{"id":12665,"date":"2018-05-28T20:56:13","date_gmt":"2018-05-28T20:56:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=12665"},"modified":"2018-05-28T21:19:57","modified_gmt":"2018-05-28T21:19:57","slug":"nove-fotografi-internazionali-interpretano-i-musei-vaticani-a-palazzo-reale-a-milano-uno-scenario-di-vita-arte-e-sacralita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/05\/28\/nove-fotografi-internazionali-interpretano-i-musei-vaticani-a-palazzo-reale-a-milano-uno-scenario-di-vita-arte-e-sacralita\/","title":{"rendered":"Nove fotografi internazionali interpretano i Musei Vaticani. A Palazzo Reale a Milano uno scenario di vita, arte  e sacralit\u00e0."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/10_Cover_Inpienaluce_museivaticani_preview-e1527541610886.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12668\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/10_Cover_Inpienaluce_museivaticani_preview-e1527541610886.jpeg\" alt=\"10_Cover_Inpienaluce_museivaticani_preview\" width=\"360\" height=\"387\" \/><\/a>Aperta a \u00a0<strong>Palazzo Reale di Milano<\/strong> <strong>fino \u00a0al 1\u00b0 luglio 2018 <\/strong>la mostra \u201c<strong><em>In piena luce. Nove fotografi interpretano i Musei Vaticani\u201d<\/em><\/strong><em>,<\/em>a cura di <strong>Micol Forti<\/strong> e <strong>Alessandra Mauro<\/strong>, ideata dai <strong>Musei Vaticani.<\/strong> Nove voci di spicco della fotografia internazionale interpretano la preziosa, classica e contemporanea unicit\u00e0 dei Musei Vaticani. La mostra fa parte del ricco programma di Milano PhotoWeek2018. Promossa e prodotta dal <strong>Comune di Milano \u2013 Cultura, Palazzo Reale<\/strong> e <strong>Musei Vaticani<\/strong>, in collaborazione con <strong>Contrasto<\/strong>, l\u2019esposizione nasce dal progetto di costituzione del <strong>primo fondo fotografico all\u2019interno della Collezione di Arte Cont<\/strong><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/09b_Siragusa_preview-e1527541751620.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-12670 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/09b_Siragusa_preview-e1527541751620.jpeg\" alt=\"09b_Siragusa_preview\" width=\"280\" height=\"187\" \/><\/a><\/em><strong>emporanea dei Musei Vaticani<\/strong>.<\/p>\n<p>Per raggiungere l\u2019ambizioso obiettivo di creare una nuova collezione, si \u00e8 scelto di dare vita a un\u2019occasione di riflessione e di sperimentazione: trasformare un luogo storico, sociale, multiculturale, \u201crituale\u201d, ovvero pienamente simbolico, come i Musei Vaticani, nell\u2019oggetto-soggetto del lavoro creativo di un nucleo di fotografi internazionali, diversi per prospettive di ricerca, formazione, prov<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/09a_Siragusa-a-lavoro1_preview.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12671\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/09a_Siragusa-a-lavoro1_preview-e1527541781246.jpeg\" alt=\"09a_Siragusa a lavoro1_preview\" width=\"380\" height=\"254\" \/><\/a><\/strong>enienza e stile. <em>\u201cLe splendide sale di Palazzo Reale rendono ancora pi\u00f9 speciale questa prima presentazione in un&#8217;istituzione pubblica, &#8211; ha dichiarato l\u2019Assessore alla Cultura del Comune di Milano-, nove sguardi di maestri della fotografia, italiani e stranieri, che affrontano in maniera originale un luogo unico e prezioso per arte, storia, architettura: i Musei Vaticani\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>I fotografi scelti per lavorare all\u2019interno dei Musei Vaticani sono<\/strong> <strong>Bill Armstrong<\/strong>,<strong> Peter Bialobrzeski<\/strong>, <strong>Antonio Biasiucci<\/strong>, <strong>Alain Fleischer<\/strong>,<strong> Francesco Jodice<\/strong>,<strong> Mimmo Jodice<\/strong>,<strong> Rinko Kawauchi<\/strong>, <strong>Martin Parr <\/strong>e <strong>Massimo Siragusa<\/strong>. Ognuno di loro ha operato in momenti distinti e su aspetti diversi di questo museo plurale, realizzando nove lavori autonomi che documentano e interpretano lo spazio interno e quello architettonico delle sale,il flusso di visitatori e le memorie che animano qu<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/08b_Parr_preview.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-12672 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/08b_Parr_preview-e1527541838779.jpeg\" alt=\"08b_Parr_preview\" width=\"380\" height=\"254\" \/><\/a>otidianamente persone e ambienti, le opere esposte e quelle conservate nei depositi, i segni dell\u2019usura e le tracce corporee. Si tratta della <strong>prima volta che un Museo fa realizzare su commissione una produzione di questo tipo<\/strong>, finalizzata a costituire una nuova collezione fotografica indissolubilmente legata al museo stesso, che ne diventa soggetto e destinatario.<\/p>\n<p>Il progetto \u201c<em>In piena luce. Nove fotografi interpretano i Musei Vaticani\u201d <\/em>intende costruire una serie di percorsi tra immaginazione e ricordo, documentazione e interpretazione,componendo un insieme di immagini che possa diventare archivio del presente, strumento di comprensione e osservazione, chiave di accesso per indagini future, attraverso visioni diverse ma tutte attuali e a diverso titolo necessarie. \u00a0Cos\u00ec ha scritto ancora Barbara Jatta: \u201cIl progetto, strutturato come una vera e propria committenza, \u00e8 nato a partire da alcune grandi aree tematiche: il tempo, la storia e la memoria; lo spazio; le persone; le opere e i feticci. <strong>Su questa g<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/08a_Parr-a-lavoro_preview.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12673\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/08a_Parr-a-lavoro_preview-e1527541950730.jpeg\" alt=\"08a_Parr a lavoro_preview\" width=\"380\" height=\"214\" \/><\/a><strong>riglia di riferimento sono stati scelti nove artisti-fotografi che \u201c<em>in piena luce<\/em>\u201d, in piena autonomia e in momenti distinti, hanno affrontato i diversi aspetti: dai visitatori alle opere, dalle architetture ai depositi, da ci\u00f2 che \u00e8 visi<\/strong><strong>bile a quanto \u00e8 lontano dallo sguardo del pubblico, dalle tracce che il pubblico lascia lungo il suo percorso a quelle che l\u2019esperienza percettiva semina nella memoria, dal tempo non solo storico ma anche fisico alla consunzione che trasforma costant<\/strong><strong>emente luoghi e cose, ai simboli di una sempre pi\u00f9 sfuggente \u201cmemoria collettiva\u201d, fino alla distrazione e alla dissociazione da un dialogo realmente vitale con la societ\u00e0. E\u2019 la prima volta che un Museo realizza una produzione di questo tipo: commissionare ad un nucleo di \u201cvoci\u201d e di \u201cocchi\u201d del panorama artistico internazionale una sorta di <em>reportage<\/em> che apre al mondo le porte dei Musei Vaticani e li mostra nella loro prestigiosa e preziosa, classica e contemporanea, unicit\u00e0\u201d<\/strong><strong>. <\/strong>La mostra \u00e8 accompagnata da un volume edito da <strong>Edizioni Musei Vaticani<\/strong> e <strong>Contrasto<\/strong>,con testi di David Campany, Giovanni Careri, Micol Forti, Barbara Jatta, Johanne Lamoureux, Alessandra Mauro.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/06b_Jodice-Mimmo_preview-e1527542110994.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12675\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/06b_Jodice-Mimmo_preview-e1527542110994.jpeg\" alt=\"06b_Jodice Mimmo_preview\" width=\"314\" height=\"440\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Bill Armstrong<\/strong><\/p>\n<p><em>From Sistine Chapel<\/em>, <em>Gestures \u2013 Michelangelo Frescoes<\/em>; <em>Presences \u2013 Quattrocento Frescoes<\/em>, 2015<\/p>\n<p>Unico a lavorare in modo specifico nella Cappella Sistina, Bill Armstrong si \u00e8 concentrato sui volti delle figure realizzate negli affreschi del Quattrocento &#8211; <em>Presences<\/em> &#8211; e sui gesti che animano la Volta e il Giudizio di Michelangelo &#8211; <em>Gestures<\/em>. Il suo procedimento si concentra sul tema della dissolvenza, del \u201cfuori fuoco\u201d come registro stilistico e interpretativo: le figure vengono isolate e poste su potenti sfondi colorati, prima di essere nuovamente fotografate e sfocate. L\u2019esito \u00e8 la creazione di due serie, ognuna di nove immagini, che contrappongono l\u2019armonica fissit\u00e0 dei volti quattrocenteschi alle sagome dei personaggi michelangioleschi, che paiono nuotare nello spazio. Nella prima serie le espressioni rimandano a una diversit\u00e0 di atteggiamenti che restituisce la ricerca dell\u2019ideale rinascimentale. Il tema scelto nella seconda serie, tratta da Michelangelo, \u00e8 invece quello della caduta dell\u2019uomo; al centro della composizione la figura di Eva che accetta il dono della mela, mentre tutto intorno danzano i corpi delle anime cadute in un ritmo che precipita dall\u2019alto verso il basso.<\/p>\n<p>Nato nel 1952 a Montreal (Canada), Armstrong vive e lavora a New York. Dopo gli studi in Storia dell\u2019Arte si dedica alla fotografia. Dal 1997 lavora alla serie <em>Infinity<\/em>, che raccoglie fotografie fuori fuoco realizzate con l\u2019obiettivo puntato all\u2019infinito. Con questa particolare tecnica i soggetti si smaterializzano, diventano evanescenti, si trasformano in forma e colore. Una delle sue realizzazioni viene scelta per la copertina del libro di Lyle Rexer, <em>The Edge of Vision: The Rise of Abstraction in Photography<\/em> (2009). La sua serie <em>Mandala<\/em> \u00e8 stata presentata al Philadelphia Museum of Art nel 2008. Le fotografie di Armstrong fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/05b_Jodice-Francesco_preview.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12676\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/05b_Jodice-Francesco_preview-e1527542144173.jpeg\" alt=\"05b_Jodice Francesco_preview\" width=\"359\" height=\"479\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0Peter Bialobrzeski<\/strong><\/p>\n<p><em>Vatican<\/em>, 2015<\/p>\n<p>Nella serie <em>Vatican<\/em>, l\u2019obiettivo di Peter Bialobrzeski si sofferma sulla configurazione architettonica dei corpi che compongono l\u2019organismo dei Musei Vaticani. Nella luce mattutina o crepuscolare emerge il \u201cpalinsesto\u201d di epoche, forme, funzioni, racchiuse dentro e fuori le mura del Vaticano. Con una sola eccezione, le otto fotografie presentano una visone dall\u2019alto. In alcuni casi a volo d\u2019uccello, quasi cartografica e vertiginosa, prese dalla ringhiera pi\u00f9 alta della cupola di San Pietro o dalla sommit\u00e0 della Torre di Leone IV nei Giardini Vaticani; in altri casi la visione \u00e8 pi\u00f9 ravvicinata, con inquadrature prospettiche ma mai secondo un asse centrale, prese dai corridoi del Museo Egizio, dal tetto del Braccio Nuovo o dalle terrazze delle case di Borgo.\u00a0 Con una calibrata modulazione dell\u2019apertura del diaframma, i colori entrano a popolare gli spazi come elemento costruttivo delle immagini, quasi a comporre vere e proprie architetture di architetture, in un equilibrio mobile tra vuoto e pieno, vicino e lontano, intimit\u00e0 e distanza.<\/p>\n<p>Nato nel 1961 a Wolfsburg (Germania), Peter Bialobrzeski ha studiato Politica e Sociologia prima di diventare fotografo. Viaggia in Asia e studia poi fotografia alla Folkwangschule di Essen e all\u2019LCP di Londra. La sua osservazione dello spazio sociale e urbano lo porta a realizzare profonde e originali realizzazioni raccolte in libri come <em>Neon Tigers: Photographs of Asian Megacities<\/em> (2004), <em>Case Study Homes<\/em> (2010) e <em>The Raw and the Cooked<\/em> (2011). Dal 2002 \u00e8 professore ordinario di fotografia presso l\u2019Universit\u00e0 delle Arti di Brema. Tra i numerosi premi vinti, ricordiamo l\u2019Erich Salomon dalla DGPh (2012).<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/05a_Jodice-Francesco-a-lavoro_preview-e1527542179206.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12677\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/05a_Jodice-Francesco-a-lavoro_preview-e1527542179206.jpeg\" alt=\"05a_Jodice Francesco a lavoro_preview\" width=\"380\" height=\"254\" \/><\/a>Antonio Biasiucci<\/strong><\/p>\n<p><em>Magazzino delle Corazze<\/em>, 2015<\/p>\n<p>Antonio Biasiucci \u00e8 l\u2019unico tra i nove autori ad aver lavorato nei depositi: luogo privato, quasi \u201csegreto\u201d di ogni realt\u00e0 museale, per sua stessa natura non accessibile e destinato a contenere e serbare un patrimonio meno noto di quello esposto al pubblico, ma altrettanto ricco e prezioso. Tra i numerosi depositi dei Musei Vaticani, ha scelto il <em>Magazzino delle Corazze<\/em>, che d\u00e0 il titolo alla serie. Un grande ambiente circolare di straordinario fascino, dove dal Settecento sono custoditi materiali classici: statuette, teste, frammenti. Biasiucci ha selezionato una trentina di reperti, e con ognuno ha instaurato un dialogo intimo, in cui la luce, dosata, meditata ha funzionato da canale comunicativo. Il risultato \u00e8 un\u2019installazione, quasi un mosaico, in cui l\u2019accostamento dei singoli \u201cframmenti\u201d crea un insieme parlante: ricordi assemblati nel grande contenitore della memoria storica.<\/p>\n<p>Nato nel 1961 a Dragoni (Caserta), si trasferisce nel 1980 a Napoli e lavora sugli spazi delle periferie urbane e sulla memoria personale fotografando riti, ambienti e persone del paese nativo. Nel 1984 inzia una collaborazione con l\u2019Osservatorio Vesuviano. Nel 1987 conosce Antonio Neiwiller, attore e regista di teatro: con lui nasce un rapporto di collaborazione. Tra i riconoscimenti ottenuti, l\u2019\u201cEuropean Kodak Panorama\u201d (2005), il \u201cKraszna\/Krausz Photography Book Awards\u201d per i <em>Res. Lo stato delle cose<\/em>. Ha pubblicato, tra l\u2019altro, <em>Magma <\/em>(2008), <em>Vacche <\/em>(2000), <em>Dei pani, dei volti <\/em>(2011) e <em>Codex <\/em>(2016).<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/04b_Fleischer_preview-e1527542233579.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12678\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/04b_Fleischer_preview-e1527542233579.jpeg\" alt=\"04b_Fleischer_preview\" width=\"380\" height=\"123\" \/><\/a>Alain Fleischer\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><em>L&#8217;Eternel et l\u2019Infini<\/em>, 2015<\/p>\n<p>Alain Fleischer ha creato un percorso attraverso gli ambienti dei Musei Vaticani in cui la dimensione spaziale si trasforma in un\u2019esperienza temporale ed emozionale, e la dimensione monumentale delle immagini si traduce in una diluizione della durata della visione. Abituato a lavorare nelle sale museali, per questo progetto, che ha intitolato <em>L\u2019Eternel et l\u2019Infini<\/em>, si \u00e8 mosso come un \u201cvisitatore privilegiato\u201d, attratto dai singoli capolavori e dal modo in cui vivono nello spazio, ma anche affascinato dalla scoperta delle relazioni che le opere intrattengono tra loro e con il contesto architettonico che le contiene. L\u2019esito della sua \u201cvisita\u201d \u00e8 un<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/04a_Fleischer-a-lavoro_preview-e1527542269156.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-12679 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/04a_Fleischer-a-lavoro_preview-e1527542269156.jpeg\" alt=\"04a_Fleischer a lavoro_preview\" width=\"380\" height=\"254\" \/><\/a><\/strong>o stupefacente itinerario visivo, composto da undici fotografie panoramiche di grande formato (un metro di altezza per tre di larghezza), che accompagna l\u2019osservatore nello spazio e nel tempo. Le immagini creano giustapposizioni del tutto nuove; come \u201cnastri\u201d narrativi accolgono e contengono la stratificazione storica e le intrinseche contraddizioni che caratterizzano questo museo plurale, restituendo il senso di continuit\u00e0 temporale che come un filo rosso ne collega i molteplici aspetti.<\/p>\n<p>Nato nel 1944 a Parigi, dopo gli studi in Lettere, Linguistica, Semiologia e Antropologia, si dedica al cinema, alla fotografia, alla scrittura e all\u2019insegnamento. Nella sua arte declina il linguaggio visivo della fotografia con un\u2019attenzione a quello pittorico. Vincitore del Prix de Rome, su incarico del Ministero della Cultura francese concepisce il centro di formazione artistica \u201cLe Fresnoy \u2013 Studio National des Arts Contemporains\u201d che dirige dal 1997. Ha pubblicato volumi di saggi, narrativa e tra i suoi video ricordiamo <em>L\u2019Art d\u2019exposer <\/em>(1984), <em>Le Louvre imaginaire<\/em> (1992), <em>Centre Pompidou. L\u2019espace d\u2019une Odyss\u00e8e<\/em> (2007). Tra le sue retrospettive, quelle del CNP (1995) e della Maison Europ\u00e9enne de la Photographie di Parigi (2003).<\/p>\n<p><strong>Francesco Jodice<\/strong><\/p>\n<p><em>Spectaculum Spectatoris<\/em>, 2015<\/p>\n<p>Francesco Jodice si interroga e lavora dal 2011 sul ruolo del visitatore, portando avanti il progetto <em>Spectaculum Spectatoris<\/em>: tentativo di costruzione di un atlante contemporaneo, quasi un ritratto senza fine del \u201cviandante museale\u201d. All\u2019interno di questo progetto \u00e8 entrato anche il lavoro svolto nei Musei Vaticani. Qui Jodice ha scelto cinque diverse \u201ccornici\u201d: il Museo Gregoriano Profano, il Museo Gregoriano Egizio, la Scala Simonetti, il Museo Pio Clementino e la Sala della Biga, trasformando i luoghi in veri e propri set fotografici. Ha poi chiesto a singoli o a gruppi di persone di mettersi in posa, gli occhi nell\u2019obiettivo. Il casting \u00e8 stato fatto tra il pubblico di giornate qualsiasi: si incontrano cos\u00ec coppie, famiglie, sposi con gli abiti nuziali, religiosi in visita ufficiale. Questa galleria di ritratti racconta l\u2019umanit\u00e0 che abita gli spazi dei Musei. Ricambiare i loro sguardi diretti, frontali, accende la fiducia nell\u2019esistenza di un tempo necessario alla visione: dell\u2019opera, o dello spettatore.<\/p>\n<p>Nato nel 1967 a Napoli, vive e lavora a Milano. Laureato in Architettura, lavora in ambito artistico dal 1995. La sua ricerca indaga i mutamenti del paesaggio sociale, con un\u2019attenzione ai fenomeni di antropologia urbana e alla produzione di nuovi processi di partecipazione. Insegna al NABA di Milano e alla Scuola Holden di Torino. Ha partecipato a manifestazioni come Documenta, la Biennale di Venezia, la Biennale di Sa\u00f5 Paulo, la Triennale dell\u2019ICP di New York. Tra i suoi progetti principali, l\u2019atlante fotografico sull\u2019evoluzione del paesaggio sociale <em>What We Want<\/em>, l\u2019archivio di pedinamenti urbani \u201cThe Secret Traces\u201d e la trilogia di film sulle nuove forme di urbanesimo \u201cCitytellers\u201d. <em>Panorama<\/em> (Camera, Torino, 2016) \u00e8 stata la prima retrospettiva sulla sua carriera.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/03b_Biasiucci_preview-e1527542324377.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12680\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/03b_Biasiucci_preview-e1527542324377.jpeg\" alt=\"03b_Biasiucci_preview\" width=\"401\" height=\"321\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Mimmo Jodice<\/strong><\/p>\n<p><em>I volti della memoria<\/em>, 2015<\/p>\n<p>Mimmo Jodice ha scelto di concentrarsi sulle opere della classicit\u00e0, puntando lo sguardo su una serie di teste marmoree esposte nella Galleria Chiaramonti, nel Museo Pio Clementino e nel Museo Gregoriano Profano. Il suo lavoro meditato, metodico e raffinato si \u00e8 svolto in una vera ricognizione peripatetica di antico fascino. Uno per uno, ha selezionato gli \u201cattori\u201d dei ritratti guardandoli negli occhi. Seguendo il tempo morbido dell\u2019attenzione, lo sguardo e il passo si sono avvicinati con lucidit\u00e0 alle opere della ritrattistica di et\u00e0 romana. La stessa cura l\u2019ha posta poi nel calibrare i contrasti in fase di stampa, come sempre eseguita personalmente. Questi <em>Volti della Memoria<\/em>, di donne, di uomini, di fanciulli, che ci guardano o guardano accanto a noi, sono testimoni di quella specialissima capacit\u00e0 antropologica, \u201cmagica\u201d, dei musei, di riattivare lo sguardo verso il passato-presente, di essere, davvero, luoghi di incontro.<\/p>\n<p>Nato nel 1934 a Napoli, nel 1970 diventa il primo docente di fotografia nelle Accademie di Belle arti. Nel 1980 pubblica <em>Vedute di Napoli<\/em>. Del 1995 \u00e8 il suo lavoro sul Mediterraneo. L\u2019attenzione allo spazio e alla memoria personale e collettiva, costituisce il tratto principale di gran parte della sua straordinaria produzione, tra cui <em>Eden<\/em> (1997), <em>Perdersi a guardare<\/em> (2007), <em>Pompei<\/em> (2010), <em>Gli occhi del Louvre<\/em> (2011). A Jodice sono stati conferiti riconoscimenti come il Premio Feltrinelli dell\u2019Accademia dei Lincei (2003), la Laurea Honoris Causa dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi Federico II di Napoli (2006), e nel 2011 il titolo francese di Chevalier de l\u2019Ordre des Art et des Lettres (2011). Nel 2016 il Museo MADRE di Napoli gli ha dedicato una grande retrospettiva, \u201cAttesa. 1960-2016\u201d.<\/p>\n<p><strong> <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/07b_Kawauchi_preview.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12674\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/05\/07b_Kawauchi_preview-e1527542006999.jpeg\" alt=\"07b_Kawauchi_preview\" width=\"367\" height=\"364\" \/><\/a>Rinko Kawauchi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><em>Echo<\/em>, 2016<\/p>\n<p>La giapponese Rinko Kawauchi si \u00e8 concentrata sugli intervalli spaziali e temporali, gli angoli vuoti, i punti di transito, le crepe disegnate sui muri, dietro le opere, le tracce che i visitatori lasciano, il turbinio colorato della folla osservata da lontano. Le sue visioni, che racchiude sotto il titolo della serie <em>Echo<\/em>, costruiscono le tappe di un itinerario anomalo. I soggetti abituali, sottoposti a una sorta di processo di sublimazione, vengono restituiti all\u2019occhio dell\u2019osservatore distillati, spogliati delle scorie dell\u2019abitudine. Grazie al suo sguardo i Musei Vaticani diventano sorgente di suggestioni inaspettate e\u00a0 storie visive inedite, tornando ad essere luogo di silenzio e contemplazione, quale ogni museo dovrebbe essere per poterne godere gli infiniti piani di lettura.<\/p>\n<p>Nata nel 1972 a Shiga (Giappone), Rinko Kawauchi vive e lavora a Tokyo. Nel 2001 pubblica tre libri: <em>Utatane<\/em>, <em>Hanabi<\/em> e <em>Hanako<\/em>, che suscitano scalpore nel mondo della fotografia giapponese. Il suo approccio unico, teso a \u201critrarre i sensi\u201d, l\u2019attenzione per i dettagli del quotidiano, il ciclo della vita e la sua transitoriet\u00e0 destano l\u2019ammirazione degli amanti dell\u2019arte in tutto il mondo. Nel 2002, vince il premio \u201cKimura Ihei\u201d e nel 2009 l\u2019\u201cAnnual Infinity Award\u201d dell\u2019ICP nella categoria Arte. Tra le sue opere <em>Aila<\/em>, <em>The Eyes<\/em>, <em>The Ears<\/em> e <em>Illuminance<\/em>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Martin Parr<\/strong><\/p>\n<p><em>Vatican Museums<\/em>, 2015<\/p>\n<p>Per il progetto <em>Vatican Museums<\/em>, Martin Parr ha lavorato in due diversi periodi dell\u2019anno 2015, scattando tra la folla, senza preoccuparsi di essere riconosciuto quale elemento estraneo e afferrando invece gli aspetti pi\u00f9 veri e paradossali di una societ\u00e0 che lo interessa e lo affascina. Il suo lavoro si \u00e8 svolto nelle zone limitrofe all\u2019ingresso dei Musei Vaticani e internamente, negli ambienti espositivi, costruendo un affresco fotografico cromaticamente sgargiante, ironico e profondo, sulla popolazione che gravita dentro e fuori alle mura dello Stato pi\u00f9 piccolo del mondo. Ne scaturisce una comunit\u00e0 multietnica e variegata, che affronta i Musei come una vera e propria meta di pellegrinaggio e li attraversa dando vita ad un campionario di atteggiamenti e gestualit\u00e0, talvolta in risonanza con i capolavori che li circondano.<\/p>\n<p>Nato nel 1952 a Epsom (Surrey-UK), Martin Parr studia fotografia al Politecnico di Manchester. Dopo accesi dibattiti per lo stile provocatorio della sua fotografia, nel 1994 diventa membro di Magnum Photos, di cui sar\u00e0 presidente dal 2013 al 2017. Il suo lavoro \u00e8 stato raccolto in una serie di mostre in diversi musei come la Tate Modern di Londra, che ha acquistato recentemente la sua importante collezione di libri fotogarfici. \u00c8 anche docente e curatore di libri e mostre: portano la sua impronta il Festival di Arles del 2004, la Biennale di Brighton del 2010 e la mostra <em>Strange and Familiar<\/em> del Barbican di Londra. Nel 2017 fonda la <em>Martin Parr Foundation<\/em> a Bristol.<\/p>\n<p><strong>Massimo Siragusa<\/strong><\/p>\n<p><em>Spazio e Materia<\/em>, 2015<\/p>\n<p>Per il progetto Massimo Siragusa ha creato una sequenza d\u2019immagini, dal titolo <em>Spazio e Materia<\/em>, di grande impatto scenografico, cromaticamente raffinate come acquerelli, che danno conto della maestosit\u00e0 e dell\u2019armonia di una serie di sale e di ambienti di snodo dei Musei Vaticani, soprattutto nell\u2019area che ospita le raccolte di antichit\u00e0 classica. Attraverso un disorientante lavoro sulla luce, gli spazi appaiono come grandi contenitori divelti dal tempo storico e dalla vita reale, che raccordano tra loro le opere e i secoli. Inquadrature solo apparentemente stabili rendono manifesta la \u201cpersonalit\u00e0\u201d dei singoli luoghi, magicamente accomunati da un\u2019atmosfera d\u2019incantesimo.<\/p>\n<p>Nato nel 1958 a Catania, Massimo Siragusa vive a Roma dove insegna Fotografia. Nelle sue ricognizioni fotografiche si \u00e8 spesso interessato di attualit\u00e0, di emergenze sociali e delle mutazioni del paesaggio, urbano e rurale, in una serie di lavori approfonditi e di ampio respiro. Ha pubblicato su importanti riviste, italiane e straniere, e ha firmato numerose campagne istituzionali. Ha vinto diversi premi tra cui tre Sony Awards e quattro World Press Photo. Trai suoi libri: <em>Il Vaticano<\/em>, <em>Il cerchio magico<\/em>, <em>Credi<\/em> e <em>Teatro d\u2019Italia<\/em>. Dal 2017 dirige lo spazio artistico Plenum Gallery di Catania.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Aperta a \u00a0Palazzo Reale di Milano fino \u00a0al 1\u00b0 luglio 2018 la mostra \u201cIn piena luce. Nove fotografi interpretano i Musei Vaticani\u201d,a cura di Micol Forti e Alessandra Mauro, ideata dai Musei Vaticani. Nove voci di spicco della fotografia internazionale interpretano la preziosa, classica e contemporanea unicit\u00e0 dei Musei Vaticani. La mostra fa parte del ricco programma di Milano PhotoWeek2018. Promossa e prodotta dal Comune di Milano \u2013 Cultura, Palazzo Reale e Musei Vaticani, in collaborazione con Contrasto, l\u2019esposizione nasce dal progetto di costituzione del primo fondo fotografico all\u2019interno della Collezione di Arte Contemporanea dei Musei Vaticani. Per raggiungere l\u2019ambizioso [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/05\/28\/nove-fotografi-internazionali-interpretano-i-musei-vaticani-a-palazzo-reale-a-milano-uno-scenario-di-vita-arte-e-sacralita\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59281,9894,44441,87,28340,17505,35188,41644,64,28369,4625,28291],"tags":[317631,317630,317636,317628,59480,406620,44660,317634,317635,249,317632,17520,406650,59383,317629,317633,406617],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12665"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12665"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12665\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12681,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12665\/revisions\/12681"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12665"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12665"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12665"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}