Faccio mia una lettera inviatami da un lettore. Essa solleva una questione che interessa migliaia di docenti precari delle nostre scuole, i quali spesso non sono neolaureati o bamboccioni, ma padri e madri di famiglia con anni di insegnamento alle spalle, esperienza, corsi di aggiornamento, e si vedono retrocessi nelle graduatorie non in virtù di una valutazione di merito ma grazie all’azione della tenaglia sindacato-giudici amministrativi e alla complicità di certe istituzioni scolastiche. Ecco il testo della missiva.

“Dopo decenni in cui gli insegnanti che si trasferivano, il primo anno venivano inseriti in fondo alle graduatorie di arrivo, il Tar ha deciso che con il trasferimento si sarebbero dovuti inserire “a pettine”. Con buona pace di chi si è trasferito da anni, è lì lì per entrare di ruolo e ora si vede scippare il posto da qualcuno che poi entro pochi anni chiederà nuovamente il trasferimento. Questa ormai è una cosa su cui non si può fare più nulla, grazie ai sindacati che sembra difendano sempre chi ha torto a discapito di chi meriterebbe di essere protetto.
Ma si pone un altro problema. E’ noto che al Sud le graduatorie degli insegnanti sono infinite. Essendoci questa carenza di posti, moltissimi insegnanti chiedono il trasferimento al Nord (grazie anche alla delibera del Tar di cui sopra), e si trovano ad avere, con meno anni di servizio, punteggi più alti non solo di chi lavora da anni al Nord, ma anche di chi magari si è trasferito già da tempo lasciando tutto, perdendo un anno per essere stato inserito (secondo le vecchie regole) in fondo alla graduatoria, e lavorando poi successivamente.
Gli interrogativi che nascono sono:
– se hai quel punteggio, dovresti avere lavorato sempre, ma allora che motivo hai di trasferirti?
– come è possibile che tutte queste persone, in luoghi che notoriamente non hanno posti, abbiano punteggi così alti?
Secondo alcune voci, pare che, in accordo con certi dirigenti, gli insegnanti accettino di risultare in qualche modo in forza a certe scuole, con il solo compenso di vedersi poi riconosciuti i punti come avessero lavorato, anche se non hanno fatto un giorno solo di servizio e non hanno preso una lira di compenso. Poi, grazie anche alla sentenza del Tar, una volta ottenuto il punteggio adeguato, possono salire al Nord, prendersi il posto di ruolo, e ritrasferirsi al Sud. Magari nei due anni da far trascorrere prima di chiedere il secondo trasferimento possono prendere un anno di maternità e un anno sabbatico, con il risultato che queste persone senza il minimo sacrificio otterrebbero un posto di ruolo, alla faccia di chi i sacrifici li fa da tanti anni.
Mi sembra il solito meccanismo da “furbi” che premia i disonesti e penalizza gli onesti. Sarebbe bello se venisse portato alla luce e possibilmente venisse posto rimedio alla situazione dei punti “fasulli”. Grazie”.

E’ una denuncia grave. Chi altri è a conoscenza di questo perverso meccanismo, o di persone che lo hanno sfruttato, o di qualcuno che lo abbia denunciato come il lettore del Giornale?