{"id":11026,"date":"2017-11-21T21:52:28","date_gmt":"2017-11-21T21:52:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=11026"},"modified":"2017-11-21T21:52:28","modified_gmt":"2017-11-21T21:52:28","slug":"lo-splendore-del-bianco-e-del-nero-nelle-opere-di-quattordici-artisti-internazionali-eccellenze-dellarte-contemporanea-in-una-storica-mostra-al-liceo-artistico-statale-di-brera-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2017\/11\/21\/lo-splendore-del-bianco-e-del-nero-nelle-opere-di-quattordici-artisti-internazionali-eccellenze-dellarte-contemporanea-in-una-storica-mostra-al-liceo-artistico-statale-di-brera-a-milano\/","title":{"rendered":"Lo splendore del Bianco e del Nero  nelle opere di quattordici artisti internazionali. Eccellenze dell\u2019arte contemporanea in una storica mostra al Liceo Artistico Statale di Brera a Milano."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Arturo-Vermi-Diario-tecnica-mista-su-tela-di-sacco-cm.47x70-1963.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-11027\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Arturo-Vermi-Diario-tecnica-mista-su-tela-di-sacco-cm.47x70-1963.jpg\" alt=\"Arturo Vermi-Diario-tecnica mista su tela di sacco-cm.47x70-1963\" width=\"248\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Arturo-Vermi-Diario-tecnica-mista-su-tela-di-sacco-cm.47x70-1963.jpg 359w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Arturo-Vermi-Diario-tecnica-mista-su-tela-di-sacco-cm.47x70-1963-215x300.jpg 215w\" sizes=\"(max-width: 248px) 100vw, 248px\" \/><\/a>Dopo il blu e il rosso, prosegue il percorso delle mostre storiche\u00a0 al Liceo Artistico Statale di <\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Giancarlo-Bulli-Fra-un-minuto-e-laltro-acrilico-e-legno-cm.13x35x3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-11028 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Giancarlo-Bulli-Fra-un-minuto-e-laltro-acrilico-e-legno-cm.13x35x3.jpg\" alt=\"Giancarlo Bulli-Fra un minuto e l'altro-acrilico e legno-cm.13x35x3\" width=\"196\" height=\"438\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Giancarlo-Bulli-Fra-un-minuto-e-laltro-acrilico-e-legno-cm.13x35x3.jpg 224w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Giancarlo-Bulli-Fra-un-minuto-e-laltro-acrilico-e-legno-cm.13x35x3-134x300.jpg 134w\" sizes=\"(max-width: 196px) 100vw, 196px\" \/><\/a><strong>Brera a Milano sui \u201ccolori\u201d. Un\u2019analisi profonda, mirata, un\u2019analisi sui monocromi che tanta attenzione\u00a0 hanno tro<\/strong><strong>vato da parte degli Storici dell\u2019Arte Contemporanea negli ultimi cinquant\u2019anni. Pensate che in concomitanza con questa\u00a0 mostra al \u201cBrera\u201d,\u00a0 la potenza visiva del bianco e del nero ha fatto mettere in piedi\u00a0 dallo scorso ottobre 2017 anche\u00a0 la\u00a0 mostra \u201cMonochrome: Painting in Black and White\u201d, alla National Gallery di Londra; 700 anni di storia dell\u2019arte raccontanti attraverso 50 opere radicali che hanno rappresentato un passaggio importante.<\/strong> Dipinti e disegni di antichi maestri, come<strong> Jan van Eyck<\/strong>, <strong>Albrecht D\u00fcrer<\/strong>, <strong>Rembrandt van Rijn<\/strong>, e <strong>Jean-Auguste-Dominique Ingres<\/strong> sono messi a confronto con le opere di alcuni dei pi\u00f9 importanti artisti contemporanei tra cui <strong>Gerhard Richter, Chuck Close<\/strong> e <strong>Bridget Riley<\/strong>; in mostra anche l\u2019installazione immersiva Room for one colour (1997) di Olafur Eliasson.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Armando-Marrocco-9-cubi-vestiti-di-tela-acrilico-su-tela-e-supporto-in-legno-cm.25x28x9-2010.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-11029\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Armando-Marrocco-9-cubi-vestiti-di-tela-acrilico-su-tela-e-supporto-in-legno-cm.25x28x9-2010.jpg\" alt=\"Armando Marrocco-9 cubi vestiti di tela-acrilico su tela e supporto in legno-cm.25x28x9-2010\" width=\"370\" height=\"336\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Armando-Marrocco-9-cubi-vestiti-di-tela-acrilico-su-tela-e-supporto-in-legno-cm.25x28x9-2010.jpg 500w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Armando-Marrocco-9-cubi-vestiti-di-tela-acrilico-su-tela-e-supporto-in-legno-cm.25x28x9-2010-300x272.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 370px) 100vw, 370px\" \/><\/a>Nel saggio &#8220;Lo splendore del nero&#8221;, pubblicato da Ponte alle Grazie, Alain Badiou tesse un elogio del non colore che li riassume tutti, dell&#8217;alternanza tra buio e luce, del chiaroscuro e dei contrasti in un mondo che predilige i colori, le sfumature, i compromessi.<\/strong> A lung<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Paolo-Barrile-Scrittura-acrilico-su-tela-cm.20x20-1999.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-11030 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Paolo-Barrile-Scrittura-acrilico-su-tela-cm.20x20-1999.jpg\" alt=\"Paolo Barrile-Scrittura-acrilico su tela-cm.20x20-1999\" width=\"275\" height=\"275\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Paolo-Barrile-Scrittura-acrilico-su-tela-cm.20x20-1999.jpg 500w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Paolo-Barrile-Scrittura-acrilico-su-tela-cm.20x20-1999-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Paolo-Barrile-Scrittura-acrilico-su-tela-cm.20x20-1999-300x300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a>o le societ\u00e0 hanno convissuto con l&#8217;oscurit\u00e0, le persone erano abituate a muoversi nel buio, le giornate finivano al tramonto. &#8220;L&#8217;avvento dell&#8217;illuminazione pubblica nelle strade \u00e8 stato un progresso contro la barbarie&#8221;, ricorda Badiou. L&#8217;esperienza del buio totale \u00e8 oggi sempre pi\u00f9 rara, n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Bruno-Mangiaterra-Rosa-Rosae-dittico-olio-su-tela-cm.80x100-cadauno-2017-e1511298125217.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11031\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Bruno-Mangiaterra-Rosa-Rosae-dittico-olio-su-tela-cm.80x100-cadauno-2017-e1511298125217.jpg\" alt=\"Bruno Mangiaterra-Rosa Rosae-dittico olio su tela-cm.80x100 cadauno-2017\" width=\"400\" height=\"162\" \/><\/a>elle grandi citt\u00e0 circolano addirittura petizioni per difendere la notte e fermare l&#8217;inquinamento luminoso. La rivoluzione dei Lumi, non solo in filosofia, rischia per\u00f2 di far smarrire una parte essenziale dell&#8217;umanit\u00e0.\u00a0L&#8217;intellettuale gi\u00e0 mao<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Jorrit-Tornquist-Orme-pasta-e-acrilico-su-legno-cm.20x20-1992-e1511298198365.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-11032 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Jorrit-Tornquist-Orme-pasta-e-acrilico-su-legno-cm.20x20-1992-e1511298198365.jpg\" alt=\"Jorrit Tornquist-Orme-pasta e acrilico su legno-cm.20x20-1992\" width=\"331\" height=\"324\" \/><\/a>ista, ottantenne, intravede una deriva culturale e sociale nel rifiuto del nero che in francese \u00e8 una parola a doppio significato: noir significa anche buio. &#8220;Le Lumi\u00e8res concentrano l&#8217;ambivalenza del pensiero francese, sempre in bilico tra razionalit\u00e0 e irrazionalit\u00e0&#8221;. E a chiedere a Badiou\u00a0 <strong>se l&#8217;alternanza tra bianco e nero governa il mondo, risponde che <\/strong>\u201cfilosoficamente, bianco e nero sono da sempre un&#8217;organizzazione simbolica della contraddizione e, proprio perch\u00e9 sono all&#8217;opposto, si possono talvolta invertire. In Cina, ad esempio, il colore del lutto \u00e8 il bianco. Il nero \u00e8 un non colore, ovvero consiste nella sua cancellazione, come accade con il bianco.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Jorge-Eduardo-Eielson-Quipus-bianco-nero-acrilico-e-tela-cm.28x14x18-1993-e1511298252868.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11033\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Jorge-Eduardo-Eielson-Quipus-bianco-nero-acrilico-e-tela-cm.28x14x18-1993-e1511298252868.jpg\" alt=\"Jorge Eduardo Eielson-Quipus bianco nero-acrilico e tela-cm.28x14x18-1993\" width=\"400\" height=\"315\" \/><\/a> Il nero lo fa per negazione, il bianco per accumulazione. La dialettica \u00e8 contenuta in questi due estremi&#8221;. E ancora: \u201cLa pittura \u00e8 il tentativo di controllare il colore. Pierre Soulages, ad esempio, ha cominciato prima con l&#8217;opposizione tra nero e blu, fino a conservare solo il nero per trovare la luce all&#8217;interno del suo contrario. I quadri di Soulages sono formati grandi in cui il nero assume luminosit\u00e0 diverse a seconda di come ci si muove. Sconfiniamo ancora nella dialettica, nella ricerca filosofica\u201d. <strong>Il nero \u00e8\u00a0certo uno dei simboli pi\u00f9 riconoscibili dell&#8217;arte russa d&#8217;avanguardia.\u00a0 Esso \u00e8 la quintessenza del minimalismo. Stiamo parlando del\u00a0 &#8220;Quadrato nero&#8221; di Kazimir Malevich,\u00a0 il cui titolo\u00a0 sarebbe &#8220;Quadrato nero suprematista&#8221;.\u00a0 Malevich lo dipinse nel 1915,\u00a0 nel mezzo della\u00a0 guerra mondiale, ma la sua idea risaliva addirittura al 1913, ovvero a un secolo fa. Inizialmente il\u00a0&#8220;Quadrato\u00a0nero&#8221;\u00a0non racchiudeva in s\u00e9 alcuna valenza simbolica, ma era l&#8217;esito programmato di una ricerca artistica.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Loi-di-Campi-Moduli-sommersi-tecnica-mista-cm.100x100x65-2017.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-11034 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Loi-di-Campi-Moduli-sommersi-tecnica-mista-cm.100x100x65-2017-e1511298295839.jpg\" alt=\"Loi di Campi-Moduli sommersi-tecnica mista-cm.100x100x6,5-2017\" width=\"386\" height=\"385\" \/><\/a><\/strong> Come spesso accade con certe opere-manifesto, il quadro\u00a0 \u00e8 divenuto\u00a0 oggetto di molteplici interpretazioni, suscitando anche reazioni scettiche. Basti pensare che il \u201cQuadrato\u201d non \u00e8 un vero quadrato e che ciascuno dei suoi lati non \u00e8 parallel<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/I-paesaggi-dellAnima-no.1-43x18x24cm-bronzo-patinato-nero-2013-e1511298394491.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-11035\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/I-paesaggi-dellAnima-no.1-43x18x24cm-bronzo-patinato-nero-2013-e1511298394491.jpg\" alt=\"I paesaggi dell'Anima no.1 43x18x24cm bronzo patinato nero 2013\" width=\"303\" height=\"454\" \/><\/a>o alla cornice. E che, inoltre, Malevich l&#8217;ha dipinto usando una miscela di colori dove il nero \u00e8 assente. Se si esamina pi\u00f9 attentamente il quadrato, si scoprir\u00e0 che il colore risulta a tratti screpolato. Potrebbe anche essere\u00a0 che a Malevich il quadro-e dunque non intenzionalmente- sarebbe venuto cos\u00ec per caso. Cronisti del tempo hanno affermato che\u00a0 stava per essere inaugurata una mostra importante di arte futurista e a<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/100_0807.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-11036 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/100_0807.jpg\" alt=\"100_0807\" width=\"390\" height=\"292\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/100_0807.jpg 400w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/100_0807-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 390px) 100vw, 390px\" \/><\/a> Malevich e ai suoi colleghi era stata destinata una sala enorme; apprendendo la notizia, gli artisti si erano precipitati a dipingere le tele mancanti,\u00a0 ma a Malevich il quadro non riusciva e allora\u00a0cominci\u00f2 semplicemente a immergere il pennello nel colore. Venne cos\u00ec fuori il\u00a0\u201cQuadrato\u201d. Il\u00a0\u00a0 Suprematismo\u00a0 non solo \u00e8 un ramo del futurismo, ma\u00a0 \u00e8 un movimento d\u2019arte astratta, creato nel 1910 da Kazimir Malevich, le cui teorie trovano espressione in combinazioni policromi ed essenziali di forme geometriche (cerchi, quadrati, triangoli, linee) che formano composizioni asimmetriche.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/ATT0-2-e1511298668530.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11037\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/ATT0-2-e1511298668530.jpg\" alt=\"ATT0 (2)\" width=\"380\" height=\"390\" \/><\/a> Lo stile suprematista\u00a0 poi \u00e8 stato ampiamente utilizzato nella grafica per poster e manifesti, nonch\u00e9 nel design, nell\u2019architettura e nella scenografia. Lo stesso Malevich affermava di avere dipinto la tela in una sorta di trance mistica, sotto l&#8217;influsso della coscienza cosmica, e attribuiva all&#8217;opera un significato consono e profondo. Alla mostra il\u00a0\u201cQuadrato\u201d\u00a0fu esposto nell&#8217;angolo destro della sala accanto all&#8217;ingresso, nella stessa posizione, in cui secondo la tradizione russa, venivano appese nelle case le icone. Questo significato fu subito colto dall&#8217;artista e critico d&#8217;arte Aleksandr Benois che scrisse: \u201cSi tratta indubbiamente di un&#8217;icona, che per i signori futuristi si sostituisce a quella tradizionale della Madonna\u201d. Oltre al\u00a0\u201cQuadrato nero\u201d, Malevich dipinse anche il\u00a0\u201cQuadrato rosso\u201d\u00a0e il\u00a0\u201cQuadrato bianco\u201d, ma\u00a0 di quadrati neri poi ne dipinse un\u2019intera serie. Il secondo lo realizz\u00f2 nel 1923 per la Biennale di Venezia. Dal primo si distingueva per le dimensioni. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Pino-Di-Gennaro-Libro-1998-cm.40-x-40-x-4-cartapesta.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-11038 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Pino-Di-Gennaro-Libro-1998-cm.40-x-40-x-4-cartapesta.jpg\" alt=\"???????????????????????????????\" width=\"400\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Pino-Di-Gennaro-Libro-1998-cm.40-x-40-x-4-cartapesta.jpg 400w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Pino-Di-Gennaro-Libro-1998-cm.40-x-40-x-4-cartapesta-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a>Il terzo quadrato,\u00a0 Malevich lo dipinse per la mostra che si tenne alla Galleria Tretjakov nel 1929. Secondo la leggenda il quadro gli fu commissionato dal direttore della galleria che non voleva l\u2019originale con le\u00a0\u201cscrepolature\u201d. Nella seconda e terza versione il disegno non mostra pi\u00f9 screpolature, quasi l&#8217;artista avesse usato una lacca per coprire la tela e preservarla cos\u00ec dalle screpolature. Nel 1993 fu rinvenuta nella filiale di una banca di Samara una quarta variante del\u00a0\u201cQuadrato nero\u201d, ceduta da ignoti come pegno per un prestito. Il quadro, divenuto propriet\u00e0 della banca, dopo il suo fallimento, costitu\u00ec anche l\u2019unico saldo attivo per creditori. Per evitare che lasciasse la Russia, il governo proib\u00ec che venisse venduto in aste pubbliche e il quadro fu acquistato per un\u00a0 milione di dollari dall&#8217;imprenditore russo Vladimir Potanin che lo affid\u00f2 in custodia all&#8217;Ermitage. Come spesso accade con i capolavori artistici, la virtuosa leggenda del\u00a0\u201cQuadrato nero\u201d\u00a0continu\u00f2 anche dopo la morte del suo autore. Il funerale di Malevich, secondo le ultime volont\u00e0 dell\u2019artista, si svolse con un \u201crito suprematista\u201d in cui il\u00a0\u201cQuadrato nero\u201d sostitu\u00ec l\u2019icona sacra\u00a0 e fu dipinto sulla bara. Mentre una copia venne collocata sul carro funebre. A motivo\u00a0 della guerra il luogo esatto di sepoltura di Malevich nei sobborghi di Mosca non fu pi\u00f9 rintracciato.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/15-e1511298993291.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-11039\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/15-e1511298993291.jpg\" alt=\"15\" width=\"345\" height=\"230\" \/><\/a> Nel 1988 un gruppo di ferventi estimatori dell\u2019artista russo\u00a0 colloc\u00f2 nel quartiere un monumento sepolcrale simbolico \u2013 un cubo bianco con sopra raffigurato un quadrato &#8211; seguendo le indicazioni lasciate nel suo testamento dall\u2019artista. Negli anni 2000 il punto di sepoltura fu ritrovato, ma il terreno nel frattempo acquistato da un\u2019impresa edile ebbe\u00a0 un palazzo residenziale.\u00a0Cos\u00ec il \u201cQuadrato nero\u201d\u00a0 \u00e8 rimasto\u00a0 l\u2019unico e il pi\u00f9 importante monumento all\u2019artista, perch\u00e9\u00a0 Malevich\u00a0 ebbe a dire che solo il Suprematismo \u201c\u00e8 in grado di esprimere l\u2019essenza della percezione mistica, misurandosi con la morte e trionfando su di essa\u201d.<\/p>\n<p><strong>E ora passiamo al Bianco. Un non-colore. Ma anche l\u2019insieme di tutti i colori possibili.\u00a0Bianco per schiarire, alleggerire,\u00a0 bianco per lumeggiare, bianco per tracciare sul nero. E ancor di pi\u00f9 il bianco su bianco.<\/strong> D\u2019altronde, a interrogarsi, ci si chiede\u00a0 che senso ha fare qualcosa che abbia lo <strong>stesso colore<\/strong> di ci\u00f2 che ha intorno. \u201cIl bianco ci colpisce come un grande silenzio che ci sembra assoluto\u201d, osservava\u00a0 Kandinsky.\u00a0Ecco, il bianco come <strong>assenza di suono<\/strong>,\u00a0 come luogo della purezza,\u00a0 come luogo\u00a0 del niente o\u00a0 come luogo dell\u2019invisibile. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/DSC0622.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11040\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/DSC0622.jpg\" alt=\"DSC0622\" width=\"300\" height=\"470\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/DSC0622.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/DSC0622-191x300.jpg 191w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il bianco, dunque,\u00a0pu\u00f2 raccontare storie di silenzi, di nascondimenti, di sottrazioni progressive fino alla soglia del nulla. Ed \u00e8 proprio con un esercizio di <strong>estrema astrazione<\/strong> che \u00e8 cominciato tutto quanto. Ed \u00e8 stato sempre \u00a0<strong>Kazimir Malevic<\/strong>,\u00a0 nell\u2019anno 1918, pittore russo fondatore del Suprematismo,\u00a0 a realizzare\u00a0 una tela impensabile, un quadrato bianco su fondo bianco. Solo un\u2019impercettibile\u00a0linea di contorno\u00a0 delineava il perimetro di un\u2019area quadrangolare, leggermente ruotata. \u00c8 come se avesse voluto delimitare un <strong>luogo mentale<\/strong>, astratto perch\u00e9 quadrato, un non-oggetto, ma non per questo meno possibile. E la differenza, leggera ma netta, tra le due tonalit\u00e0 di bianco sanciva\u00a0 l\u2019esistenza di quel luogo protetto. Quasi invisibile. Quasi. Perch\u00e9\u00a0 <strong>chiamiamo bianco, con estrema leggerezza, tutto ci\u00f2 che appare come il<\/strong> <strong>punto pi\u00f9 chiaro<\/strong> <strong>del campo visivo<\/strong>, anche se raramente due bianchi coincidono. Basti pensare a\u00a0 quante gradazioni\u00a0di colore\u00a0 ci sono del\u00a0 bianco. E dopo Malevic occorrer\u00e0\u00a0 attendere\u00a0 altri trent\u2019anni per rivedere il bianco cos\u00ec protagonista. Tra le sue astrazioni e quelle del secondo dopoguerra si trovano solo gli esperimenti in rilievo di <strong>Ben Nicholson<\/strong>\u00a0degli anni Trenta; \u00a0qui il gioco dei bianchi si basa su leggere forme geometriche rivelate dai diversi livelli di questo \u2018stiacciato\u2019 contemporaneo. Tanti pittori dagli anni Cinquanta in poi, dipingeranno le loro tele di un bianco perfetto e uniforme. Basterebbe vedere i singolari pannelli di <strong>Robert\u00a0Rauschenberg<\/strong>. E\u2019 un fascino quasi mistico\u00a0quello del\u00a0bianco su bianco cui gli artisti non resistono. Tele sorprendentemente simili si ritrovano tra\u00a0i maggiori\u00a0esponenti dell\u2019arte\u00a0concettuale, spazialista, pop, povera\u00a0e\u00a0minimalista. <strong>Piero Manzoni<\/strong>\u00a0 ha increspato con tessuti e gesso la superficie bianca dei suoi \u201cAchrome\u201d (opere datate\u00a0 tra il 1957 e il 1963). L\u2019effetto \u00e8 quello\u00a0 di un\u2019elegante plissettatura orizzontale. Con\u00a0 Alberto Burri\u00a0 il bianco si frammenta e le ombre delle fenditure disegnano in maniera netta l\u2019immagine di un terreno inaridito. Quello di<strong> Jasper Johns<\/strong>, invece, \u00e8 un lavoro di tono-su-tono; le\u00a0 serie numeriche, gli alfabeti e la bandiera USA diventano degli esercizi di sfumature e spessori pittorici, appena leggibili. C\u2019\u00e8 ancora meno sulle tele di <strong>Robert Ryman<\/strong>, con disuniformit\u00e0, strisce appena accennate, spatolate leggere; opere all\u2019insegna del motto \u201c<strong>Less is more<\/strong>\u201c: il meno \u00e8 il pi\u00f9, tradotto frettolosamente. Uno slogan coniato, forse, da\u00a0<strong>Ludwig Mies van der Rohe<\/strong>, architetto razionalista tedesco che depur\u00f2 le sue costr<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Loi-di-Campi-Moduli-sommersi-tecnica-mista-cm-100x100x10-2017-e1511300573523.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-11041 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/Loi-di-Campi-Moduli-sommersi-tecnica-mista-cm-100x100x10-2017-e1511300573523.jpg\" alt=\"Loi di Campi-Moduli sommersi-tecnica mista-cm-100x100x10-2017\" width=\"345\" height=\"345\" \/><\/a>uzioni da qualsiasi elemento \u2018superfluo\u2019 alla ricerca di spazi essenziali. Sempre van der Rohe amava dire \u201c<strong>Dio \u00e8 nei dettagli<\/strong>\u201d. Quasi che in un insieme spoglio, svuotato di ogni decorazione, la bellezza risieda nella perfezione di un angolo, nell\u2019incastro esatto\u00a0di un giunto, nella raffinatezza della grana di un materiale. Cose che si ritrovano nei bianchi di <strong>Cy Twombly<\/strong>. Graffiati come vecchi muri, quadrettati, disuniformi o divisi in pannelli geometrici. Una consistenza scultorea hanno, invece, i bianchi di <strong>Louise Nevelson<\/strong>: assemblaggi dei materiali pi\u00f9 disparati, ricoperti da una densa mano di bianco, in cui\u00a0solo i contorni rivelano la natura degli\u00a0objet trouv\u00e9. Nei lavori pi\u00f9 recenti di <strong>Daniel Arsham<\/strong> l\u2019idea del bianco in rilievo assume la connotazione dell\u2019installazione integrandosi con il muro retrostante. La parete diventa tela e l\u2019intonaco prende vita assumendo\u00a0forma e consistenza. Il bianco come crema densa che si rapprende sulla tela \u00e8 il segno distintivo dei lavori di\u00a0<strong>Anthony Pearson<\/strong>, sembrano colate laviche, canyon al rovescio; qualcosa di tellurico e al contempo astratto. Ancora\u00a0pi\u00f9 estremi e vuoti\u00a0sono gli esperimenti di <strong>Karin Sander e Damien Hierst, <\/strong>combinano il tondo\u00a0 (forma pura per eccellenza) con il bianco. L\u2019effetto \u00e8 l\u2019op<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/100_0817.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11042\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/100_0817.jpg\" alt=\"100_0817\" width=\"450\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/100_0817.jpg 450w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/100_0817-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a>posto di un buco nero: un coperchio candido, uno specchio opaco. \u00c8 lampante\u00a0 la ricchezza del nulla rappresentato dal bianco; dietro quel nulla non c\u2019\u00e8 il niente, c\u2019\u00e8 solo qualcosa che \u00e8 invisibile, ma\u00a0 che ci attrae e ci interroga. Come il bianco del romanzo \u201c<strong>Moby Dick\u201d di Herman Melville, scritto intorno al 1850, grande classico della letteratura americana tradotto in italiano da Cesare Pavese; <\/strong>\u00a0qui il bianco \u00e8 spaventoso forse perch\u00e9 richiama le dimensioni disumane della via Lattea: \u201cO \u00e8 forse perch\u00e9, nella sua essenza, il bianco non \u00e8 tanto un colore quanto l\u2019assenza visibile del colore e, al tempo stesso, la fusione di tutti i colori; \u00e8 forse per questi motivi che c\u2019\u00e8 una cos\u00ec muta vacuit\u00e0, piena di significato, in un vasto paesaggio nevoso \u2013 un incolore onnicolore d\u2019ateismo dal quale rifuggiamo?\u201d.<\/p>\n<p>M\u2019\u00e8 parso opportuno campionare per questa <strong>mostra storica al Liceo di Brera dal titolo &#8220;PRINCIPIO DEL GIORNO. BIANCO E NERO&#8221; il lavoro contemporaneo sul bianco e sul nero di una serie di artisti italiani e stranieri che ne hanno fatto una scelta di poetica e di estetica, narrando\u00a0 cos\u00ec la loro visione del mondo con il segno, la materia e il colore;\u00a0 essi sono Paolo Barrile, Giancarlo Bulli, Pino Di Gennaro, Jorge Eielson, Terenzio Eusebi, Loi di Campi, Bruno Mangiaterra, Armando Marrocco, Vincenzo Mascia, Kyoji Nagatani, Tony Tedesco, Antonio Teruzzi, Jorrit\u00a0 Tornquist, Arturo Vermi. <\/strong>\u00a0<strong>Attraverso una accurata selezione di opere &#8211; sia storiche che recenti \u2013 si \u00e8\u00a0 inteso\u00a0 valorizzare il percorso pittorico di ciascun artista. Il colore\u00a0 bianco e nero, \u00e8 certamente il <em>fil rouge<\/em> che lega questa selezione di\u00a0 artisti che solo a prima vista sembrano dipingere quadri monocromatici. Si tratta di opere caratterizzate da un\u2019espressione contemporanea radicale, che li separa dalla produzione minimalista e monocromatica e dall\u2019intellettualismo freddo dei concettuali. Ci\u00f2 che pi\u00f9 gli interessa \u00e8 la tecnica e l\u2019impressione che suscitano sullo spettatore. La superficie dipinta sembra sparire e aprire la visione di uno spazio indefinito grazie alle numerose velature. Il risultato finale \u00e8 strabiliante. Anche per essi vale che la superficie dipinta, data dai molteplici strati di colore sembra sparire e aprire la visione ad uno spazio indefinito come afferma Giuseppe Panza in\u00a0\u201c<em>Ricordi di un collezionista\u201d<\/em>, a proposito della pittura di Ruth Ann Fredenthal, di cui fu un estimatore.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"media-toolbar-primary search-form\"><a class=\"button media-button button-primary button-large media-button-insert\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-admin\/post-new.php#\">Inserisci nell&#8217;articolo<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dopo il blu e il rosso, prosegue il percorso delle mostre storiche\u00a0 al Liceo Artistico Statale di Brera a Milano sui \u201ccolori\u201d. Un\u2019analisi profonda, mirata, un\u2019analisi sui monocromi che tanta attenzione\u00a0 hanno trovato da parte degli Storici dell\u2019Arte Contemporanea negli ultimi cinquant\u2019anni. Pensate che in concomitanza con questa\u00a0 mostra al \u201cBrera\u201d,\u00a0 la potenza visiva del bianco e del nero ha fatto mettere in piedi\u00a0 dallo scorso ottobre 2017 anche\u00a0 la\u00a0 mostra \u201cMonochrome: Painting in Black and White\u201d, alla National Gallery di Londra; 700 anni di storia dell\u2019arte raccontanti attraverso 50 opere radicali che hanno rappresentato un passaggio importante. Dipinti e [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2017\/11\/21\/lo-splendore-del-bianco-e-del-nero-nelle-opere-di-quattordici-artisti-internazionali-eccellenze-dellarte-contemporanea-in-una-storica-mostra-al-liceo-artistico-statale-di-brera-a-milano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59246,59281,53889,53888,53709,9894,10357,108050,44441,87,35351,28308,35319,17505,35188,28369,17494],"tags":[271297,44524,252996,269302,35174,271290,271292,59714,271298,271296,271299,74741,271288,271291,271293,271289,271294,76969,271295],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11026"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11026"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11026\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11044,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11026\/revisions\/11044"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11026"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11026"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11026"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}