{"id":10239,"date":"2017-07-19T20:14:43","date_gmt":"2017-07-19T20:14:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=10239"},"modified":"2017-07-19T20:14:43","modified_gmt":"2017-07-19T20:14:43","slug":"il-belga-luc-peire-in-mostra-alla-galleria-lorenzelli-di-milano-con-le-sue-geometrie-verticali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2017\/07\/19\/il-belga-luc-peire-in-mostra-alla-galleria-lorenzelli-di-milano-con-le-sue-geometrie-verticali\/","title":{"rendered":"Il belga Luc Peire  in  mostra alla Galleria Lorenzelli di Milano, con le sue geometrie verticali."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/thYQV2MQ65.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-10240\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/thYQV2MQ65.jpg\" alt=\"thYQV2MQ65\" width=\"252\" height=\"185\" \/><\/a>Nella storica galleria Lorenzelli\u00a0 Arte di Milano, avevamo gi\u00e0 visto sue precedenti esposizioni, oggi l\u2019artista belga vi ritorna con opere che ne segnano sistematicamente l\u2019intero\u00a0 percorso. Parliamo di Luc Peire\u00a0 qui in mostra\u00a0 fino al 20 luglio. A seguito di una lunga e lenta evoluzione, il pittore Luc Peire avanza da solo negli spazi inediti che ha saputo generare attraverso la pratica della linea verticale. Questa linea verticale si organizza spesso in composizioni finemente sfumate o altamente colorate. Ad eccezione, naturalmente, delle Graphies che sono in bianco e nero<\/strong>. Nato nel 1916 a Bruges, in Belgio, Luc Peire segue un percorso classico prima nella sua citt\u00e0 natale e successivamente a Gand e Anvers. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/tlao_98611.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-10241 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/tlao_98611.png\" alt=\"tlao_98611\" width=\"382\" height=\"515\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/tlao_98611.png 670w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/tlao_98611-223x300.png 223w\" sizes=\"(max-width: 382px) 100vw, 382px\" \/><\/a>Attorno al 1935 incontra Constant Permeke, presso il quale inizia a lavorare. Sotto la sua guida e grazie ai suoi consigli acquisisce una sua indipendenza artistica. Appena ventiduenne fa la sua prima esposizione e nel 1947 ottiene il Prix de Rome. Nel 1952 parte per il Congo Belga, dove sapr\u00e0 rendere attraverso la pittura la sua versione della quotidianit\u00e0. Sar\u00e0 un periodo che lui stesso definir\u00e0 \u201cmetafisico\u201d e che si evolver\u00e0 in una \u201ctendenza metafisica astratta\u201d. Col passare del tempo, stringe amicizia con differenti personalit\u00e0 artistiche e culturali, tra cui Michel Seuphor, Leo Breuer, Eduardo Westerdahl, Alberto Sartoris, Hen<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/thA5FJ58J0.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-10242\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/thA5FJ58J0.jpg\" alt=\"thA5FJ58J0\" width=\"275\" height=\"201\" \/><\/a>ri Chopin e lo scultore catalano Subirachs. Il tutto sempre viaggiando di frequente, poich\u00e9 sar\u00e0 solo a partire dal 1959 che Luc Peire e sua moglie Jenny decideranno di trasferirsi stabilmente a Parigi, soggiornando nella belga Knokke solo in estate. La sua posizione estetica e professionale, cos\u00ec come il suo disinteresse verso le mode, fanno di lui un artista molto rispettato, tanto dai suoi colleghi quanto dall&#8217;intero ambiente dell&#8217;arte. Luc Peire si evolve dall&#8217;esperienza espressionista. Si distanzia lentamente dal suo emblematico La famille Godderis del 1951, opera ancora molto figurativa ma che gi\u00e0 annuncia la tranquilla e imminente evoluzione. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/Luc_Peire_1985.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-10243\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/Luc_Peire_1985.png\" alt=\"Luc_Peire_(1985)\" width=\"260\" height=\"213\" \/><\/a>L&#8217;anno seguente lo si ritrova in Africa e per la sua arte \u00e8 il cosiddetto \u201cperiodo congolese\u201d. Le forme umane iniziano ad evolversi, piano piano, per poi diventare nient&#8217;altro che suggestioni verticali sormontate da forme ovali che identificano i volti. Cancella progressivamente gli effetti esteriori. Poi il tutto va poco a poco a scomparire in favore di una geometria pi\u00f9 radicale. Lo spirito della sintesi \u00e8 all&#8217;opera. Le linee parallele si evolvono dunque per accogliere tutta la loro pesantezza e si organizzano in piani e sviluppi sempre rinnovati. Il colore, i colori prendono allora tutto il loro peso. Ma la tecnica pittorica lascia sempre visibile la maniera e i procedimenti del dipingere dell&#8217;artista. Questo per espressa volont\u00e0 del pittore, che vuole che i colpi di pennello sui piani colorati restino visibili per meglio lasciar vivere l&#8217;umana presenza dell&#8217;artista nel bel mezzo dell&#8217;azione, per essere faccia a faccia con il suo lavoro e le sue ricerche.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/thECSY02KS.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-10244\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/thECSY02KS.jpg\" alt=\"thECSY02KS\" width=\"196\" height=\"184\" \/><\/a> Luc Peire dichiara liberamente che per lui la verticale non \u00e8 una decisione categorica e intenzionale, ma \u00e8 il punto d&#8217;arrivo di un&#8217;evoluzione. Di fatto, lui avanza verso forme sempre pi\u00f9 sobrie, scarne. Si insediano, vibranti e talvolta impercettibili, ritmi e proporzioni che creano spazi totalmente inediti e illimitati. La tensione linea-colore permette allo spazio di vibrare intensamente, ininterrottamente. Il cielo incontra la terra senza passare dall&#8217;orizzonte, da qui in poi scompare per sempre. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/Schermata_2015_07_08_alle_18_21_18_57221-e1500494859219.png\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-10245 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/Schermata_2015_07_08_alle_18_21_18_57221-e1500494859219.png\" alt=\"Schermata_2015_07_08_alle_18_21_18_57221\" width=\"351\" height=\"185\" \/><\/a><\/p>\n<p>Pertanto, conviene senza dubbio parlare di telai che definiscono per sempre il campo d&#8217;indagine interiore dell&#8217;artista. Le sue opere manifestano \u00a0il riflesso tangibile della sua vita interiore<strong>. Qui non c\u2019 \u00e8 nulla di fantastico, tutto \u00e8 rigore, geometria. \u00a0Ci\u00f2 non vuol dire che la poesia generativa dello spazio e delle linee non occupi un posto decisamente preponderante. Ci sono un vigore e una densit\u00e0 nell\u2019allineamento e nelle sequenze, dati che vanno \u00a0certo sottolineati per il loro essere esemplari. \u00a0Ma \u00a0badate anche che quella modularit\u00e0 della costruzione e della sintesi vale come chiarezza e come semplice ossificazione dell\u2019intera visione del mondo e del pensiero<\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/DDP-LqqWsAASrSS-e1500494932208.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-10246\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/07\/DDP-LqqWsAASrSS-e1500494932208.jpg\" alt=\"DDP-LqqWsAASrSS\" width=\"400\" height=\"306\" \/><\/a>\u00c8 a partire dal 1957 che Luc Peire si cimenta in quelle che lui chiama les Graphies. Abbandona la tela per dipingere su dei pannelli rivestiti. Poi usa altri pannelli di formica di un bianco crudo e austero. La pittura utilizzata \u00e8 nera, sintetica. La usa con la tecnica del cama\u00efeu e sperimenta esclusivamente in questo gioco bicolore declinandone gli infiniti valori, stringendo alleanze e rapporti di luce. Le verticali si evolvono ancor di pi\u00f9, muovendosi silenziosamente in spazi nuovi. Solo di tanto in tanto un po&#8217; di blu o un po&#8217; di grigio intervengono in queste nuove composizioni. \u00c8 significativo constatare che questi spazi originali offrono nuove possibilit\u00e0 estetiche che l&#8217;artista indaga in profondit\u00e0 inedite, dinamiche. Equilibrio, armonia, strutturazione, libert\u00e0 e finezza dominano ancora una volta il lavoro pensato ed eseguito da Luc Peire.<\/p>\n<p><strong>Pittore, Luc Peire resta ancorato, meglio incardinato, in questa scelta assoluta che \u00e8 sintetizzata e incarnata nella verticale. Con un&#8217;estrema economia di mezzi estetici, ci rivela con onest\u00e0 la sua riflessione, il suo pensiero.<\/strong> <strong>E\u2019 stato severo in questo senso nella sua scelta, che non ha mai avuto cedimenti di sorta, eliminando ogni artificio, e rendendo gloria ai tratti della geometria, intuizione che\u00a0 domina tutta la sua opera. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nella storica galleria Lorenzelli\u00a0 Arte di Milano, avevamo gi\u00e0 visto sue precedenti esposizioni, oggi l\u2019artista belga vi ritorna con opere che ne segnano sistematicamente l\u2019intero\u00a0 percorso. Parliamo di Luc Peire\u00a0 qui in mostra\u00a0 fino al 20 luglio. A seguito di una lunga e lenta evoluzione, il pittore Luc Peire avanza da solo negli spazi inediti che ha saputo generare attraverso la pratica della linea verticale. Questa linea verticale si organizza spesso in composizioni finemente sfumate o altamente colorate. Ad eccezione, naturalmente, delle Graphies che sono in bianco e nero. Nato nel 1916 a Bruges, in Belgio, Luc Peire segue un [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2017\/07\/19\/il-belga-luc-peire-in-mostra-alla-galleria-lorenzelli-di-milano-con-le-sue-geometrie-verticali\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59246,59281,53889,53888,53709,53710,9894,74799,35351,35266,35407,17505,28369],"tags":[59480,55457,263597,263598,263601,263596,263602,16929,249,263599],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10239"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10239"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10239\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10247,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10239\/revisions\/10247"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10239"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10239"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10239"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}