Lo spettacolo dei cinque contendenti alle primarie del Pd su Sky è stato imbarazzante, soprattutto se visto dal Teatro della Luna dove è andato in onda. Per l’evento politico dell’autunno, allestito nello studio di «X Factor», Sky ha fatto le cose in grande, ma gli ospiti non sono stati all’altezza. Presentati come concorrenti di un «talent show» e ingessati nelle regole televisive che hanno beffeggiato per anni quando a dettarle era il Caimano. Privi di ogni originalità, guizzo, idealità. Credo che nemmeno Nanni Moretti, con il suo famoso invito a dire «qualcosa di sinistra», potesse immaginare quanto sarebbe stato – tragicamente – profetico.
Non capisco a che cosa servono primarie con cinque candidati più ballottaggio. Qualcuno crede davvero che Bruno Tabacci o Laura Puppato abbiano speranza di superare il primo turno di primarie? E che cosa aggiungono al dibattito interno al Pd se non confusione? Inoltre, il ballottaggio personalizza il confronto portando in primo piano il candidato piuttosto che il partito, il programma e le idee di fondo che (come si è visto ieri sera) non sono comuni e condivise. Un conto sono le primarie negli Usa, dove i partiti rappresentano contenitori elettorali che si modellano mese dopo mese attorno alle persone e poi sostanzialmente spariscono; ma esse non hanno senso in Italia, dove durano poche settimane, vengono organizzate attorno a regole farraginose e alla fine non creano un consenso reale e coeso attorno all’eletto, ma servono unicamente a scegliere personaggi privi di carisma (se lo avessero, non avrebbero bisogno delle primarie per farlo valere). Vale per tutti i partiti, beninteso, anche per il Pdl. Ma per il Pd questo ulteriore cedimento alla personalizzazione del confronto – e quindi, di nuovo – al «berlusconismo», colpisce in modo particolare.
Di «sinistra» o progressista c’è sicuramente l’insistenza sulla patrimoniale e la mancanza di ogni accenno al «dimagrimento» dello stato. Di sinistra è «la donna uccisa dal suo maschio proprietario» di Nichi Vendola. I giovani supporter non sanno nemmeno che «Oscar Giannetto» si chiama Giannino. Pierluigi Bersani cerca di rassicurare la base dei tesserati mentre Matteo Renzi ha così paura di sembrare centrista da escludere ogni accordo con Casini. Il caos ideale è invece sintetizzato – a mio giudizio – da un altro aspetto: l’enfasi sul matrimonio gay mentre si collocano nel Pantheon del partito un Papa e un cardinaledi Santa Romana Chiesa. Facebook e Twitter traboccano di prese in giro. Alla fine i «fantastici cinque» non sono eroi Marvel ma personaggi drammatici in cerca di autore. Ci vorrebbe il sesto, ma non c’è.

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