{"id":11426,"date":"2018-01-11T22:29:51","date_gmt":"2018-01-11T22:29:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=11426"},"modified":"2018-01-11T22:29:51","modified_gmt":"2018-01-11T22:29:51","slug":"winckelmann-e-il-museo-capitolino-nella-roma-del-settecento-qui-e-il-tesoro-delle-antichita-di-roma-e-adesso-il-tempo-delle-celebrazioni-winckelmanniane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/01\/11\/winckelmann-e-il-museo-capitolino-nella-roma-del-settecento-qui-e-il-tesoro-delle-antichita-di-roma-e-adesso-il-tempo-delle-celebrazioni-winckelmanniane\/","title":{"rendered":"Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento. Qui \u00e8 il Tesoro delle Antichit\u00e0 di Roma. E\u2019 adesso il tempo delle celebrazioni winckelmanniane."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/Johann_Joachim_Winckelmann_Raphael_Mengs_after_1755-e1515708916957.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11427\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/Johann_Joachim_Winckelmann_Raphael_Mengs_after_1755-e1515708916957.jpg\" alt=\"Johann_Joachim_Winckelmann_(Raphael_Mengs_after_1755)\" width=\"300\" height=\"390\" \/><\/a>\u201c<em>Vivo come un artista e come tale sono accolto nei luoghi dove ai giovani \u00e8 permesso di studiare, come nel Campidoglio. Qui \u00e8 il\u00a0<\/em><strong><em>Tesoro delle antichit\u00e0 di Roma<\/em><\/strong><em>\u00a0e qui ci si pu\u00f2 trattenere in tutta libert\u00e0 dalla mattina alla sera<\/em>\u201d. \u00a0 <strong>\u00c8 il 7 dicembre del 1755 ed \u00e8 con queste parole che<\/strong>\u00a0<strong>Johann Joachim Winckelmann<\/strong>, <strong>giunto a Roma da appena tre settimane grazie a una borsa di studio conferita dal principe Elettore di Sassonia, descrive a un amico la sua prima visita al\u00a0Museo Capitolino<\/strong>,<strong> il primo museo pubblico d\u2019Europa, luogo in cui il vitale rapporto con l\u2019Antico pu\u00f2 essere coltivato in assoluta libert\u00e0, \u201c<em>von Morgen bis in den Abend<\/em>\u201d (dalla mattina alla sera).<\/strong> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/72457-image003.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-11428\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/72457-image003.jpg\" alt=\"72457-image003\" width=\"349\" height=\"261\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/72457-image003.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/72457-image003-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 349px) 100vw, 349px\" \/><\/a>Nei tredici anni successivi, fino alla\u00a0<strong>tragica morte<\/strong>\u00a0avvenuta a Trieste l\u20198 giugno del 1768, Winckelmann, nato a Stendal il 9 dicembre del 1717 in una famiglia molto modesta, definisce i contenuti fondamentali del Neoclassicismo tardo-settecentesco e getta le basi teoriche dell\u2019archeologia moderna, dando vita a un raffinato sistema di valutazione cronologica e stilistica delle opere antiche fondato sull\u2019osservazione diretta dei manufatti e l\u2019attenta lettura delle fonti letterarie. \u201c<em>Novello Colombo<\/em>\u201d, \u201c<em>scopritore di una terra a lungo presagita, menzionata e discussa, e lo si pu\u00f2 ben dire, un tempo conosciuta e poi nuovamente perduta<\/em>\u201d. Cos\u00ec\u00a0<strong>Johann Wolfgang<\/strong>\u00a0<strong>Goethe<\/strong>\u00a0esprime l\u2019impatto rivoluzionario dell\u2019opera di Winckelmann, e in particolare della<em>Storia dell\u2019Arte nell\u2019Antichit\u00e0<\/em>\u00a0pubblicata a Dresda nel 1764.\u00a0 \u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/670X350_0-e1515709053144.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11429\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/670X350_0-e1515709053144.jpg\" alt=\"670X350_0\" width=\"370\" height=\"193\" \/><\/a> <strong>La mostra \u201c<em>Il Tesoro di Antichit\u00e0. Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento<\/em>\u201d, ai Musei Capitolini aperta fino al 22 aprile 2018, intende celebrare\u00a0gli importanti anniversari winckelmanniani del 2017 (300 anni dalla nascita) e del 2018 (250 anni dalla morte) e si inserisce nel contesto delle manifestazioni europee coordinate dalla\u00a0<\/strong><strong>Winckelmann Gesellschaft di Stendal<\/strong><strong>, dall\u2019<\/strong><strong>Istituto Archeologico Germanico\u00a0<\/strong><strong>di Roma e dai\u00a0<\/strong><strong>Musei Vaticani<\/strong><strong>. <\/strong>Promossa da\u00a0<em><strong>Roma Capitale<\/strong><\/em>,\u00a0<em><strong>As<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/01_80-e1515709110795.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-11430\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/01_80-e1515709110795.jpg\" alt=\"01_80\" width=\"311\" height=\"473\" \/><\/a>sessorato alla Crescita culturale \u2013 Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali<\/strong><\/em>\u00a0e a cura di\u00a0<strong>Eloisa Dodero<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Claudio Parisi Presicce<\/strong>, con l\u2019organizzazione di\u00a0<em><strong>Z\u00e8tema Progetto Cultura<\/strong><\/em>, la mostra ha una duplice finalit\u00e0: la prima, offrire ai visitatori il racconto degli anni cruciali che hanno portato, nel\u00a0<strong>dicembre del 1733<\/strong>, all\u2019<strong>istituzione del Museo Capitolino<\/strong>,\u00a0<strong>il<\/strong>\u00a0<strong>primo museo pubblico d\u2019Europa<\/strong>, destinato non solo alla conservazione ma anche alla promozione della \u201c<em>magnificenza e splendor di Roma<\/em>\u201d; la seconda, presentare le sculture capitoline sotto una luce diversa, ovvero attraverso le\u00a0<strong>intuizioni<\/strong>,\u00a0<strong>spesso geniali<\/strong>, del grande Winckelmann.\u00a0<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/monumento-Winck-e1515709234814.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-11431 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/01\/monumento-Winck-e1515709234814.jpg\" alt=\"monumento-Winck\" width=\"325\" height=\"413\" \/><\/a>\u00a0 Arricchita da una selezione di\u00a0<strong>124 opere<\/strong>, il\u00a0<em>Tesoro di Antichit\u00e0\u00a0<\/em>si sviluppa in\u00a0<strong>tre sedi diverse<\/strong>\u00a0nell\u2019ottica di una \u201cmostra diffusa\u201d: le Sale Espositive di Palazzo Caffarelli, le Stanze Terrene di Sinistra del Palazzo Nuovo e le Sale del Palazzo Nuovo. Le\u00a0<strong>Sale Caffarelli<\/strong>, sede centrale dell\u2019evento, ospitano documenti originali, volumi, disegni, incisioni, dipinti, sculture antiche e moderne, in grado di narrare i primi anni di vita del Museo Capitolino, dall\u2019importante premessa costituita dall\u2019allestimento del\u00a0<strong>portico della Roma Cesi<\/strong>\u00a0nel cortile del Palazzo dei Conservatori, all\u2019acquisto\u00a0di 416 sculture\u00a0da parte di Clemente XII (<em>r.\u00a0<\/em>1730-1740) della collezione del\u00a0<strong>cardinale Alessandro Albani<\/strong>\u00a0nel dicembre del 1733, vero e proprio atto di fondazione del Museo, fino alla pubblicazione tra il 1741 e il 1755 del\u00a0<strong>primo catalogo illustrato<\/strong>\u00a0delle sculture capitoline, destinato a diffondere in Europa la conoscenza di un patrimonio inestimabile. Sculture antiche delle\u00a0<em>Staatliche Kunstsammlungen\u00a0<\/em>di\u00a0<strong>Dresda<\/strong>, un tempo esposte nel Palazzo Albani alle Quattro Fontane, tornano a Roma per ricongiungersi, dopo quasi trecento anni, con le opere della stessa collezione confluite nel Museo Capitolino. Vedute e preziosi disegni a sanguigna realizzati dall\u2019artista francese\u00a0<strong>Hubert Robert<\/strong>(1733-1808) e oggi divisi tra i musei di Valence e Valenciennes e il Getty Museum di Los Angeles, documentano la Piazza del Campidoglio e i palazzi capitolini nella seconda met\u00e0 del \u2019700. Ritratti di\u00a0<strong>Pompeo Batoni<\/strong>\u00a0(1708-1787) dal Museo del Prado e dalla Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini danno un volto ai papi e alle personalit\u00e0 che hanno contributo all\u2019affermazione del Museo Capitolino come centro di elaborazione culturale della Roma del tempo.\u00a0La sezione espositiva di Palazzo Caffarelli si chiude con la presentazione di alcuni aspetti del soggiorno di\u00a0<strong>Winckelmann a Roma<\/strong>: i luoghi in cui abita, le ville, i palazzi e le biblioteche che frequenta, i personaggi che fanno parte del suo entourage; uno \u201c<strong>spazio immersivo<\/strong>\u201d, in cui sono impiegate tecnologie di realt\u00e0 virtuale, offre la possibilit\u00e0 di approfondire alcuni passaggi della\u00a0<em>Storia dell\u2019Arte<\/em>\u00a0attraverso una selezione di sculture capitoline e riprese esclusive realizzate a Villa Albani Torlonia. Nelle\u00a0<strong>Stanze terrene di sinistra del Palazzo Nuovo<\/strong>, reintegrate nel percorso del Museo e riaperte al pubblico per la prima volta dopo alcuni anni,\u00a0<strong>sono ricreatiallestimenti espositivi ormai perduti<\/strong>: sculture oggi conservate nei depositi dei Musei Capitolini e della Centrale Montemartini, consentono una suggestiva\u00a0<strong>immersione nella realt\u00e0 settecentesca del Museo<\/strong>. Uno splendido\u00a0<strong>tripode in marmo da Villa d\u2019Este<\/strong>, un tempo importante elemento dell\u2019arredo dell\u2019atrio del Palazzo Nuovo e dal 1797 al Louvre, ritorna ai Musei Capitolini per essere esposto nel Salone e tornare a dialogare con una statua di Atena un tempo collocata di fronte a lui nell\u2019atrio del palazzo, come rivela il raffinato disegno di Hubert Robert. La ricostruzione analogica nelle Stanze terrene \u00e8 accompagnata da\u00a0<strong>ricostruzioni 3D<\/strong>\u00a0delle sale del Museo che hanno subito i cambiamenti pi\u00f9 significativi dagli anni del soggiorno di Winckelmann a Roma. \u00a0 Nelle magnifiche sale che ospitano da quasi trecento anni la collezione permanente del<strong>\u00a0Palazzo Nuovo<\/strong>, infine, \u00e8 stato predisposto un percorso di visita speciale, dedicato al grande studioso tedesco:\u00a0<strong>30 sculture<\/strong>\u00a0sono lette attraverso gli occhi di Winckelmann con l\u2019obiettivo di evidenziare l\u2019influenza esercitata dalla\u00a0<em>Storia dell\u2019Arte\u00a0<\/em>e dai\u00a0<em>Monumenti Antichi Inediti\u00a0<\/em>\u2013 l\u2019opera italiana di Winckelmann pubblicata nel 1767 \u2013 sull\u2019interpretazione e la valutazione stilistica dei capolavori capitolini. Negli anni in cui Winckelmann rivoluziona il modo di studiare le testimonianze del mondo antico dando inizio alla moderna archeologia, il modello di museo pubblico rappresentato dal Museo Capitolino si diffonde rapidamente in tutta Europa, segnando la nascita di modalit\u00e0 del tutto nuove di fruizione dei beni artistici: un\u00a0<em>Tesoro di Antichit\u00e0<\/em>\u00a0non pi\u00f9 concepito come propriet\u00e0 esclusiva di pochi, ma come luogo destinato all\u2019avanzamento culturale della societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza \u00a0 \u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cVivo come un artista e come tale sono accolto nei luoghi dove ai giovani \u00e8 permesso di studiare, come nel Campidoglio. Qui \u00e8 il\u00a0Tesoro delle antichit\u00e0 di Roma\u00a0e qui ci si pu\u00f2 trattenere in tutta libert\u00e0 dalla mattina alla sera\u201d. \u00a0 \u00c8 il 7 dicembre del 1755 ed \u00e8 con queste parole che\u00a0Johann Joachim Winckelmann, giunto a Roma da appena tre settimane grazie a una borsa di studio conferita dal principe Elettore di Sassonia, descrive a un amico la sua prima visita al\u00a0Museo Capitolino, il primo museo pubblico d\u2019Europa, luogo in cui il vitale rapporto con l\u2019Antico pu\u00f2 essere coltivato [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/01\/11\/winckelmann-e-il-museo-capitolino-nella-roma-del-settecento-qui-e-il-tesoro-delle-antichita-di-roma-e-adesso-il-tempo-delle-celebrazioni-winckelmanniane\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44662,9894,53794,41640,44503,44441,87,17505,35188,59343],"tags":[59480,287996,59712,287997,287995,406698,287998],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11426"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11426"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11426\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11432,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11426\/revisions\/11432"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11426"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11426"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11426"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}