{"id":140,"date":"2020-10-21T15:38:40","date_gmt":"2020-10-21T13:38:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/?p=140"},"modified":"2020-10-22T11:39:45","modified_gmt":"2020-10-22T09:39:45","slug":"basta-la-salute-ne-siamo-sicuri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/2020\/10\/21\/basta-la-salute-ne-siamo-sicuri\/","title":{"rendered":"Basta la salute!&#8230; ne siamo sicuri?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/files\/2020\/10\/Schermata-2020-10-21-alle-15.36.04.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-141\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/files\/2020\/10\/Schermata-2020-10-21-alle-15.36.04-300x197.png\" alt=\"\" width=\"630\" height=\"414\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/files\/2020\/10\/Schermata-2020-10-21-alle-15.36.04-300x197.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/files\/2020\/10\/Schermata-2020-10-21-alle-15.36.04-768x503.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/files\/2020\/10\/Schermata-2020-10-21-alle-15.36.04.png 992w\" sizes=\"(max-width: 630px) 100vw, 630px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La<strong> salute<\/strong> \u00e8 un fattore importante della vita, <em>nulla questio<\/em>. Eppure \u00e8 anche vero che la salute si conserva con le cure e con la possibilit\u00e0 economica di accedervi. Anche in epoca di pandemia-sanitaria non deve passare in secondo piano la grave pandemia-economica che ci attanaglia. Nella pandemia si muore, ma senza <strong>lavoro<\/strong> non si vive.<\/p>\n<p>Rileggendo con il senno del poi i dati e la storia di quest\u2019anno dannato, pare non si ponga l\u2019attenzione dovuta a questo punto determinante.\u00a0Dopo un <em>lockdown<\/em> di tre mesi, un\u2019estate passata a cacciar farfalle e una seconda pandemia che ci mette di fronte alle alternative di una chiusura natalizia (che sarebbe come tener gi\u00f9 la testa a uno che sta affogando) o di avere gli ospedali in sofferenza, tutto quello che si sta facendo \u00e8 mettere pezze qua e l\u00e0 tentando esclusivamente di temporeggiare. Ormai non si tratta di un sospetto ma di una certezza: condivisa da chi ne sa, come dall&#8217;uomo della strada.<\/p>\n<p>Sarebbe il momento di fare una seria <strong>riflessione sul lavoro<\/strong> in questa Italia bipolare, divisa tra pubblico impiego ipersalvaguardato e tutto il resto che se la deve cavare: senza via di mezzo tra assistenzialismo e il \u201cchi ti conosce\u201d.<\/p>\n<p>Basta unire i dati al buon senso per capire quello che \u00e8 sotto gli occhi di tutti.\u00a0Mentre, in tre mesi di\u00a0<em>lockdown,<\/em> facevamo da \u2018sperimentatori\u2019 sociali della pandemia per i paesi occidentali, <strong>gli altri continuavano le produzioni (come la Germania) facendo <em>dumping<\/em> sulle imprese italiane e conquistando quota di mercato<\/strong> ai danni di un&#8217;Italia bloccata. Facciamo il caso di una azienda italiana che produce una merce fatta anche in altri paesi europei:\u00a0fermando il lavoro ha dovuto ritardare le consegne, cos\u00ec, i suoi clienti in USA o in Cina hanno cambiato fornitore dirigendo le richieste a quelle aziende europee che, avendo continuato a produrre, hanno conquistato territorio e clienti soprattutto a discapito della nostra media impresa.<\/p>\n<p>Quando certe paure sembravano sotto controllo, l\u2019errore pi\u00f9 grande \u00e8 stato non approfittare di quei mesi per recuperare terreno in vista alla inevitabile e preannunciata ricaduta autunnale che puntualmente \u00e8 arrivata. <strong>Le misure palliative messe in atto dal Governo (cassa integrazione<em> in primis<\/em>) come una sorta di metadone sociale non hanno reso pienamente percepibile il grave disagio<\/strong>. Resta solo una domanda a cui nessuno risponde: lockdown a parte, qual \u00e8 l&#8217;<em>exit strategy<\/em> che si sta proponendo ovvero come se ne vuole uscire? <strong>Qual \u00e8 il costo in spesa pubblica e investimenti che il sistema-paese dovr\u00e0 prevedere?<\/strong> Misure spot e proclami a colpi di dpcm possono veramente risolvere il problema o lo stanno solo rinviando\u00a0Paradossalmente mentre siamo senza vincoli di stabilit\u00e0 e con un\u2019Europa \u2013 per la prima volta in 50 anni &#8211; disponibile a dare miliardi, saremo in grado di prenderli in tempo? E come li utilizzeremo in una programmazione efficiente e duratura. Non c&#8217;\u00e8 risposta.\u00a0La sensazione \u00e8 che si stia rinviando il problema.<\/p>\n<p>Ci sono, invece, i dati di fatto. La media impresa non potendo licenziare ha fatto ricorso alle misure palliative: \u00a0ha approfittato (per quanto possibile con il modello proposto) delle moratorie sui crediti e di una garanzia <em>omnibus<\/em> della Cassa depositi e prestiti che, in teoria, offre credito e allungamento delle scadenze (peccato che lo fa anche a chi, <em>self-standing<\/em>, non se lo meriterebbe a prescindere dal covid). <strong>Ma appena verranno tolte tutte queste stampelle su cui si regge la finzione che accadr\u00e0?<\/strong> Il dato crudo di tutti gli indicatori \u00e8 che <strong>siamo a meno 11% di PIL<\/strong> spalmato sui primi tre mesi che sono viaggiati a regime ordinario, il che vuol dire, guardando l\u2019impatto sulle aziende in termini di fatturato\/covid, che il <strong>numero reale \u00e8 di meno 20\/25%<\/strong> e spesso questi dati emergono in situazioni con costi non comprimibili. Quindi, anche se qualcuno ha potuto mitigare il problema ci sono anche molte imprese che non hanno potuto farlo e, <strong>a fronte del calo di fatturato del 25%, hanno un calo EBITDA (ovvero del margine di operativo lordo &#8211; ricavi meno costi) che sfiora in certi casi il 50%.<\/strong> Sono dati brutti. In questi termini si comprende il perch\u00e9, malgrado la chiusura di molte attivit\u00e0, l&#8217;attuale norma per i termini dei licenziamenti non viene abolita, ma prorogata: perch\u00e9 ci si troverebbe con <strong>un tasso di disoccupazione<\/strong>, se non \u00e8 raddoppiato, sicuramente <strong>aumentato di 10\/15 punti percentuali<\/strong> nell\u2019arco di pochissimi mesi creando una&#8217;<strong>instabilit\u00e0 sociale a livello rosso<\/strong>.<\/p>\n<p>Questi semplici dati spiegano anche il motivo di una apparente dimenticanza dello Stato \u00a0nei confronti della piccola media impresa ancora tenuta a bada dalle misure straordinarie. L\u2019albergatore o il ristoratore che non ha avuto flessibilit\u00e0 sopravvive facendo ricorso alla cassa integrazione tenendo i dipendenti a casa finch\u00e9 glieli paga lo Stato e\u00a0attende tempi migliori. Ma quanto durer\u00e0?<\/p>\n<p>Osservando i dati secchi (escludendo il pubblico impiego) l&#8217;attuale tasso di disoccupazione (meno del 10%) \u00e8 drogato ed \u00e8 tenuto in piedi, <strong>non dai contributi all&#8217;impresa, ma dal metadone dei sussidi<\/strong> (cassa integrazione e reddito di cittadinanza). Facciamo un esempio teorico. Invece di spingere un\u2019impresa che produce autobus a tenere chiuse le linee di produzione con la cassa integrazione, lo Stato &#8211;\u00a0con i soldi che comunque avrebbe dato &#8211; avrebbe ritirato l\u2019invenduto \u00a0e magari rinnovato il vecchio e inquinante parco mezzi del Comune di Roma. In pi\u00f9, se\u00a0lo Stato non spinge l\u2019azienda a essere efficiente questa sar\u00e0 maggiormente predisposta a &#8216;buttare la palla in tribuna&#8221;, ovvero, se verr\u00e0 data la cassa integrazione per sei mesi l&#8217;azienda si porr\u00e0 il problema tra sei mesi e un giorno. Gli alberghi sono un esempio eclatante. Molti, specie quelli di alta gamma in luoghi turistici, \u00a0piuttosto di avere un calo del 20\/30%, di clienti hanno deciso di rimanere chiusi, scaricando il personale che avrebbero dovuto licenziare sulla cassa integrazione. Quanto pu\u00f2 durare? E, soprattutto, quanto danno pu\u00f2 fare?<\/p>\n<p>Le stime da cui ottenere qualche risposta cambiano continuamente, anche se qualche dato ogni tanto fa capolino. Gli analisti (come Giavazzi e Cottarelli) hanno pi\u00f9 volte scritto che <strong>calcolando l\u2019impatto di queste misure sulla spesa pubblica si porta l&#8217;Italia ad avere un debito pro-capite di 53 mila euro<\/strong>. Significa che ciascuno di noi diventer\u00e0 debitore del sistema finanziario europeo per 53 mila euro. Non \u00e8 mica poco! Oltre a perdere il lavoro e a non trovare lavoro si mette al muro una generazione.\u00a0<strong>Un ragazzo neolaureato che si affaccia al mondo del lavoro ha gi\u00e0 un mutuo sulle spalle e senza neppure aver comprato casa<\/strong>. Si acuir\u00e0 il tema del conflitto generazionale e i giovani si troveranno in un mondo precario in cui sar\u00e0 impossibile pianificare una vita e senza quel paracadute familiare che sta salvando la generazione precedente. La pandemia sanitaria \u00e8 certo un dramma immediato e cocente ma la pandemia economica quanti feriti lascer\u00e0 a terra in un futuro non cos\u00ec lontano?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La salute \u00e8 un fattore importante della vita, nulla questio. Eppure \u00e8 anche vero che la salute si conserva con le cure e con la possibilit\u00e0 economica di accedervi. 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