{"id":10186,"date":"2017-07-13T21:45:36","date_gmt":"2017-07-13T21:45:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=10186"},"modified":"2017-07-13T21:45:36","modified_gmt":"2017-07-13T21:45:36","slug":"litalia-di-salo-un-libro-sui-fascisti-da-morire-una-bella-italia-descritta-senza-pregiudizi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2017\/07\/13\/litalia-di-salo-un-libro-sui-fascisti-da-morire-una-bella-italia-descritta-senza-pregiudizi\/","title":{"rendered":"\u201cL\u2019Italia di Sal\u00f2\u201d. Un libro sui fascisti da morire. Una bella Italia descritta senza pregiudizi."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/1496041257611-e1499981762179.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-10187\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/1496041257611-e1499981762179.jpg\" alt=\"1496041257611\" width=\"524\" height=\"720\" \/><\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ho trovato interesse \u00a0a recensire un libro che in libreria ha toccato lettori di ogni ceto sociale, e ancora oggi, \u00a0a qualche mese dall\u2019uscita, si rende prezioso alla luce degli sproloqui \u00a0sull\u2019arte e la cultura fascista della Laura Boldrini presidente della Camera dei Deputati, gi\u00e0 bene osteggiata dal collega Vittorio Sgarbi, \u00a0e anche di quella legge Fiano che sarebbe tutta da cestinare. \u00a0Nel dibattito storiografico \u00a0dell\u2019Italia di\u00a0 qualche decennio fa \u00a0ecco un illuminante saggio,<\/strong> <strong>un altro libro sulla Repubblica sociale italiana<\/strong>.\u00a0 Il prezioso \u00a0studio di <strong>Mario Avagliano e Marco Palmieri<\/strong>, \u201c<em>L\u2019Italia di Sal\u00f2 1943-45<\/em>\u201d (Il Mulino) che mette in piedi un sistema nuovo di fare storia, \u00a0una sorta di \u00a0\u201cstoria dal basso\u201d, comprendere davvero le motivazioni di chi ader\u00ec alla Rsi, \u00a0e finalmente abbandonare il pregiudizio che ha sempre pesato sulla storiografia antifascista. <strong>490 pagine di un&#8217;accurata ricerca <\/strong>effettuata sulla base delle fonti coeve disponibili &#8211; lettere, diari, testamenti ideologici, posta censurata, relazioni sul morale delle truppe e sullo spirito pubblico, notiziari della Gnr, note fiduciarie, carte di polizia e dei servizi segreti &#8211; e della memorialistica postuma, scevra dai condizionamenti politici che l&#8217;hanno caratterizzata e dalla pregiudiziale politico-ideologico-culturale che ha portato molti testimoni a tenere a lungo nascoste le tracce di un passato inconfessabile. Non solo la <strong>memorialistica post-Rsi<\/strong> ma anche <strong>diari ed epistolari<\/strong> che restituiscono in presa diretta emozioni e speranze. Accanto a queste fonti troviamo le <strong>informative e gli appunti per il Duce redatti da polizia e servizi.<\/strong> E\u2019 con \u00a0questi scritti \u00a0che si tenta di scandagliare le ragioni che mossero circa 550000 italiani (tra militari e militarizzati) a scegliere di terminare con onore una guerra che si intuiva gi\u00e0 perduta. Accanto a loro almeno 6000 ausiliarie. Un lungo capitolo \u00e8 dedicato al <strong>fascismo clandestino nelle regioni sotto il controllo degli americani<\/strong>, dove viene organizzata una \u201cresistenza nera\u201d di gruppi di fascisti che organizzano riunioni, pubblicano giornali, compiono attentati e svolgono opera di intelligence.\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/tre_popoli_rsi_1g-kFTB-U43290700589051caE-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-10188\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/tre_popoli_rsi_1g-kFTB-U43290700589051caE-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg\" alt=\"tre_popoli_rsi_1g-kFTB-U43290700589051caE-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443\" width=\"593\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/tre_popoli_rsi_1g-kFTB-U43290700589051caE-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg 593w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/tre_popoli_rsi_1g-kFTB-U43290700589051caE-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443-300x224.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 593px) 100vw, 593px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un saggio gi\u00e0 presentato dallo \u00a0storico Paolo Mieli\u00a0 che sul \u201cCorriere della Sera\u201d\u00a0 ha espresso giudizi lusinghieri; \u00a0<em><strong>\u201cMario Avagliano e Marco Palmieri, ben sottolineano<\/strong><\/em><strong> &#8211; scrive Mieli &#8211; <em>i limiti della storiografia che ha teso a negare ogni dignit\u00e0 a coloro i quali militarono dalla \u2018parte sbagliata&#8217;\u201d<\/em><\/strong><em>.<\/em> E ancora: <em><strong>\u201cQuella scelta fu per molti giovani e giovanissimi non una macchia, non una colpa ma<\/strong><\/em><strong> &#8211; affermano i due autori del libro &#8211; <em>una sorta di rivolta generazionale contro il vecchio sistema, rappresentato dalla monarchia, dalle forze della borghesia che avevano voltato le spalle a Mussolini e dai quadri dirigenziali del regime\u201d<\/em><\/strong><em>.<\/em><\/p>\n<p>Quel momento storico, quel tumultuoso \u00a0momento storico che port\u00f2 molti a fare una scelta, e a trovarsi, dunque, dall\u2019altra parte ( afferma \u00a0un personaggio di Italo Calvino, \u201cbasta un nulla, un passo falso, un impennamento dell\u2019anima e ci si trova dall\u2019altra parte\u201d). Ebbene <strong>gli italiani che \u00a0scelsero le insegne di Sal\u00f2 furono spinti da motivazioni differenti: c\u2019erano i volontari della prima ora, per i quali l\u2019adesione alla Rsi nasce dal rifiuto dell\u2019armistizio, e c\u2019erano poi quelli che accorsero per seguire il Duce, quelli che lo fecero per convenienza o per paura, quelli che sperarono di portare finalmente a compimento la rivoluzione del fascismo. C\u2019erano insomma \u201ci fanatici, gli entusiasti, i rassegnati, i dubbiosi, i riluttanti\u201d.<\/strong> Agivano poi fattori che ebbero un peso determinante: l\u2019educazione fascista, il culto del credere-obbedire-combattere, lo spirito d\u2019avventura, la rivolta generazionale contro i gerarchi felloni. E\u2019 bene guardare con distacco storico a questi \u00a0moti dell\u2019animo proprio per cos\u00ec \u00a0superare pregiudizi e giudizi sommari<strong>; \u00a0lo si insegna nei licei e nelle universit\u00e0 \u00a0-checch\u00e8 ne dicano Fiano, Boldrini e compagni- \u00a0\u00a0che il fascismo \u00e8 ormai consegnato alla storia ma mai lo sar\u00e0 veramente se non si far\u00e0 pace anche con i morti di quella parte, \u00a0ovvero se non si considerer\u00e0 pi\u00f9 l\u2019altra parte come la\u00a0 \u201cparte sbagliata\u201d e riconoscere che quegli italiani seguirono solo la loro coscienza.<\/strong> Lo spiega bene un brano di una lettera inviata dal filosofo <strong>Giovanni Gentile<\/strong> alla figlia il 27 novembre del 1943: \u201cIo profondamente desidero che l\u2019Italia risorga col suo onore, che la mia Sicilia sia alla mia morte la Sicilia italianissima in cui nacqui e in cui sono seppelliti i miei genitori. <strong>Aspettare tappato in caso che maturino gli eventi \u00e8 il solo modo che ci sia di comprometterli gravemente.<\/strong> Bisogna marciare come vuole la coscienza. Questo ho predicato per tutta la vita. Non posso smentirmi ora che sto per finire\u201d. Molto opportunamente il libro parte dal <strong>trauma del 25 luglio e dell\u20198 settembr<\/strong>e, mostra attraverso le testimonianze dirette \u2013non i discorsi ufficiali ma le lettere di italiani ad altri italiani \u2013 il modo in cui fu vissuto, le sue conseguenze psicologiche, il disincanto, la vergogna, la rabbia dinanzi alle folle festanti: \u201c<em>Incredibile, credimi. Tutti si scusavano d\u2019avere appartenuto al fascismo. Gente che il giorno prima urlava Duce!Duce! come scimmie nelle piazze e che ora \u00e8 pronta a sgozzare quel disgraziato<\/em>\u201d, scrive un giovane di Firenze dopo il 25 luglio 1943.<\/p>\n<p><strong>Molte, per non dire moltissime \u00a0testimonianze raccolte appartengono a personaggi che poi ritroveremo nella storia del Msi,\u00a0 ma non meno \u00a0sono quelle di \u00a0voci di popolo anonimo, e comunque sdegnato dal voltafaccia del Re e di Badoglio. Secondo lo storico Galli della Loggia fu proprio lo \u201csconquasso apocalittico dell\u20198 settembre\u201d a far morire negli italiani il senso della Patria, a decretarne l\u2019impossibile rinascita. <\/strong>E invece le pagine di questo libro affermano il contrario, documentano una reazione larga, profonda, ben radicata da cui scatur\u00ec come ben sappiamo \u00a0una sanguinosa guerra civile. Sono \u00a0stati gli echi di quella immensa tragedia ad impedire un sentimento di unit\u00e0 nazionale vero, reale, condiviso, sincero<strong>. Si preferisce giocare con le etichette, ovvero fascismo\/antifascismo, persino con \u00a0le ridondanti caustiche e ridicole parole della Boldrini, mentre basterebbe leggere con attenzione le tipologie umane che si trovarono a fronteggiare quel vortice di eventi per comprendere e superare gli odi. Ma cosa volete, guardate questi figure PD che sproloquiano \u00a0senza conoscere la storia, d\u2019altronde persino la Fedeli Ministro della Pubblica Istruzione senza laurea, quest\u2019anno per dire che c\u2019era la maturit\u00e0\u00a0 ben 49 pagine e 23.285 parole, con ben 59 prenmesse, visto, visto, visto, ecc. \u00a0Ma torniamo al libro e lasciamo la Ministra e il suo staff senza diploma.Nel libro di Avagliano e Palmieri poi si fa cenno anche al<\/strong> <strong>\u00a0sottotenente Mario Gandini<\/strong> <strong>ad esempio che, reduce dalla Russia, si arruola nella Rs<\/strong>i: \u201c<em>Non voglio tornare al fronte per vincere la guerra. Voglio tornare al fronte per perderla. Soltanto che la voglio perdere a modo mio<\/em>\u201d. <strong>E c\u2019era Giovanni Prodi, fratello del futuro presidente del Consiglio Romano, che si arruola per evitare complicazioni e dice che \u201ceccettuati pochi volontari, eravamo tutti disfattisti\u201d.<\/strong> Fare storia dal basso \u00e8 anche questo: riuscire a far emergere a decenni e decenni di distanza il carattere, l\u2019atteggiamento, la mentalit\u00e0 degli italiani coinvolti in quella pagina. E capire quanto siamo ancora eredi, 70 anni dopo, di quella zona grigia \u00a0e nebbiosa che voleva evitare di scegliere, che aspettava solo la fine della bufera per tornare al quieto vivere. <strong>Attese vere e comprensibili, ma anche attese che non nascevano \u00a0certo dalla parte migliore del paese.<\/strong><\/p>\n<p><em>Di seguito ecco un elenco di testi da leggere anche in estate \u00a0oltre al testo di cui parliamo e cio\u00e8 \u201c<\/em><strong>L\u2019Italia di Sal\u00f2\u201d<\/strong><em> di Mario Avagliano e Marco Palmieri (il Mulino, pagine 496, e 28). Si tratta di una nuova tappa del viaggio che i due autori hanno intrapreso nella storia italiana con diversi volumi<strong>: <\/strong><\/em><strong>Gli internati militari italiani<\/strong><em> (Einaudi, 2009); <\/em><strong>Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia <\/strong><em>(Einaudi, 2011); <\/em>Voci dal lager<em> (Einaudi, 2012); <\/em><strong>Di pura razza italiana <\/strong><em>(Baldini &amp; Castoldi, 2013), <\/em><strong>Vincere e vinceremo!<\/strong><em> (il Mulino, 2014). A Sal\u00f2 poi sono stati dedicati molti libri, come <\/em>La repubblica delle camicie nere <em>di Luigi Ganapini (Garzanti, 1999) e <\/em>La storia della Repubblica di Mussolini<em> di Aurelio Lepre (Mondadori, 1999). Tratta della Rsi l\u2019ultimo volume, incompiuto, della biografia di Mussolini scritta da Renzo De Felice, <\/em>La guerra civile<em> (Einaudi, 1997), Se ne occupava anche Claudio Pavone nel suo libro sulla Resistenza <\/em>Una guerra civile<em> (Bollati Boringhieri, 1991).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><strong><em>Carlo Franza <\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ho trovato interesse \u00a0a recensire un libro che in libreria ha toccato lettori di ogni ceto sociale, e ancora oggi, \u00a0a qualche mese dall\u2019uscita, si rende prezioso alla luce degli sproloqui \u00a0sull\u2019arte e la cultura fascista della Laura Boldrini presidente della Camera dei Deputati, gi\u00e0 bene osteggiata dal collega Vittorio Sgarbi, \u00a0e anche di quella legge Fiano che sarebbe tutta da cestinare. \u00a0Nel dibattito storiografico \u00a0dell\u2019Italia di\u00a0 qualche decennio fa \u00a0ecco un illuminante saggio, un altro libro sulla Repubblica sociale italiana.\u00a0 Il prezioso \u00a0studio di Mario Avagliano e Marco Palmieri, \u201cL\u2019Italia di Sal\u00f2 1943-45\u201d (Il Mulino) che mette in [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2017\/07\/13\/litalia-di-salo-un-libro-sui-fascisti-da-morire-una-bella-italia-descritta-senza-pregiudizi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[74779,87,47,35185,53833,64,28369,51665,4625],"tags":[59480,406610,263563,263566,263565,17491,263564,41636,44517],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10186"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10186"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10186\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10191,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10186\/revisions\/10191"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10186"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10186"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10186"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}