Parlavo giorni fa con un albergatore, provato anch’egli – come tutti – dalla crisi, che raccontava come era rimasto a galla grazie ai turisti stranieri, in particolare russi e orientali. Con mia grande sorpresa, tuttavia, diceva che i clienti più facili da accontentare sono i tedeschi perché con loro l’importante è mantenere ciò che prometti. La prima cosa che taluni fanno è prendere le misure della stanza per verificare se corrispondono alla prenotazione: a quel punto il gioco è fatto, li hai conquistati.

Il rispetto delle promesse come regola suprema dei rapporti sociali, inflessibilmente. Trasportiamo questa osservazione di un operatore economico su scala più estesa e avremo la fotografia dell’Europa di oggi. Per la Germania l’Italia ha mancato alle garanzie, dunque deve pagare. In astratto è una legge giusta, ma il problema vero è la sua applicazione concreta. C’è anche da chiedersi se, alla prova dei fatti, un’Italia che si svegliasse un bel mattino improvvisamente e definitivamente “virtuosa” avrebbe risolto tutti i suoi problemi.

L’Italia affonda. Un tessuto sociale sta morendo. La nostra economia di piccole e medie imprese è in agonia, come il sostegno pubblico all’occupazione: i fondi della cassa integrazione sono finiti. Le ditte muoiono soffocate non dai troppi debiti, ma dai troppi crediti: lavorano – perché di lavoro ce n’è ancora – ma non ci sono soldi. Non circola il denaro. Nessuno paga, a partire dallo Stato. Abbiamo messo i conti in ordine, abbiamo un avanzo primario che il resto d’Europa ci invidia, abbiamo curato una delle patologie ma debilitando mortalmente il resto dell’organismo. Ieri alcuni dati dicono che gli effetti della crisi saranno peggiori che nel ’29.

Si sta smarrendo – e questo è forse l’effetto più perverso – quel senso di unità di popolo, quella solidarietà tra famiglie, gruppi sociali, comunità, che è l’altro pilastro dell’Italia. L’aspetto più drammatico dei suicidi di artigiani e piccoli imprenditori è che affrontano la situazione soli, aiutati da pochissime persone. Ci si vergogna perfino a chiedere aiuto, ed è la tragica fotografia di una crisi dell’umano, prima che della politica e dell’economia.

Pochi, tra i nostri politici, guardano a quello che sta davvero succedendo nel Paese. E la ricetta che emerge è quella di un rinnovato statalismo, come dimostra la battaglia contro tutto ciò che è non statale, dalle scuole libere al no-profit, proprio mentre le mense per i poveri si affollano ogni giorno di più. Una tragedia nella tragedia.

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