Domandina secca, prendendo spunto da una “malevola considerazione” espressa in un commento di Leno Lazzari: i partiti sono diventati inutili?
Sul blog si è spesso discusso del rapporto tra tecnici e politici, in base al numero di clic non è tra i temi più popolari ma insisto a parlarne perché per me è uno snodo fondamentale, un problema che è sbagliato non porsi. I partiti sono talmente delegittimati che non se ne sente più il bisogno, anzi sono percepiti come un intralcio per la democrazia e una spesa inutile. Lasciate fare ai tecnici e ai giornaloni che spiegano tutto per benino, mandiamo a casa questo esercito di zavorre: questo è il refrain. I sondaggi confermano.
Ok. E dopo? Esiste una democrazia senza partiti? Michele Ainis sull’Espresso di questa settimana lancia esplicitamente questa ipotesi che ci riporta ai tempi di Pericle: sempre in Grecia si va a finire. Anni di campagna anti-casta hanno avuto il merito di rivelare molti scandali, e il demerito di paralizzare del tutto la classe politica, incapace di auto-riformarsi. Ancora prima, vent’anni fa, avevano provato i giudici di Mani pulite a cambiare i partiti: il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Ed eccoci al dunque: la politica, i partiti, ridotti a maggiordomi della finanza. Possiamo rinunciare ai partiti? Se sì, come può esprimersi quella sovranità del popolo che da 2500 anni si chiama democrazia? Se no, da dove ripartire? Attendo i vostri pareri.

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