{"id":12926,"date":"2018-07-02T20:36:48","date_gmt":"2018-07-02T20:36:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=12926"},"modified":"2018-07-02T20:36:48","modified_gmt":"2018-07-02T20:36:48","slug":"john-armleder-a-360-lartista-svizzero-dal-fluxus-al-new-geo-in-una-grande-mostra-al-museo-madre-di-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/07\/02\/john-armleder-a-360-lartista-svizzero-dal-fluxus-al-new-geo-in-una-grande-mostra-al-museo-madre-di-napoli\/","title":{"rendered":"John Armleder a  360\u00b0. L\u2019artista svizzero dal Fluxus al  new-geo in una grande mostra al Museo Madre di Napoli."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/36091-museo_madre_cortile_ridotto-e1530562845278.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12927\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/36091-museo_madre_cortile_ridotto-e1530562845278.jpg\" alt=\"36091-museo_madre_cortile_ridotto\" width=\"400\" height=\"300\" \/><\/a>Il Madre di Napoli, uno dei musei pi\u00f9 significativi del contemporaneo operante oggi in campo internazionale, \u00a0presenta la prima mostra retrospettiva,\u00a0 aperta fino al 10 settembre, dedicata all\u2019artista svizzero John Armleder (Ginevra, 1948), la cui pratica si articola, a partire dalla met\u00e0 degli anni Sessanta, fra disegno, pittura, scultura, installazione ambientale, performance, video, opere sonore e musicali, testi critici, progetti editoriali e curatoriali. Armleder \u00e8 uno dei grandi maestri dell\u2019arte contemporanea, eppure la sua ricerca artistica sembra continuamente orientata a superare il confine disciplinare e intellettuale che separa, o pretende di separare, l\u2019arte dalla vita. <\/strong>La sua appare un\u2019ode alla libert\u00e0 del fare e pensare arte, operando una radicale e poliedrica reinvenzione dell\u2019opera e del formato della mostra, di cui rilegge i rispettivi ordini di senso e la loro percezione pubblica, librandoli al di sopra dei codici della critica o delle narrazioni chiuse della storia dell\u2019arte. Nelle sue opere Armleder unisce, in una sintesi intellettuale e formale tanto pervasiva quanto provocatoria, elementi differenti quali caso e progetto (grafico e di design), cultura alta e <em>entertainment<\/em>, ironia straniante e analisi concettuale, oggetti funzionali di uso comune e ricerca estetica.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/rev1773971-ori.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-12928\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/rev1773971-ori.jpg\" alt=\"rev177397(1)-ori\" width=\"613\" height=\"363\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/rev1773971-ori.jpg 643w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/rev1773971-ori-300x178.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 613px) 100vw, 613px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Autore di numerosi progetti collettivi fra gli anni Sessanta e Settanta, nell\u2019ambito delle ricerche Fluxus, Armleder fonda nel 1969 a Ginevra, con Patrick Lucchini e Claude Rychner, il <em>Groupe Ecart<\/em>, che avrebbe introdotto in Svizzera e in Europa numerosi artisti, in particolare tedeschi e nordamericani, della scena <em>underground<\/em> e sperimentale internazionale. Associato dall\u2019inizio degli anni Ottanta alle ricerche Neo-Geo (\u201cNeo-Geometric Conceptualism\u201d) \u2013alla loro adozione di uno stile impersonale ed incorporazione di oggetti quotidiani per opporsi al soggettivismo e all\u2019emotivit\u00e0 neo-espressionista \u2013<\/strong> Armleder adotta spesso la pratica della collaborazione come strategia di raffreddamento della personalit\u00e0 dell\u2019artista o univocit\u00e0 dell\u2019opera, per esempio con l\u2019artista e musicista Steven Parrino (omaggiato nel libro collettivo <em>Black Noise<\/em>), o Christian Marclay (co-autore nel 1985 di una performance\u00a0a The Kitchen, New York, poi ripresa nel 2017, <em>Simultaneous Duo Versions<\/em>, in cui i due artisti presentano simultaneamente versioni di azioni performative loro e di altri artisti quali George Brecht, John Cage, Kurt Schwitters e LaMonte Young), o Sylvie Fleury e Mai-Thu Perret.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/immagine-portante-mostra-armleder-1-e1530562904965.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-12929\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/immagine-portante-mostra-armleder-1-e1530562904965.jpg\" alt=\"immagine-portante-mostra-armleder-1\" width=\"591\" height=\"591\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Ripercorrendo l\u2019intera ricerca dell\u2019artista, la mostra approfondisce per la prima volta tutte le articolazioni della pratica artistica di Armleder, comprendendo pi\u00f9 di novanta opere. Nelle prime sale \u00e8 riunita una selezione di disegni degli anni Sessanta, a cui segue una selezione delle <em>Furniture Sculptures<\/em> prodotte a partire dagli anni Ottanta e consistenti in sculture composte da elementi di arredo riassemblati, fino a divenire in alcuni casi veri e propri ambienti, come nel caso di <em>Untitled (Bar FS)<\/em>, 2003. La presentazione della produzione pittorica di Armleder include le serie dei <em>Dot Paintings<\/em> (dipinti formati da pattern di vario tipo ma il cui soggetto \u00e8 sempre il\u00a0punto, elemento base di ogni produzione grafica), dei <em>Pour Paintings<\/em> (dipinti formati da colature di materia pittorica pura) e dei <em>Puddle Paintings<\/em> (dipinti in cui la materia pittorica \u00e8 distribuita sulla tela posta in orizzontale sul pavimento, incorporando anche oggetti tridimensionali). La mostra riunisce per la prima volta anche tutte le principali opere realizzate dall\u2019artista in Italia \u2013 quali, all\u2019inizio del percorso, le due tele gemelle (<em>Untitled<\/em>, 1988) presentate per la prima volta alla mostra <em>Europa Oggi. Arte contemporanea nell\u2019Europa occidentale<\/em> al Museo Pecci di Prato, o l\u2019installazione con strobosfere da discoteca (<em>Untitled (FS)<\/em>, 1995) presentata per la prima volta alla 3\u00b0 edizione della mostra periodica<em> Fuori uso<\/em> a Pescara \u2013 e comprende anche una nuova serie di omaggi alla citt\u00e0 di Napoli, quasi un\u2019ipotetica versione contemporanea del <em>Grand Tour.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/getimage.aspx_.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-12930\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/getimage.aspx_.jpg\" alt=\"getimage.aspx\" width=\"489\" height=\"354\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/getimage.aspx_.jpg 549w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/getimage.aspx_-300x217.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 489px) 100vw, 489px\" \/><\/a>Ad incipit e a conclusione della mostra sono infatti presentati un cervello in vetro e un teschio-specchio, che ricostruiscono quella dinamica fra vita e morte che permea la cultura partenopea. I <em>Wall Paintings<\/em> (\u201cdipinti murari\u201d) realizzati appositamente per alcune sale della mostra\u00a0fanno da sfondo alla presentazione di altre opere. Fra esse anche alcuni frammenti di affreschi provenienti dalla Villa di Poppea a Oplontis, che Armleder incorpora come se si trattasse di oggetti quotidiani simili a quelli utilizzati nelle sue <em>Furniture Sculptures<\/em>. Questo incontro fra manufatti antichi e un\u2019opera contemporanea \u00e8 la prima delle <em>Pompeii Commissions<\/em> connesse alla mostra <em>Pompei@Madre. Materia Archeologica<\/em>: le <em>Commissions<\/em> prevedono la possibilit\u00e0 di utilizzare la \u201cmateria archeologica\u201d pompeiana frammentaria o danneggiata nel corso dei secoli, per realizzare nuove opere d\u2019arte che mettano in connessione le varie epoche in cui si struttura il patrimonio culturale italiano e consentano al pubblico di accedere a quanto di questo patrimonio giace nei depositi del Parco Archeologico di Pompei, permettendone cos\u00ec una nuova circolazione e diffusione.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/armleder.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-12931\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/armleder.jpg\" alt=\"St. Moritz Art Masters 2011 (c)SAM \/ Alexandra Pauli\" width=\"593\" height=\"395\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/armleder.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/armleder-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 593px) 100vw, 593px\" \/><\/a>Inoltre due nuove tele di Armleder, realizzate per la mostra, fanno a destra e sinistra da ali per un\u2019inedita presentazione contemporanea della <em>Danae<\/em> di Tiziano Vecellio, capolavoro in cui l\u2019immagine della divinit\u00e0, Giove, trasformata in pioggia dorata per insediare la giovane donna mortale, echeggia nelle colature e nel sottile gioco fra bi- e tri-dimensione dei <em>Puddle Paintings.<\/em> Questo omaggio, critico quanto ludico, a uno fra i massimi capolavori delle collezioni rinascimentali e barocche del Museo e Real Bosco di Capodimonte riprende e completa l\u2019intervento realizzato nello stesso museo da Armleder nell\u2019autunno del 2017 con <em>SPLIT!<\/em>, dipinto murale site specific posto in dialogo con l\u2019opera fondativa delle collezioni d\u2019arte contemporanea del Museo di Capodimonte, il <em>Grande Cretto Nero<\/em> di Alberto Burri (1978).<\/strong> Armleder ne rispecchia la struttura a comparti di colore puro, sovvertendone per\u00f2 gli assunti estetici, intellettuali e storici: a differenza della consistenza materica dell\u2019opera di Burri, Armleder adotta in\u00a0<em>SPLIT!<\/em> una composizione che si sottrae allo spessore della terza dimensione, per articolarsi direttamente sui muri della sala, e ribalta il monocromo del <em>Cretto<\/em> \u2013 e per suo tramite la suggestione del contrasto cromatico luce-buio proprio di Caravaggio e dell\u2019intera scuola caravaggesca \u2013 prediligendo una palette multi-cromatica ispirata alle porcellane e ai biscuit della Real Fabbrica di Capodimonte, ulteriore elemento decorativo e di arredo che l\u2019artista incorpora per eliminare\u00a0ogni supposta differenza fra arti maggiori e minori.<strong> Armleder ripresenta al Madre sia l\u2019opera a cui <em>SPLIT!<\/em> \u00e8 ispirata \u2013 la lacca su tela <em>Sans titre<\/em> del 1984, presentata per la prima volta nel 1986 al Padiglione Svizzero alla <em>Biennale di Venezia<\/em> \u2013 sia un\u2019altra versione successiva, creando un vero e proprio <em>loop<\/em> fra Madre e Capodimonte e fra versioni diverse delle stesse opere-matrici, delineando una storia dell\u2019arte che non si pone n\u00e9 confini metodologici n\u00e9 cronologici. E anche in questo senso andrebbe letto il titolo che Armleder ha individuato per questa sua retrospettiva al Madre: <em>360\u00b0<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Potremmo definire quella di Armleder un\u2019arte che si distingue per la consapevole assenza di un medium specifico e di uno stile coerente, inclassificabile come ci si dovrebbe del resto aspettare da un\u2019artista che \u00e8 appartenuto al movimento <em>Fluxus<\/em>: Armleder definisce un\u2019estetica non gerarchica ma liberatoria e democratica, basata sull\u2019infinita variazione, e addirittura contraddizione, del processo creativo. \u201cNon ho genere\u201d, ha dichiarato, preferendo pensare a se stesso come a \u201cun [Francis] Picabia\u201d, artista che ha operato all\u2019interno di una sistematica auto-contraddizione, e che non ha mai smesso di fare \u201ccose diverse\u201d. Armleder risponde allo spazio-tempo, al colore, alle forme, alle strutture e ai materiali in un modo simile, indefinibile e personale, auto-ironico e auto-riflessivo.<\/strong><br \/>\nNei suoi dipinti, carte da parati, pile di mattoni, ammassi di palline di Natale, grovigli di neon fluorescenti, sculture\/assemblaggi di <em>objets trouv\u00e9s<\/em> \u2013 come le moquette arrotolate provenienti dalle mostre di altri artisti (quella rossa su cui Maurizio Cattelan esponeva l\u2019effigie di Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite o quella blu esposta al Madre da Wade Guyton nel 2017 per la sua mostra personale <em>SIAMO ARRIVATI<\/em>) \u2013 Armleder riconosce e accoglie il quotidiano in cui l\u2019artista \u00e8 immerso, tratta l\u2019arte come la vita, rivelandone tutte le potenzialit\u00e0. Ciascun visitatore esperir\u00e0 dunque questa mostra a proprio modo, in base alle proprie esperienze. E forse proprio per questo l\u2019artista ha concepito la mostra al Madre come una dedica alla citt\u00e0 di Napoli: un\u2019unica grande installazione che racconta di un incontro, e ne condivide l\u2019esperienza, il suo procedere fra sacro e profano, alto e basso, colto e popolare o,\u00a0semplicemente, appunto, fra arte e vita.<\/p>\n<p><strong>John Armleder<\/strong>&#8211;<strong>Biografia. <\/strong>Dopo le prime mostre personali in varie istituzioni europee \u2013 Kunstmuseum Basel (1980); Mus\u00e9e d\u2019art et d\u2019histoire, Friburgo (1982); Kunstmuseum Solothurn (1983); K\u00fcnstlerhaus Stuttgart (1984); \u00c9cole Nationale Sup\u00e9rieure d\u2019Art D\u00e9coratif, Limoges e Mus\u00e9e d\u2019art et d\u2019histoire, Ginevra (1986) \u2013 nel 1986 John Armleder partecipa alla <em>Biennale di Venezia<\/em> (Padiglione Svizzero). Tra le mostre personali successive quelle al Mus\u00e9e de Peinture et de Sculpture de Grenoble, Nationalgalerie Berlin, Kunstmuseum Winterthur, Mus\u00e9e d\u2019Art Moderne de la Ville de Paris e Kunstverein D\u00fcsseldorf (1987); Le Consortium, Digione (1989; 1996; 2014); Centraal Museum, Utrecht (1992); Villa Arson, Nizza (1993; 2007), Wiener Secession, Vienna (1993); Fondazione Ratti, Como (1996, dove \u00e8 anche <em>visiting professor<\/em>, lo stesso anno, del Corso Superiore di Arti Visive); Staatliche Kunsthalle, Baden-Baden e Casino Luxembourg-Forum d\u2019Art Contemporain, Lussemburgo (1998); MoMA, New York (2000); Kunstraum Innsbruck e Magasin, Grenoble (2001); Kunstraum HBK, Braunschweig, Kunstverein Ruhr, Essen e GAMeC, Bergamo (2004). Nel 2004 Kunsthalle Z\u00fcrich e ICA di Philadelphia ospitano una retrospettiva delle sue opere su carta, e nel 2005 il MAMCO di Ginevra gli dedica un\u2019ampia retrospettiva, a cui seguono le mostre personali presso Tate Liverpool (2007); Contemporary Art Museum, St. Louis (con Oliver Mosset), Institute of Modern Art\/Queensland Art Gallery, Brisbane e Mus\u00e9e d\u2019Art Contemporain, Saint Etienne (2008); Kunstmuseum, Sankt-Gallen (2010); la <em>Carte Blanche<\/em> al Palais de Tokyo di Parigi e <em>Away<\/em> alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia (2011); Warwick Arts Centre, Coventry e Swiss Institute, New York (2012); Mus\u00e8e National Fernand L\u00e9ger, Biot (2014). Nel 2015 le vetrine di La Rinascente, Milano, ospitano il progetto speciale <em>Let it Shine, Let it Shine, Let it Shine. It\u2019s\u00a0Xmas again!<\/em> (composta da un\u2019installazione di dipinti a parete e palline di natale colorate, una cui sezione \u00e8 ricostruita nella mostra al Madre), a cui seguono nel 2016 il progetto per la facciata multimediale di Museion, Bolzano, e la pi\u00f9 recente mostra personale in un\u2019istituzione pubblica, all\u2019Istituto Svizzero di Roma (2017).<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il Madre di Napoli, uno dei musei pi\u00f9 significativi del contemporaneo operante oggi in campo internazionale, \u00a0presenta la prima mostra retrospettiva,\u00a0 aperta fino al 10 settembre, dedicata all\u2019artista svizzero John Armleder (Ginevra, 1948), la cui pratica si articola, a partire dalla met\u00e0 degli anni Sessanta, fra disegno, pittura, scultura, installazione ambientale, performance, video, opere sonore e musicali, testi critici, progetti editoriali e curatoriali. Armleder \u00e8 uno dei grandi maestri dell\u2019arte contemporanea, eppure la sua ricerca artistica sembra continuamente orientata a superare il confine disciplinare e intellettuale che separa, o pretende di separare, l\u2019arte dalla vita. 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