Due notizie di oggi. Uno: la Fiat, attraverso una complessa operazione societaria, trasferisce la sede del ramo produttivo pesante (bus, mezzi agricoli, camion, eccetera) all’estero e pagherà soltanto il 20 per cento di tasse in Gran Bretagna (mentre la cassa integrazione in deroga resta a carico della cosiddetta “fiscalità generale”, cioè di tutti i contribuenti). Due: Oscar Farinetti, patron di Eataly e grande finanziatore di Matteo Renzi, ha candidamente ammesso di aver aperto alcuni dei suoi punti vendita di alta qualità (molto apprezzati dalla sinistra radical-chic) violando la montagna di regole imposte dalla burocrazia italica. La storia è raccontata dall’amico Pierluigi Bonora a questo link.

Ovviamente, non ha aperto bocca nessuno dei soloni vermigli che non perdono occasione per scagliarsi contro il “popolo delle partite Iva” dipingendo (senza prove) artigiani e piccoli imprenditori come una massa di evasori. Qui siamo all’esaltazione dell’elusione, e nessuno fiata. Peggio, nel caso di Farinetti: invece che farne una battaglia denunciando la morte per soffocamento di migliaia di piccole attività imprenditoriali, si preferisce prendere la scorciatoia per tutelare il proprio interesse.

Non facciamo i moralisti. Alzi la mano chi, potendo risparmiare il 21 per cento d’Iva (fra qualche settimana il 22) sulla fattura dell’idraulico o dell’elettricista, non chiude un occhio e pensa alle proprie tasche prima che a quelle dello Stato. Il peso della burocrazia è mortale: migliaia di piccole imprese sono costrette ad assumere impiegati per fare fronte alla crescente mole di adempimenti, a scapito di operai per aumentare la produzione.

Quello che è intollerabile è l’ipocrisia, il doppiopesismo. Comunque, benvenuta sinistra nel club di chi si dibatte tra le difficoltà reali di questo Paese e che chiede, come un segno di ravvedimento della voracità statale, un calo – anche graduale – del peso fiscale. Ma è la stessa sinistra che se la prende con Berlusconi perché chiede di ridurre l’Imu?

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