I prossimi 15 giorni di campagna elettorale per le amministrative ci prepareranno all’ennesimo referendum pro o contro Berlusconi. Per fortuna un altro test analogo è stato evitato, quello sul nucleare, in modo che il governo possa decidere sul futuro della politica energetica con maggiori dati sulla sicurezza delle nuove centrali e l’opinione pubblica sarà meno influenzata da catastrofi irripetibili dalle nostre parti.

Il primo a metterla sul piano del test nazionale è proprio Berlusconi, che ha attribuito questa valenza al voto di Milano. Una mossa che può essere compresa nel clima sempre più infuocato che circonda il governo, con i tentativi di parte della magistratura di rovesciare l’esecutivo per una strada estranea al Parlamento (l’unica sede costituzionalmente incaricata di dare o togliere fiducia) e un’opposizione che non si decide ad abbandonare il giustizialismo e a dire parole chiare sul bene comune e il futuro del Paese che non siano: a casa il dittatore.

Ma il centrodestra non può sottrarsi a una campagna elettorale sui contenuti, evitando di ridurre le decisioni sul domani delle nostre città a una scelta di campo ideologica. Sul Giornale di qualche giorno fa, per esempio, ho denunciato il rischio che il caso Lassini monopolizzasse il confronto. Ora arrivano i dissidi sulla missione in Libia a confondere gli elettori.

Chi parla di mobilità, ambiente, inquinamento, servizi pubblici, rifiuti, Expo, turismo? Da Milano a Torino a Napoli, sono milioni gli italiani chiamati a votare su questi temi, relegati però sui trafiletti dei giornali locali. Aggiungo che vorrei si parlasse anche, alla vigilia del federalismo municipale, di più sussidiarietà e meno statalismo anche locale: mentre si rifanno i conti e si tagliano i trasferimenti, vanno salvaguardati i servizi pubblici gestiti da privati (dagli ospedali alle scuole alle migliaia di iniziative nate dalla libera iniziativa delle persone, realtà in molti casi più efficienti di quelle promosse dall’ente pubblico) arrivando a una vera «alleanza» tra pubblico e privato, mentre devono essere colpite le sacche di rendita di politici grandi e piccoli. Altro tema è quello delle privatizzazioni dei servizi pubblici locali, spesso gestite con logiche dirigistiche e con danno per le tasche dei cittadini.

Ai referendum – spesso fuorvianti – ci si esprime seccamente, con «sì» o «no»; qui il dibattito è aperto.