Il Giornale pubblica oggi (questo il link) la prima puntata di una mia inchiesta sull’emergenza migranti dal Nordafrica. Sul sito si possono leggere vari commenti, altri ne ho ricevuti via mail. Ne pubblico due, così i lettori del blog possono farsi un’idea delle reazioni suscitate.

Gentilissimo Stefano Filippi,ho letto il suo articolo in merito all’emergenza profughi che ha interessato il nostro paese in conseguenza dei numerosi sbarchi di persone provenienti dal conflitto Libico. La pochezza delle informazioni da lei raccolte nello scrivere l’articolo rende almeno curiosa la parola “INCHIESTA” che campeggia in occhiello. Se lo sforzo dello stato nella gestione è stato “enorme” come Lei descrive, come al solito è stato partorito un minuscolo topolino. La gestione “emergenziale” dell’accoglienza con l’incarico dato alla Protezione Civile (decretazione d’urgenza – vd. Acquila) che mai si era occupata nella sua storia di profughi e di garantire protezione umanitaria a qualcuno è stato infatti frutto di una ben precisa volontà politica determinata dal fatto che tutte le persone ad eccezione dei cittadini Tunisini sono stati fatti rientrare all’interno dei meccanismi di protezione umanitari pur avendo titolo alla Protezione Temporanea D.P.C.M. del 5 aprile 2011 ex art. 20 T.U. Immigrazione come le persone arrivate da Gennaio ad Aprile. Avendo fermato il rilascio di permessi offrendo come alternativa un tortuoso, lungo e accidentato percorso di richiesta asilo (le commissioni asilo ascolteranno alcune persone ad Aprile del prossimo anno, questo quanto ci costerà?) si è preferito impiegare risorse (i 46 € di cui lei parla) mobilitare forze volontarie e non (perchè non una bella inchiesta su albergatori e associazioni del privato “poco” sociale che si sono rifatti i bilanci con questa “emergenza”?) con l’unico realistico risultato per queste persone di avere un diniego di fronte alla commissione e di una futura permanenza sul nostro territorio senza documenti di soggiorno (e la sicurezza?). Una curisità i maschi adulti di nazionalità tunisina dove sarebbero? perchè nel piano “emergenza profughi” gestito dalla Protezione Civile non ve ne è traccia in quanto la amggior parte dei tunisini è stata rimpatriata illegalmente. Nella attesa di un suo eventuale riscontro e nella speranza che possa un giorno imparare a fare il suo mestiere, porgo i miei migliori saluti. Alberto Valli.

Caro Filippi, complimenti per l’inchiesta che sta facendo sui “migranti”, contro l’urlato silenzio buonista di clero, salotti buoni, buona stampa e politici del progresso. Io, a 15 anni, andavo- regolare ancora prima di metterci piede- in Svizzera tedesca a lavorare e oggi, a 60 anni, sono fuori mercato (disoccupato) da un anno e mezzo, onde far lucrare i piccoli e medi artigiani coi quali lavoravo, che hanno trovato più giusto, corretto e onesto tenersi africani, est-europei, latinos che non il lombardo-veneto sottoscritto, pagando in nero o sottocosto questa marea umana. Fra le mille cose fatte onde trovar un qualsiasi lavoro per portare a casa la pagnotta, sono capitato in Comune. Il risultato? Una commissione si chiuderà in conclave per decidere se farmi la carità della bellezza di euro 25 (venticinque) a settimana: esattamente un’andata/ritorno settimanale con la pisapiana MM.
E poi dicono che uno dà di matto, diventa razzista e ste cose qua…
Le chiedo scusa per il menone e avanti tutta con le vostre strepitose inchieste, nella speranza che prima o poi qualcuno si svegli, anche se ormai i danni fatti sono assai difficili se non impossibili da rimediare, come invece stanno cercando di fare nel resto d’ Europa. Multiculturalismo del menga…
Un caro saluto. Roberto Zanconi
Come si vede, e come si sapeva, la questione è molto complessa. L’emergenza aperta dalle rivolte in Nordafrica ha scosso il Paese, che dopo lo shock iniziale ha reagito con una serie di interventi che non possono essere definiti intolleranti, razzisti o anti-umanitari. Lo sforzo finanziario è rilevantissimo, tanto più nel momento in cui al Paese venivano chiesti altri sacrifici per altre emergenze. Dalle nazioni vicine e dai partner europei non sono arrivate che briciole; dall’opposizione parlamentare e certi settori della società soltanto critiche spesso ingiustificate.
Queste masse di migranti in fuga da condizioni di vita disumane non hanno più trovato un aiuto e un filtro nei Paesi mediterranei con cui il governo italiano aveva negoziato accordi – anche economici – di cooperazione. Spariti i controlli ai porti africani perché i militari erano impegnati altrove, i mercanti di disperati hanno ripreso il controllo del mare. Mentre Malta e Grecia lasciano affondare i barconi (e sappiamo che la democratica Spagna di Zapatero usava mitragliarli), l’Italia ha accolto temporaneamente queste persone mettendo a disposizione un minimo per la sussistenza e prendendosi il tempo necessario per vagliare ogni singola posizione. Un’operazione meritoria quanto costosa. E l’inchiesta del Giornale non è finita.