{"id":11771,"date":"2018-02-17T21:24:52","date_gmt":"2018-02-17T21:24:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=11771"},"modified":"2018-02-17T21:25:42","modified_gmt":"2018-02-17T21:25:42","slug":"bruno-mangiaterra-artista-concettuale-tra-i-piu-noti-in-europa-in-mostra-a-milano-nellex-studio-di-piero-manzoni-in-brera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/02\/17\/bruno-mangiaterra-artista-concettuale-tra-i-piu-noti-in-europa-in-mostra-a-milano-nellex-studio-di-piero-manzoni-in-brera\/","title":{"rendered":"Bruno Mangiaterra, artista concettuale tra i pi\u00f9 noti in Europa, in mostra a Milano nell\u2019Ex-Studio di Piero Manzoni  in Brera."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/MG_3156.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11772\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/MG_3156.jpg\" alt=\"_MG_3156\" width=\"500\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/MG_3156.jpg 500w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/MG_3156-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La definizione di <strong>arte concettuale nel contesto dell&#8217;arte contemporanea \u00a0si deve a Joseph Kosuth<\/strong> che lo utilizz\u00f2 verso la met\u00e0 degli anni Sessanta del Novecento \u00a0per definire il suo obiettivo di un&#8217; arte fondata sul pensiero e non pi\u00f9 su un ormai frainteso ed equivoco piacere estetico.<\/p>\n<p>Nel \u00a01965 \u00a0Kosuth realizz\u00f2 l&#8217;opera <em>Una e tre sedie<\/em> che comprendeva una vera sedia, una sua riproduzione fotografica ed un pannello su cui era stampata la definizione da dizionario della parola &#8220;sedia&#8221;: l&#8217;artista si proponeva di richiamare lo spettatore a meditare sulla relazione tra immagine e parola \u00a0in termini logici e semeiotici. Comunque gi\u00e0 nell&#8217;anno \u00a01960, e probabilmente all&#8217;insaputa uno dell&#8217;altro, il catalano \u00a0Joan Brossa\u00a0 aveva concepito il poema-oggetto <em>Cerilla<\/em> (fiammifero), che riuniva la parola &#8220;cerilla&#8221;, il disegno di un fiammifero e il fiammifero vero e proprio. Il meccanismo logico-semiotico \u00e8 lo stesso in ambedue i casi. La rarefazione dei contenuti emozionali nell&#8217;arte perseguita dagli artisti concettuali arriv\u00f2 ben presto anche a determinare la volont\u00e0 di prescindere dall&#8217;opera d&#8217;arte in s\u00e9: l&#8217;idea e la riflessione subentrarono cos\u00ec al manufatto, all&#8217;oggetto, indipendentemente dal loro carattere tradizionale o innovativo<strong>. \u00a0Questa introduzione su ci\u00f2 che \u00e8 stata e su ci\u00f2 che \u00e8 ancora oggi l\u2019arte concettuale serve ad immetterci nella bellissima mostra che Bruno Mangiaterra, italiano e\u00a0 artista di focale\u00a0 rilievo internazionale, ha messo in piedi a Milano nell\u2019Ex-Studio di Piero Manzoni\u00a0 in zona Brera, aperta fino al 22 febbraio. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/MANGIATERRA-IMMAGINE-X-SPED.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11773\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/MANGIATERRA-IMMAGINE-X-SPED.jpg\" alt=\"MANGIATERRA-IMMAGINE X SPED\" width=\"500\" height=\"229\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/MANGIATERRA-IMMAGINE-X-SPED.jpg 500w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/MANGIATERRA-IMMAGINE-X-SPED-300x137.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>E nell\u2019Omaggio a Pier Paolo Calzolari come recita la nota in catalogo, qual\u2019 \u00e8 appunto questa mostra titolata \u201cGloria Mundi\u201d e dedicata\u00a0 all\u2019artista italiano che \u00e8 stato suo maestro e referente significativo dell\u2019Arte povera, Mangiaterra inscena sequenzialmente l\u2019immagine di una rosa sovrapposta\u00a0 alla O\u00a0 come fosse posta su un altare, su quella che miracolosamente \u00e8 la \u201cParete Manzoni\u201d, \u00a0iterando astrazioni di matrice metafisica ed esistenziale.<\/strong> E\u2019 la rosa, ancor presente specialmente nell&#8217;iconografia della mistica cristiana, per la bellezza, il profumo, per il mistero della sua forma\u00a0 e per il colore per lo pi\u00f9 rosso, simbolo antichissimo dell&#8217;amore. A questa simbologia appartengono sia la coppa del \u00a0Graal, \u00a0sia la rosa celeste (Candida Rosa) della Divina Commedia di Dante, sia la <em>rosa mistica<\/em> delle Litanie. Ma fermiamoci qui perch\u00e9 gi\u00e0\u00a0 Gertrude Stein diceva: \u201cla rosa \u00e8 una rosa, una rosa, una rosa\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il percorso concettuale che fin dagli anni Settanta del Novecento Bruno Mangiaterra va delineando, vive l\u2019umilt\u00e0 delle cose minute, anzi canta l\u2019altrove che \u00e8 qui, \u00e8 il suo \u201cgloria mundi\u201d; nasce dall\u2019unione di tratti formali e di elementi esistenziali o storici noti, condivisi, con un carattere assolutamente personale.<\/strong> Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto e avviene per temi, temperatura, inclinazioni e intenzioni espressive, per muovere o rimuovere l\u2019arte in sintonia in tutto e per tutto al proprio tempo. Le sue opere e le sue installazioni sono mosse da un\u2019interrogazione verticale e assoluta, segretamente filosofica, sulla natura dell\u2019esistenza, sui quattro elementi del mondo, e sulla consistenza della stessa realt\u00e0. Mangiaterra non \u00e8 mai stato un artista alla macchia, mai disperso nell\u2019assideramento politico e culturale, semmai carico sempre di quell\u2019istanza etica che gli ha fatto realizzare attraverso il sentimento di vivere e scrivere con segni, forme e colori, come dai margini del tempo e della vita, un desiderio estremo di precisione, di esattezza, diciamo pure di verit\u00e0. La realizzazione artistica ed estetica per Bruno Mangiaterra \u00e8 solo il pretesto di una riflessione profonda, acuta, magmatica, mette il segno sulla capacit\u00e0 della parola poetica che spesso attraversa teleri, di toccare persone e cose, di alitare come per un soffio vitale e di salvaguardare la memoria della vita, di promuoverne il contatto. La fondamentale movenza elegiaca, l\u2019iterazione dell\u2019immagine, i ricordi dell\u2019infanzia, del paese e della famiglia, i fotogrammi del paesaggio, il mare Adriatico, le sequenze di oggetti e loro particolari, la crescita politica e sociale, il vivere stesso nella sua transitoriet\u00e0, non sono che il discorso testamentario e sapienziale dell\u2019artista lauretano. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/rosa-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-11774\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/rosa-2.jpg\" alt=\"rosa 2\" width=\"500\" height=\"379\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/rosa-2.jpg 500w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/02\/rosa-2-300x227.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><strong>E\u2019 in ci\u00f2 il \u201cgloria mundi\u201d, in queste relazioni primarie fra il pensiero e la filosofia di Mangiaterra, per aver egli scosso il segno e l\u2019immagine, per aver sfidato il simbolico.<\/strong> <strong>Il taglio delle immagini \u00e8 secco, forsanche iperbarocco e per ci\u00f2 attualissimo, deciso, volutamente aperto all\u2019armonia, alla compiutezza, alla sensatezza della realt\u00e0, per via della simulazione, della metafora ed anche dell\u2019allegoria. D\u2019altronde \u00e8 bene sapere che l\u2019astrazione tende ad assimilare la rappresentazione, la simulazione tende a sovvertirla. E i nuovi codici che tappezzano l\u2019arte di Bruno Mangiaterra, ad iniziare dalle sequenze concettuali che tengono conto del suo essere stato folgorato dall\u2019incontro con le metodologie dell\u2019arte contemporanea ormai aperta alle contaminazioni, con impressioni, spunti, riflessioni e ricordi, lascia pensare che ogni grande opera d\u2019arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l\u2019eternit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Bruno Mangiaterra \u00e8 nato a Loreto nel 1952. Negli anni dello studio pratica frequentemente artisti e critici d\u2019arte contemporanea e nel contempo effettualizza il suo lavoro ed espone alle prime mostre. Fin dal 1973, studente all\u2019Accademia di Belle Arti di Urbino, lavora ininterrottamente presentando il proprio lavoro in rassegne culturali personali e collettive, in Italia e all\u2019 estero. Vive e lavora nelle Marche a Loreto (An). E\u2019 docente di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico &#8220;E. Mannucci &#8221; di Ancona. E\u2019 stato segnalato pi\u00f9 volte da Giulio Turcato, ha pubblicato libri d\u2019arte e cartelle di incisioni con testi poetici e filosofi contemporanei tra gli altri : Carla Clementi, Giacomo Luigi Busilacchi, Umberto Piersanti, Eugenio De Signoribus, Plinio Acquabona, Paolo Volponi, Gianni D\u2019Elia, Giuseppe Cacciatore, Pasquale Venditti, Alessandro Cat\u00e0, Francesco Scarabocchi, Graziano Crinella. Le sue opere sono presenti in numerose Collezioni pubbliche e private. Ha ideato numerose rassegne di Arte Contemporanea e convegni culturali per Enti e Istituzioni.<\/p>\n<p>Hanno scritto di lui fra gli altri Giacomo Luigi Busilacchi (An), Carlo Cecchi (Jesi), Carla Clementi (An), Vincenzo Piermattei (An), Giancarlo Bassotti (Jesi), Mariastella Rizzo (Mi), Gualtiero De Santi (PU), Armando Ginesi (Jesi), Mariano Apa (Roma), Giorgio Verzotti (Mi), Toni Toniato (Ve), Carlo Melloni (Ap),Enrico Savini (Jesi), Daniela Bontempo (An), Eenzo Di Grazia (Firenze), Vittorio Erlindo (Mn), Pierre Restany (Mi), Giovanni Grassi (Sorrento), Donatella Gallone (Napoli), Grazia Maria Torri (Fo), M.Savini (Ap), E. Di Mauro (To), Roberto Lambarelli (Roma), Vittorio Rubiu (Roma), Giulio Turcato (Roma), Laura Monaldi (Ap), Bruno Ceci (Urbino), Lucilla Nicolini (An), Roberta Ridolfi (PU), Gabriele Perretta (Roma), Franco Jesurun (Trieste), Bruno Cantarini (Ancona), Luciano Marucci (Ap), Giovanni Bonanno (Palermo), Valerio Deh\u00f2 (Bo), Massimo Raffaeli (An), Carlo Franza (Mi) Enrico Capodaglio (PU), Daniela Simoni (Fermo), Marck Delrue (Belgio). Ha vinto nel 2008 il Premio delle Arti-Premio della Cultura al Circolo della Stampa Milano. Nel 2011 \u00e8 presente alla 54\u00b0 Esposizione Internazionale d\u2019arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia Marche.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; La definizione di arte concettuale nel contesto dell&#8217;arte contemporanea \u00a0si deve a Joseph Kosuth che lo utilizz\u00f2 verso la met\u00e0 degli anni Sessanta del Novecento \u00a0per definire il suo obiettivo di un&#8217; arte fondata sul pensiero e non pi\u00f9 su un ormai frainteso ed equivoco piacere estetico. 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