Tre spunti di dibattito nell’ultimo post di questo tribolato 2011: Berlusconi, il debito, le imprese in crisi.

1. Lettori e lettrici mi hanno scritto chiedendo lumi sulle mosse di Berlusconi. Il politico che ha incarnato e difeso il bipolarismo ora tiene il piede in due scarpe: appoggio al governo Monti e contemporanea presa di distanza dalle misure più pesanti. Berlusconi tentenna: da un lato non può negare supporto a un governo che intende realizzare gli impegni presi dal Cav negli ultimi mesi; dall’altro non può salutare con favore una manovra salvaItalia tuttetasse. Nello stesso tempo egli è alle prese con un partito da (ri)costruire e con una sinistra in difficoltà forse maggiori, visto che le prossime mosse di Monti (dall’articolo 18 in giù) colpiranno proprio dalle parti del Pd. La tattica attendista di Berlusconi avrà certo una sua logica politica, ma la gente vorrebbe meno mediazioni e posizioni più nette. Magari senza i toni sguaiati della Lega (e non solo).

2. Giulio Tremonti ha scritto un lungo articolo sul Corriere della Sera ricostruendo la storia del debito pubblico italiano, le cui abnormi dimensioni hanno iniziato a crescere a metà Anni 70, gli anni del compromesso storico, delle durissime lotte sindacali, del terrorismo, delle stragi. La crescita a debito fu il prezzo pagato per mantenere la coesione sociale, tendenza che però non fu corretta quando la situazione cambiò. E’ una tesi che condivido. Aggiungo tuttavia un particolare che ritengo fondamentale: nel 1970 nacquero le regioni e la spesa locale cominciò a esplodere senza controllo trasformandosi sovente in spreco. Anche questo localismo fu finanziato a debito. Per questo considero il federalismo fiscale la vera riforma epocale di questi anni, perché finalmente avrebbe eliminato il principio che la spesa della periferia pubblica va sempre rimborsata, qualunque essa sia. Il f.f. è sparito dall’agenda di Monti, né il premier ha ancora spiegato come intende intervenire per tagliare questi sprechi, se si eccettua una risibile circolare interna del ministero dell’Economia che invita le amministrazioni locali a contenere i gettoni di presenza e le missioni all’estero.

3. E’ sempre più preoccupante la situazione di migliaia di imprese intrappolate in un meccanismo letale: i clienti non pagano, la pubblica amministrazione non paga, le banche non anticipano. All’opportuna domanda rivoltagli nella conferenza stampa di fine anno, Monti ha risposto di non ritenere una priorità il vergognoso ritardo con cui il settore pubblico paga i fornitori privati. “Siamo consapevoli che le imprese sono strette tra un crunch del credito e un debitore poco sensibile al loro status di creditrici”, ha detto con il suo freddo linguaggio bocconiano. Perché non interviene, visto che l’Italia dovrebbe pure applicare una direttiva europea – ah, anche dall’Europa ci sono ordini “più uguali degli altri” … – che impone alla p.a. di saldare i debiti entro 30 giorni (oggi siamo a 300)? Ecco la risposta di Monti: accelerare i pagamenti “sarebbe stato contraddittorio” rispetto al segnale di contenimento delle spese che l’Italia voleva dare ai partner. Ecco l’equità del governo, ed ecco a chi guarda Monti: non ai concittadini in difficoltà ma ai partner europei. Se il Cav tentenna, Monti tira dritto.

Comunque, buon 2012 a tutti.