{"id":36,"date":"2020-04-18T14:47:25","date_gmt":"2020-04-18T12:47:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/?p=36"},"modified":"2020-10-21T15:43:28","modified_gmt":"2020-10-21T13:43:28","slug":"non-sara-piu-come-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/2020\/04\/18\/non-sara-piu-come-prima\/","title":{"rendered":"Non sar\u00e0 pi\u00f9 come prima"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/files\/2020\/04\/mani-anziani.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-37\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/files\/2020\/04\/mani-anziani-300x200.jpg\" alt=\"mani\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/files\/2020\/04\/mani-anziani-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/fontanella\/files\/2020\/04\/mani-anziani.jpg 730w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La figura di un sacerdote si staglia nella solitudine di un capannone per benedire per l\u2019ultima volta la fila di bare che l\u2019obbiettivo non riesce a contenere facendole apparire infinite. Il coronavirus ha messo l\u2019umanit\u00e0 occidentale di fronte al pi\u00f9 nascosto dei suoi tab\u00f9 e alle pi\u00f9 inconfessabili alienazioni. La vecchiaia, il dolore, la malattia e la morte sono improvvisamente reali in quella colonna di mezzi militari che trasporta la generazione dei nostri padri, del dopoguerra e del boom economico, falcidiata per sempre. Immagini che come uno schiaffo, hanno risvegliato le coscienze e illuminato, come un lampo, i contorni di un mondo di esseri socialmente invisibili, chiusi negli ospedali, nelle case di cura, negli ospizi o in una semplice stanza a lottare contro l\u2019alternarsi inutile dei giorni che si susseguono. Improvvisamente i nostri vecchi sono emersi dal sonno della coscienza sociale, diventati innominabili simboli da dimenticare nel tab\u00f9 della morte che pervade la nostra contemporaneit\u00e0. I dati snocciolati ogni giorno dalla Protezione Civile sono diventati l\u2019<i>Antologia di Spoon River<\/i> del nuovo millennio. Vittime predestinate della pandemia, in cui inizialmente pareva addirittura intravedere un certo cinico sollievo. Non si tratta di insensibilit\u00e0, ma del rifiuto di subire un\u2019emozione provocata della morte annunciata, il timore del crollo per paura del dolore interiore.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 insito nell\u2019uomo tentare di addomesticare l\u2019idea della propria fine, anzi la capacit\u00e0 di dialogare con la morte \u00e8 il miglior indicatore di civilt\u00e0. Seneca diceva che la vita \u00e8 in equilibrio su un piano inclinato e tanto vale non opporre resistenza alla discesa inevitabile. Nelle grandi civilt\u00e0 antiche la morte ha fatto parte dell\u2019esistenza come l\u2019ineludibile completamento del destino individuale da gestire nei riti della partecipazione collettiva, utili ad allievare i sentimenti di perdita, dolore, passaggio. La ritualizzazione del lutto permette al defunto di rimanere come persona nella storia del tempo e ai sopravvissuti di vivere il dolore, trovare conforto negli altri e non dimenticare. In questa nostra modernit\u00e0 la situazione si \u00e8 capovolta, alimentando una \u2018morte sporca\u2019 come diceva il filosofo Jean-Paul Sartre se confrontata con la spontaneit\u00e0 della mitologia funebre. La longevit\u00e0 ha reso difficile morire con dignit\u00e0. Ci sono persone che muoiono due volte prima per la societ\u00e0 e poi nel corpo, superstiti dell\u2019esistenza, tacitamente emarginati, inconsapevoli clandestini sociali, corpi senza dignit\u00e0 e senza passato; un mondo sommerso creato dalla crisi della famiglia, dall\u2019alienazione urbana, dal favore mediatico per la giovinezza ad ogni costo, che ha scavallato in silenzio il XXI secolo.<\/p>\n<p>L\u2019attuale pandemia ci ha messo in contatto emozionale con la morte attraverso due sentimenti che la nostra cultura aveva dimenticato: la solitudine e la commozione.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 del millennio in fondo teme i sentimenti forti ed esige autocontrollo. Difendendo il diritto di piangere, il sociologo inglese Goffrey Gorer diceva che ormai<i> \u201csi piange solo in privato cos\u00ec come ci si spoglia o si riposa\u201d.<\/i> Ora, in soli due mesi, coralmente tutto il mondo ha pianto, prendendo parte a un rituale corale, si \u00e8 emozionata con quanti lottavano per salvare vite, ha condiviso il dolore della perdita e del lutto, ha provato sulla pelle la sofferenza psicologica e il senso di impotenza del personale medico, ha manifestato cordoglio, ha sentito sulla pelle la solitudine dei malati e dei morti. Sono esperienze profonde che rimarranno impresse nell\u2019immaginario collettivo e lasceranno nei sopravvissuti lacerazioni e emozioni inconfessate. Sono ferite interiori con cui, quando la pandemia sar\u00e0 finita, ci troveremo a dover fare i conti. Vinceremo questa battaglia non solo con l\u2019affievolirsi del virus, ma obbligandoci a rileggere i rapporti sociali con gli occhi dei sentimenti pi\u00f9 intimi riemersi in questo tragico momento e a tradurli in un attaccamento per le cose vere della vita. Di certo non sar\u00e0 pi\u00f9 come prima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La figura di un sacerdote si staglia nella solitudine di un capannone per benedire per l\u2019ultima volta la fila di bare che l\u2019obbiettivo non riesce a contenere facendole apparire infinite. Il coronavirus ha messo l\u2019umanit\u00e0 occidentale di fronte al pi\u00f9 nascosto dei suoi tab\u00f9 e alle pi\u00f9 inconfessabili alienazioni. La vecchiaia, il dolore, la malattia e la morte sono improvvisamente reali in quella colonna di mezzi militari che trasporta la generazione dei nostri padri, del dopoguerra e del boom economico, falcidiata per sempre. 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