{"id":12086,"date":"2018-03-24T22:26:41","date_gmt":"2018-03-24T22:26:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=12086"},"modified":"2018-03-24T22:26:41","modified_gmt":"2018-03-24T22:26:41","slug":"la-ricerca-di-maria-lai-lartista-che-coniuga-la-tradizione-della-civilta-sarda-con-i-linguaggi-dellarte-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/03\/24\/la-ricerca-di-maria-lai-lartista-che-coniuga-la-tradizione-della-civilta-sarda-con-i-linguaggi-dellarte-contemporanea\/","title":{"rendered":"La ricerca di Maria Lai, l\u2019artista  che coniuga la tradizione della civilt\u00e0 sarda con i linguaggi dell\u2019arte contemporanea."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/03\/Fig.-19-e1521929491851.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12087\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/03\/Fig.-19-e1521929491851.jpg\" alt=\"maria lai ph gianni polinas www.gianni-polinas.com\" width=\"300\" height=\"270\" \/><\/a>\u201cAppo intenso sonu\u2019 e telarzu, e sa bidda no par\u00ecat pi\u00f9 morta \u2026\u201d (Ho sentito un batter di telaio, e il villaggio non mi sembrava pi\u00f9 morto)<\/strong>, cos\u00ec ebbe a scrivere Salvatore Cambosu, scrittore sardo e prima insegnante poi grande amico di Maria Lai. Anzi, lui dettava e lei scriveva.<\/p>\n<p>L\u2019opera di <strong>Maria Lai <\/strong>(Ulassai, 27 settembre 1919 \u2013 Cardedu, 16 aprile 2013) si impone nel panorama artistico internazionale e lo dimostra la sua presenza, l\u2019anno scorso 2017, sia alla Biennale di Venezia, sia a Documenta di Kassel. La mostra, di Maria Lai dal titolo \u201cIl filo e l\u2019infinito\u201d \u00a0\u00a0che si tiene nelle gallerie degli Uffizi di Firenze ( Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti) ed aperta fino al 3 giugno 2018\u00a0 \u00a0celebra la sua ricerca che si \u00e8 svolta per pi\u00f9 di un settantennio, con un costante rinnovarsi del linguaggio che la porta dal realismo lirico degli anni Quaranta alle scelte informali dei tardi anni Cinquanta e dai lavori polimaterici dei primi anni Sessanta<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/03\/Fig.-9-e1521929597538.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-12089 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/03\/Fig.-9-e1521929597538.jpg\" alt=\"Fig. 9\" width=\"266\" height=\"400\" \/><\/a> alle successive opere concettuali.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/03\/Fig.-18-e1521929559392.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12088\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/03\/Fig.-18-e1521929559392.jpg\" alt=\"M.Lai GEGE 0037 &quot;errando 2&quot; 2008 100x100x5\" width=\"300\" height=\"296\" \/><\/a><\/p>\n<p>Va compreso in tutta la sua profondit\u00e0 il significato della sua azione collettiva <strong><em>Legarsi alla montagna<\/em><\/strong><em>, <\/em>che si vede nei video con cui idealmente si apre questa mostra, coivolgendo completamente paesaggio e persone; Maria Lai realizza qualcosa di magico a Ulassai, il paese tra i monti dell\u2019Ogliastra dove era nata, a cui la stringevano vincoli di affetto, ma anche l\u2019esperienza tragica della morte del fratello, ucciso a trentadue anni in un tentativo di sequestro. <em>Legarsi alla montagna <\/em>\u00e8 la prima opera relazionale compiuta in Italia e si ispira a un\u2019antica leg<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/03\/Fig.-14-e1521929659670.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-12090 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/03\/Fig.-14-e1521929659670.jpg\" alt=\"Curiosape\" width=\"300\" height=\"181\" \/><\/a>genda che tutti a Ulassai conoscevano: la storia di una bambina che, durante un furioso temporale, esce dalla grotta dove si era rifugiata, attratta da un belliss<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/03\/Fig.-8-e1521929940987.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12092\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/03\/Fig.-8-e1521929940987.jpg\" alt=\"M.Lai 51x17x4.5\" width=\"320\" height=\"762\" \/><\/a>imo nastro che vola nel cielo e, con quel gesto a prima vista azzardato, si salva da una frana devastante. L\u2019insegnamento della leggenda \u00e8 semplice: la bellezza e l\u2019arte, apparentemente cos\u00ec inutili, ci salvano la vita. Il primo filo da considerare in questa mostra \u00e8 dunque quel nastro ormai distrutto (strisce di tela lunghe in tutto ventisei chilometri) con cui Maria Lai entra nella scena dell\u2019arte contemporanea internazionale.<\/p>\n<p>\u201cAl centro di questa rassegna \u2013 ha \u00a0spiegato \u00a0<strong>Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi<\/strong> &#8211; sta il mezzo pi\u00f9 tipico del suo lavoro cio\u00e8 quel filo che \u2018lega e collega\u2019 in maniera senz\u2019altro viva e che infatti spesso rimane libero e non ancora cucito: tra i vari riferimenti mitologici non pu\u00f2 che ricordare Penelope che tesse durante il giorno e nella notte scioglie i fili\u201d.<\/p>\n<p>Il telaio, lo strumento millenario della tessitura, compare gi\u00e0 in un suo disegno degli anni Quaranta e figure di tessitrici si incontrano nelle sue carte successive. Nel 1967 realizza <strong><em>Oggetto-paesaggio<\/em><\/strong><em>, <\/em>esposto qui nella prima sala della mostra: un telaio disfatto, ingombro di fili spezzati e senza ordine, che occupa lo spazio come un totem. Una scultura\/installazione che dialoga con l\u2019arte concettuale, in particolare con il Nouveau R\u00e9alisme di Arman e Spoerri, e pi\u00f9 ancora con le \u201carmi\u201d di Pascali, dell\u2019anno precedente. Gi\u00e0 qui il rapporto doppio col passato e con la contemporaneit\u00e0 \u00e8 caratteristico della ricerca di Maria Lai e porta ogni suo lavoro a essere al tempo stesso aperto ai linguaggi dell\u2019oggi e legato alle proprie radici e alla propria storia. Dai <strong><em>Telai <\/em><\/strong>nascono le <strong><em>Tele cucite<\/em><\/strong>, che da un lato continuano a evocare il mondo arcaico dell\u2019arte tessile della Sardegna, dall\u2019altro si inseriscono in quella ricerca espressiva che lavora non sulla tela, <strong>ma con la tela<\/strong> dialogando quindi con i polimaterici di Prampolini, i <em>Sacchi <\/em>di Burri, le <em>Tele fasciate <\/em>di Scarpitta, i tessuti irrigiditi dal caolino di Piero Manzoni, le tele di Castellani e Bonalumi o in quelle svuotate di Dadamaino. Lai trasforma l\u2019oggetto quotidiano, nato per essere utile o almeno decorativo, in un oggetto poetico che non serve a nulla, ma \u00e8 pi\u00f9 importante di ogni funzionalit\u00e0 perch\u00e9 insegna a pensare e a capire. Il passo successive sono le <strong><em>Scritture <\/em><\/strong>dalle quali nascono, sempre alla fine degli anni Settanta<em>, <\/em>secondo un percorso strettamente consequenziale, i <strong><em>Libri <\/em><\/strong>che spesso si compongono in fiabe visive: tra le prime, <strong><em>Tenendo per mano l\u2019ombra<\/em><\/strong>, del 1987, incentrato sulla capacit\u00e0 di accettare il negativo che \u00e8 in noi tutti. \u00a0Per la seconda volta gli spazi delle Gallerie degli Uffizi ospitano Maria Lai; nel 2004 l\u2019artista aveva allestito al Giardino di Boboli <strong>l\u2019<em>Invito a tavola<\/em><\/strong>, un grande desco apparecchiato con pane e libri in terracotta, che proprio adesso \u00e8 in mostra a New York. Non mancano riferimenti a Firenze nell\u2019opera dell\u2019artista sarda, dalle mappe immaginarie di Leonardo da Vinci copiate a Firenze, fino all\u2019opera <strong><em>Il mare ha bisogno di fichi<\/em><\/strong>, realizzata nel 1986 in occasione del ventesimo anniversario dell\u2019alluvione del 4 novembre 1966. \u201c<strong>Questo dovrebbe fare l\u2019arte: farci sentire pi\u00f9 uniti<\/strong>\u201d amava dire Maria Lai.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cAppo intenso sonu\u2019 e telarzu, e sa bidda no par\u00ecat pi\u00f9 morta \u2026\u201d (Ho sentito un batter di telaio, e il villaggio non mi sembrava pi\u00f9 morto), cos\u00ec ebbe a scrivere Salvatore Cambosu, scrittore sardo e prima insegnante poi grande amico di Maria Lai. Anzi, lui dettava e lei scriveva. L\u2019opera di Maria Lai (Ulassai, 27 settembre 1919 \u2013 Cardedu, 16 aprile 2013) si impone nel panorama artistico internazionale e lo dimostra la sua presenza, l\u2019anno scorso 2017, sia alla Biennale di Venezia, sia a Documenta di Kassel. La mostra, di Maria Lai dal titolo \u201cIl filo e l\u2019infinito\u201d \u00a0\u00a0che [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/03\/24\/la-ricerca-di-maria-lai-lartista-che-coniuga-la-tradizione-della-civilta-sarda-con-i-linguaggi-dellarte-contemporanea\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59281,53889,53888,74779,53709,53710,9894,28280,108230,28386,44441,87,28308,17505,28369],"tags":[298311,17462,59480,298310,231274,17520,16896,298312,149145],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12086"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12086"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12086\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12093,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12086\/revisions\/12093"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12086"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12086"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12086"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}