; la sinistra e Napolitano apprendono che le ambizioni berlusconiane di issarsi al Quirinale sono sfumate; il metodo della selezione sarà l’investitura presidenziale e non una consultazione tra gli iscritti.

Ne ho già parlato nel post precedente e non mancherà l’occasione per tornare sull’argomento. Vorrei invece soffermarmi sulla duplice lezione che arriva dal voto di mercoledì sulla “prescrizione breve”, facendo un po’ di chiarezza.

Primo. La nuova legge non tocca i processi Mills e Ruby: il primo si sarebbe prescritto anche con le vecchie norme, il secondo si basa su accuse che lo escludono dalla prescrizione breve (e comunque la pubblica accusa ha convocato 200 testimoni, il che comporta almeno 100 udienze: dunque solo per questa fase ci vorrà qualche annetto, e per fortuna si tratta di rito “immediato”). Più complessa la situazione del processo Mediatrade.

In generale, la nuova legge interverrà su pochissimi procedimenti. Che cosa succede con le vecchie norme? Che quando si verificavano determinati atti giudiziari la prescrizione si interrompeva e ricominciava. Che cosa succederà con il nuovo rito? Che le interruzioni potranno determinare al massimo un incremento di un sesto della prescrizione stabilita dal Codice. E’ allora una legge inutile, come detto in Parlamento dall’opposizione? No, perché essa comincia a intervenire sui tempi dei processi, che in Italia sono inaccettabili. E’ un primo segnale. Per taluni reati, il nostro ordinamento prevede tempi di prescrizione più lunghi della pena massima irrogabile: significa che l’accusato può restare sotto l’azione della magistratura, in attesa di giudizio e magari in carcere, per un periodo più lungo della condanna massima che può subire. E’ inaccettabile in un Paese civile, e infatti negli Stati Uniti non succede. Credo chel’opposizione dovrebbe concordare su questo dato e contribuire a superare questo scontro.

Secondo. Il voto segreto di Montecitorio, che alla vigilia era considerato un’incognita per la maggioranza visto il clima interno di fibrillazione che avrebbe potuto favorire qualche franco tiratore, è stato superato dal governo che anzi ha ricevuto sei voti più del previsto. Voti che sarebbero arrivati soprattutto da esponenti del Fli. Significa che la maggioranza si consolida e il tentativo finiano si avvia al declino definitivo. Ora vedremo alle elezioni locali come si comporterà il partito di Fini: starà con il Pdl, con Casini o con la sinistra? In ogni caso sarà incapace di prendere una posizione autonoma ma in certe situazioni toglierà voti importanti ai candidati del centrodestra. Demolire senza costruire: ormai è questo l’obiettivo del Fli.