{"id":11045,"date":"2017-11-22T22:46:13","date_gmt":"2017-11-22T22:46:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=11045"},"modified":"2017-11-22T23:45:59","modified_gmt":"2017-11-22T23:45:59","slug":"larte-e-liberta-enrico-baj-in-mostra-alla-fondazione-marconi-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2017\/11\/22\/larte-e-liberta-enrico-baj-in-mostra-alla-fondazione-marconi-di-milano\/","title":{"rendered":"\u201cL&#8217;arte \u00e8 libert\u00e0\u201d. Enrico Baj  in mostra alla Fondazione Marconi di Milano."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/7rc6lcwk1fe.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11048\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/7rc6lcwk1fe.jpg\" alt=\"7rc6lcwk1fe\" width=\"500\" height=\"302\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/7rc6lcwk1fe.jpg 500w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/7rc6lcwk1fe-300x181.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a>A conclusione del programma espositivo 2017 la Fondazione Marconi presenta una mostra dedicata a Enrico Baj, figura di primo piano nel panorama artistico contemporaneo, ed aperta fino al 27 gennaio 2018. Erede dello spirito surreal-dadaista e sperimentatore di inedite tecniche e soluzioni stilistiche, Enrico Baj promuove nel 1951, assieme a Sergio Dangelo, il Movimento Nucleare. Nel 1953 conosce Asger Jorn con il quale fonda il Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista, schierandosi contro la forzata razionalizzazione e geometrizzazione dell&#8217;arte. <\/strong>A partire dagli anni Cinquanta \u00e8 presente sulla scena internazionale e, in particolare, espone regolarmente a Parigi. Fa il suo debutto negli Stati Uniti dove espone nel 1960 e dal 1967 inizia a collaborare con lo Studio Marconi. In Francia Andr\u00e9 Breton lo invita a esporre con i surrealisti e nel 1963 gli dedica un saggio pubblicato sulla<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/03.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11049\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/03.jpg\" alt=\"03\" width=\"400\" height=\"532\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/03.jpg 400w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/03-226x300.jpg 226w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a> rivista \u201cL&#8217;oeil\u201d di Rosamond e George Bernier. Artista geniale nell&#8217;utilizzo della tecnica del collage, che per lui ha origini letterarie, ne fa uso alla maniera di Alfred Jarry che \u201cera solito nella redazione dei suoi testi, introdurre frammenti di altri scritti, che venivano fatti funzionare in un contesto differente da quello per il quale erano stati scritti.\u201d<\/p>\n<p>Cifra distintiva della sua produzione sono le <em>Dame<\/em> e i <em>Generali<\/em>, personaggi nati dalla sua fantasia per introdurre una critica politica neanche tanto celata che risulta evidente quando inizia a realizzare i <em>Comizi<\/em> e le <em>Parate militari<\/em>. Assiduo frequentatore dello Studio Marconi Enrico Baj \u00e8 stato uno degli artisti pi\u00f9 rappresentati e amati da Giorgio Marconi, suo amico e gallerista. <strong>La mostra che questa volta la Fondazione Marconi gli dedica, organizzata in collaborazione con l&#8217;Archivio Baj di Vergiate, ha un taglio decisamente politico e pone l&#8217;accento sull&#8217;intento di denuncia sociale dell&#8217;artista milanese contro ogni forma di potere e sopraffazione.<\/strong> Il percorso espositivo segue un ordine pi\u00f9 tematico che cronologico. Dai primi meccano degli anni Sessanta si passa a una selezione di famosi <em>Generali<\/em> e alla <em>Parata a 6<\/em> (1964), mentre <strong>nell&#8217;ultima sala al pianoterra campeggia l&#8217;opera monumentale dal titolo: <em>I funerali dell&#8217;anarchico Pinelli<\/em> (19<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/06.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-11051\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/06.jpg\" alt=\"06\" width=\"396\" height=\"319\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/06.jpg 496w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/06-300x242.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 396px) 100vw, 396px\" \/><\/a><strong>72).<br \/>\nL&#8217;installazione, lunga dodici metri e alta pi\u00f9 di sei, frutto di tre anni di lavoro, \u00e8 ispirata alla morte dell&#8217;anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato dalla finestra della Questura di Milano, dove si trovava in quanto sospettato di aver preso parte alla strage di Piazza Fontana. L&#8217;importante fa<\/strong><strong>tto di cronaca ebbe luogo a Milano il 15 dicembre 1969 e, ancora vivo nella memoria nazionale, rimane tuttora uno dei tanti enigmi irrisolti di quel tormentato periodo. <\/strong>\u201cMi si reclamava insomma una rappresentazione e rappresentazione ho fatto, affinch\u00e9 testimonianza resti del fatto, di lui, delle violenze subite, del dolore di Licia, di Claudia e di Silvia.\u201d (Enrico Baj, 1972). \u201cPi\u00f9 che dei suoi funerali,\u201d precisa Baj parlando dell&#8217;opera nella sua <em>Automitobiografia<\/em>, \u201csi trattava di lui stesso, dell&#8217;anarchico che precipitava al suolo su un ipotetico selciato, antistante una non tanto ipotetica questura. S<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/02.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-11052 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/02.jpg\" alt=\"02\" width=\"387\" height=\"258\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/02.jpg 500w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/02-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 387px) 100vw, 387px\" \/><\/a>ullo sfondo un gruppo di anarchici, a sinistra, e un gruppo di poliziotti, sulla destra dell&#8217;opera, si affrontavano: i poliziotti imbracciavano manganelli e fucili e caricavano il corteo degli anarchici\u2026\u201d.\u00a0 <strong>Ispirata in parte ai <em>Funerali dell&#8217;anarchico Galli<\/em> di Carr\u00e0, in parte a <em>Guernica<\/em> di Picasso da cui Baj riprende alcune figure rivisitando in chiave grottesca personaggi reali, l&#8217;installazione era ed \u00e8 tuttora un&#8217;opera emblematica, di coraggiosa denuncia civile in un momento in cui gli artisti solitamente sceglievano temi meno compromettenti. L&#8217;opera doveva essere esposta nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale nel maggio 1972 ma il giorno stesso dell&#8217;inaugurazione fu ucciso il Commissario Luigi Calabresi e la mostra fu rinviata. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11053\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/01.jpg\" alt=\"01\" width=\"348\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/01.jpg 348w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2017\/11\/01-209x300.jpg 209w\" sizes=\"(max-width: 348px) 100vw, 348px\" \/><\/a>Passarono 50 anni prima che fosse esposta nuovamente a Milano in quella stessa sede. Evidentemente qui non si tratta solo di un dramma privato. Baj racconta anche di una Milano difficile, e di un paese intero, segnati dalla delusione dopo la ricostruzione del dopoguerra, dalla violenza e dalle stragi di Stato.<\/strong> Al primo piano alcuni teli dal ciclo dell&#8217;<em>Apocalisse<\/em> creano una continuit\u00e0 con i <em>Funerali dell&#8217;anarchico Pinelli<\/em> che non \u00e8 solo visiva. Concepita da Baj come un&#8217;opera composita, quasi come un puzzle aperto a struttura variabile, conserva molti riferimenti di comunicazione culturale con Picasso, Arp, Pollock, Seurat e altri ancora. Nata dopo l&#8217;esperienza della pittura nucleare, prende le mosse dagli <em>Otto peccati capitali della nostra civilt\u00e0 <\/em>di Konrad Lorenz e rappresenta lo specchio di un mondo in degrado, \u201cla rivelazione del male etico ed estetico della nostra societ\u00e0\u201d (Gillo Dorfles 2001). Il percorso si conclude al secondo piano con una selezione di opere del periodo nucleare (tra cui <em>Due personaggi notturni <\/em>e <em>Piccolo bambino con i suoi giochi<\/em> del 1952), tema particolarmente caro a Baj sin dagli esordi, perch\u00e9 \u201cnon si pu\u00f2 rimanere indifferenti alla bomba atomica, percepita come mostruosit\u00e0 e contrabbandata come futura fonte di energia\u201d. Dal pericolo nucleare a quello del militarismo, dagli abusi del potere ai molti mali della contemporaneit\u00e0, si passano cos\u00ec in rassegna tutte le grandi paure del nostro tempo, alcune delle quali tristemente attuali. Del resto, la parola \u201cbaj\u201d, amava ricordare l&#8217;artista, in polacco significa \u201ccantastorie\u201d. Non \u00e8 un caso se il percorso espositivo si apre con il <em>Personaggio urlante<\/em> (1964), recentemente esposto al Cobra Museum di Amstelveen (Paesi Bassi). <strong>L&#8217;intera opera di Baj, infatti, racconta e denuncia perch\u00e9, in fin dei conti, come soleva ripetere lo stesso artista: \u201cLa pittura \u00e8 una via \u2013 una via che ho scelto \u2013 verso la libert\u00e0. \u00c8 una pratica di libert\u00e0.\u201d<\/strong><br \/>\nLa mostra continua poi allo <strong>Studio Marconi &#8217;65<\/strong> con una selezione di opere grafiche.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A conclusione del programma espositivo 2017 la Fondazione Marconi presenta una mostra dedicata a Enrico Baj, figura di primo piano nel panorama artistico contemporaneo, ed aperta fino al 27 gennaio 2018. Erede dello spirito surreal-dadaista e sperimentatore di inedite tecniche e soluzioni stilistiche, Enrico Baj promuove nel 1951, assieme a Sergio Dangelo, il Movimento Nucleare. Nel 1953 conosce Asger Jorn con il quale fonda il Movimento Internazionale per un Bauhaus Immaginista, schierandosi contro la forzata razionalizzazione e geometrizzazione dell&#8217;arte. A partire dagli anni Cinquanta \u00e8 presente sulla scena internazionale e, in particolare, espone regolarmente a Parigi. Fa il suo debutto [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2017\/11\/22\/larte-e-liberta-enrico-baj-in-mostra-alla-fondazione-marconi-di-milano\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59246,59281,53888,53709,53710,9894,10357,41640,28386,44441,87,35409,17505,35188,64,28369,7576,35223],"tags":[59480,51682,35442,271300,249,271301,271302],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11045"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11045"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11045\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11054,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11045\/revisions\/11054"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11045"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11045"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11045"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}