La dieta Renzi è arrivata a incidere anche sul carrello della spesa quotidiana. È l’ultimo buco di una cintura che non si sa più come stringere. Se si risparmia su ciò che si mette in tavola, vuol dire che non è rimasto nient’altro su cui fare economia. Lo dicono le stime dell’ufficio studi di Confcommercio, secondo il quale i previsti aumenti dell’Iva contenuti nella legge di stabilità potrebbero ridurre di 65 miliardi i consumi delle famiglie italiane nel triennio 2015-17.

Un crollo verticale. Al quale si aggiunge l’ennesima stangata fiscale, perché ancora Confcommercio stima che da qui al 2018 le nuove imposte potrebbero raggiungere i 71.3 miliardi. Davanti a queste cifre fanno sorridere i calcoli della legge di stabilità presentati ieri dall’Ufficio parlamentare di bilancio: essi prevedono che dall’anticipo del Tfr, una delle misure di cui Matteo Renzi va più orgoglioso, deriverà un aumento dei consumi pari a 2,7 miliardi di euro con un effetto dello 0,1 per cento sul prodotto interno. Briciole.

I consumi sono già ridotti al lumicino. Lo testimonia un imprenditore come Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga, che ieri ha inaugurato un nuovo supermercato a Firenze. Il suo gruppo prosegue nella fase espansiva: quello aperto al Galluzzo è il nono negozio nella città di Renzi, 29mo in Toscana, 149mo in tutta Italia, ottavo aperto in questo 2014. Ma all’aumento dei volumi commerciali corrisponde una riduzione del margine operativo. Lo stesso Caprotti stima un calo degli utili (al netto delle tasse) del 30 per cento circa. «Riusciamo a fare gli euro dell’anno scorso facendo dei volumi tremendi», ha detto il patron dell’azienda.

«Fare gli euro alla cassa non è facile – ha aggiunto Caprotti -: c’è una deflazione del 2 per cento, il 40 per cento dei prodotti si vende in promozione, la gente compra uova, farina, acciughe e non la roba cara». Fatalità, il punto vendita apre i battenti con la promozione «40 giorni al 40%». Generi di sussistenza, di prima necessità, lo stretto necessario per tirare a campare: questa è ormai la spesa degli italiani. Le catene della grande distribuzione alimentare devono moltiplicare le promozioni per mantenere i volumi di vendita a scapito degli utili. «La nostra chiusura d’anno non sarà brillante», ha ammesso.

Il taglio del nastro è un piccolo spaccato dell’Italia di oggi. Bernardo Caprotti, un imprenditore brianzolo di 89 anni simbolo di un Paese che lotta, non molla, investe, dà nuovo lavoro (il nuovo superstore ha 130 dipendenti). Ma è costretto a combattere battaglie quasi disperate: contro la burocrazia, che ha costretto a tenere aperti i cantieri per 15 anni, e contro la crisi dei consumi, che deprime gli sforzi di quanti non si rassegnano al declino.

Ed è significativo anche il luogo: Firenze, la città di Matteo Renzi, una delle roccaforti delle coop con cui Caprotti aveva già incrociato le lame (come raccontato nel libro «Falce e carrello»). Al patron di Esselunga sta simpatico il premier: «È una persona robusta, giovane, sta cercando di fare, di semplificare un po’. Questo è un Paese che ha troppe regole, leggi, norme, non ci si può più muovere». Anche sul Jobs Act il giudizio è positivo: «Non aumenterà il precariato, questa è una favola. Mi sono sempre tenuto le persone che lavorano bene».

E sull’articolo 18 Caprotti lascia cadere una battuta delle sue: «La maggior parte della gente neppure sa che esiste, lavora e basta. Ma lasciamo perdere, non sono un giuslavorista, e soprattutto non voglio che mi sparino…». Eppure la dieta Renzi fa dimagrire anche gli utili di Esselunga: «Questo 2014 è un anno da archiviare anche perché non si è sentito sui consumi l’effetto degli 80 euro». I guadagni del gruppo sono in picchiata: meno 30 per cento. La spesa degli italiani è sempre più esigua. Si risparmia, non si spende. Perché domani potrebbe andare anche peggio.

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