Al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria Giulio Tremonti ha pronunciato un discorso prudente e allo stesso tempo coraggioso. Sul Giornale (questo il link) potrete leggere l’’articolo con i punti principali, cioè le ipotesi di riforma fiscale; qui vorrei riprendere e approfondire altri elementi sulla crisi, l’’operato del governo, le riforme.
Le tre crisi. Negli ultimi anni, secondo Tremonti, l’’Occidente ha subìto tre crisi: economica, geopolitica, energetica.
Economia. Il G7 non ha capito la crisi e non l’’ha gestita, ma il G20 appare già inadeguato. «Tutte le cause della crisi sono ancora in essere: la speculazione sui derivati non è stata fermata e le regole non sono state modificate per favorire il vecchio sistema». Il governo Berlusconi «ha fatto tutto quello che poteva e doveva fare; soprattutto ha detto quello che c’’era da dire: nel gennaio 2008 scrissi al Fondo monetario chiedendo di intervenire contro la speculazione, mi risposero che era soltanto mercato».
Geopolitica. «Dall’’Atlantico al Medio Oriente si moltiplicano le proteste contro regimi autocratici innescate dalla circolazione delle idee via internet e dalla massa di liquidità circolante grazie alla speculazione. L’’instabilità si sta diffondendo anche in Europa: riemerge l’’estrema destra, a Est vedo persone recarsi in Parlamento indossando la divisa bruna, non credo che quella greca sia soltanto una crisi finanziaria. L’’instabilità può mettere in crisi il sistema democratico».
Energia. «Fukushima è stata una catastrofe nel senso etimologico, cioè un rovesciamento. È entrata nelle teste e nella cultura, provocherà un fenomeno strutturale di lunga durata».
La situazione in Italia. «In 10 anni la nostra struttura economica ha avuto e subìto due shock: l’euro e la globalizzazione. L’’euro ha portato grandi vantaggi ma stravolgendo un sistema basato su una forte domanda alimentata da alti tassi di interesse e da svalutazioni competitive. La globalizzazione ha investito una struttura produttiva basata sulla piccola dimensione, diventata improvvisamente inadeguata perché oggi si compete tra giganti produttivi e grandi blocchi continentali. C’’è voluto qualche anno per reagire a queste modificazioni profonde, e mentre eravamo in ripresa è arrivata la crisi».
Come è stata affrontata la crisi. «Ringrazio quando ci riconoscono il merito di aver tenuto i conti in ordine, ma è riduttivo. Era il minimo. Noi abbiamo fatto molto di più: nonostante il terzo debito pubblico al mondo, abbiamo tenuto il bilancio dello stato, cioè garantito la coesione sociale, tutelato il risparmio delle famiglie e difeso il capitale umano delle imprese. I tagli lineari sono stati una scelta del governo, una necessità per concentrare i fondi sulle priorità individuate: gli ammortizzatori sociali, il livello di assistenza medico-sanitaria, le pensioni, una riforma strutturale epocale che renderà grandi benefici nel tempo, cioè il federalismo fiscale. È stata la politica giusta in fase di crisi, ma la crisi non è finita. Occorrono precauzione e prudenza. E non c’’è un attore che risolve tutto con un solo “atto assoluto” dannunziano, ma una pluralità di azioni e di persone che devono lavorare assieme».
Il decreto sviluppo. «Non è male. Esso riconosce il credito fiscale per la ricerca, consolida l’’idea delle reti e dei distretti produttivi, agevola la realizzazione di opere pubbliche e introduce una serie di semplificazioni, dalla privacy al Sistri. Non è l’’ultimo dei decreti che faciliteranno la produttività».
«L’’età non conta». Tremonti ha elencato l’e età in cui alcuni protagonisti degli ultimi decenni hanno assunto le maggiori responsabilità politiche: Mussolini prese il potere a 39 anni, Hitler a 44, De Gaulle a 70, Churchill entrò in guerra a 66, Roosevelt a 59 e Adenauer fu eletto cancelliere a 83» (in realtà ne aveva 73, ma la sostanza non cambia: curioso che il ministro dei conti abbia sbagliato a fare i calcoli). «Non conta a che età si hanno le idee. Si comincia a invecchiare quando si smette di progettare, di credere, di sognare», ha aggiunto. Un riferimento indiretto e sottile al premier e Alfano?