La battuta di Mario Monti sul «tirare a campare» aveva come riferimento Andreotti ma come vero obiettivo il Pd e la Cgil. Soprattutto il Pd, che in Parlamento sostiene il governo, irresoluto se cedere alle pressioni del sindacato rosso sulla riforma del lavoro o imboccare con decisione la via del riformismo. E Bersani è stato il primo a reagire alla provocazione del premier. Provocazione dai toni un tantino spocchiosi, non nuovi in Monti.
Il premier bocconiano guida un governo tecnico, ma in realtà egli si sente a capo di quelli che gli antichi chiamavano «ottimati». Non semplicemente tecnici, persone preparate ed esperte, ma «i migliori». Monti si degna di prestare la sua competenza al Paese, la fa cadere dall’alto, con una punta di disprezzo per chi l’ha preceduto e lo circonda, e non perde occasione di far sapere che ha il trolley pronto per tornarsene da dov’è venuto, perché il popolo e la politica italiani non lo meritano. Anche se l’esperienza di questi mesi insegna che non necessariamente un bravo ambasciatore è un buon ministro degli Esteri, e lo stesso vale per un prefetto all’Interno, un professore all’Istruzione, un generale alla Difesa o un primario alla Sanità.
La questione andrebbe trattata tenendo conto di tutti i fattori in gioco. Sul blog l’abbiamo detto tante volte: nel gestire l’emergenza spread il tecnogoverno ha potuto avere mani libere, ma per fare riforme che nessun esecutivo finora è stato in grado di fare non basta l’appoggio del Quirinale, di Bruxelles e di Berlino. Occorre quello delle bistrattate Camere romane. La politica reclama i suoi diritti e ha ragione, perché tra poco più di un mese sono i politici – non gli aristo-tecnici – a mettere la faccia in campagna elettorale. Saranno loro a pagare il conto, o a incassare i frutti, delle loro scelte. E spetta alla politica spiegare alla gente i motivi di queste scelte, accollarsi responsabilità, fare in modo che queste riforme siano eque, cioè commisurate alla situazione problematica ma anche a ciò che i cittadini possono sopportare.
Il dibattito sollecitato dal precedente post è stato quanto mai ricco e vivace, e per me molto utile: ringrazio davvero tutti. Comprendo l’amarezza di quanti si sentono delusi dalla politica, e segnatamente dal centrodestra che avrebbe abbandonato il liberalismo per abbracciare il partito delle banche e delle tasse. Molti vorrebbero dare una lezione ai politici ladri e profittatori. Il richiamo dell’anti-politica è forte e la protesta ha molte ragioni. Attenzione, però: seppellita la politica, che cosa resta? Se perdiamo questo treno per modificare almeno un po’ la mummia burocratica italiana, se lasciamo che l’aristo-governo possa evitare il confronto con i parlamentari (buoni o cattivi, ma sono sempre i nostri rappresentanti), tutto rimarrà come prima, peggio di prima. Avranno vinto i Gattopardi vecchi e nuovi che da noi hanno un habitat privilegiato. Sono loro a volere davvero tirare a campare.

Tag: , , , , , ,