{"id":12971,"date":"2018-07-06T20:58:39","date_gmt":"2018-07-06T20:58:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=12971"},"modified":"2018-07-06T20:58:39","modified_gmt":"2018-07-06T20:58:39","slug":"joaquin-roca-rey-a-roma-in-una-antologica-allaranciera-di-villa-borghese-le-forme-del-mito-e-un-linguaggio-moderno-attraversano-la-scultura-dellartista-peruviano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/07\/06\/joaquin-roca-rey-a-roma-in-una-antologica-allaranciera-di-villa-borghese-le-forme-del-mito-e-un-linguaggio-moderno-attraversano-la-scultura-dellartista-peruviano\/","title":{"rendered":"Joaqu\u00edn Roca Rey a Roma  in una antologica all\u2019Aranciera di Villa Borghese. Le forme del mito e un linguaggio moderno  attraversano la  scultura dell\u2019artista peruviano."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/81015-rocarey-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-12972\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/81015-rocarey-01.jpg\" alt=\"81015-rocarey-01\" width=\"458\" height=\"343\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/81015-rocarey-01.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/81015-rocarey-01-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 458px) 100vw, 458px\" \/><\/a>Il Museo Carlo Bilotti &#8211; Aranciera di Villa Borghese ospita fino al 4 novembre 2018 la mostra antologica di Joaqu\u00edn Roca Rey,\u00a0<em>Le forme del mito<\/em>, promossa da\u00a0<em>Roma Capitale<\/em>,\u00a0<em>Assessorato alla Crescita culturale &#8211; Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali<\/em>\u00a0con il patrocinio di\u00a0<em>Embajada del Per\u00fa en Italia<\/em>.\u00a0La cura della mostra \u00e8 del collega\u00a0 Storico dell\u2019Arte <em>Giuseppe Appella<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/11944-e1530909924279.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12973\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/11944-e1530909924279.jpg\" alt=\"11944\" width=\"346\" height=\"242\" \/><\/a><strong>Nelle sale al piano terreno sono esposte 25 sculture datate 1956\u20132001 che, evidenziando l\u2019indagine formale, tra mito e ritualit\u00e0, sono riuscite a cogliere il meglio del linguaggio moderno.<\/strong> Da<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/77898-e1530909955260.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-12974 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/77898-e1530909955260.jpg\" alt=\"77898\" width=\"257\" height=\"333\" \/><\/a>l natio Per\u00f9 a Roma, le opere di Roca Rey si sono liberate \u00a0dell\u2019involucro preincaico di magia e ritualit\u00e0 (assemblage di ferro, forgiato con evidente realismo e poi alluminio, ottone, acciaio, onice, bronzo, marmo, travertino) senza abbandonare il mito ritrovato nelle forme pi\u00f9 avanzate della contemporaneit\u00e0, come a dire la scultura<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/download.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-12975\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/download.jpg\" alt=\"download\" width=\"274\" height=\"363\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/download.jpg 335w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/download-226x300.jpg 226w\" sizes=\"(max-width: 274px) 100vw, 274px\" \/><\/a> di Chadwick e di Moore, di Hare e di David Smith, la pittura di Magritte e di Lam, rivisitati nell\u2019architettura di Roma, nel suo rigore e nella sua enfasi, c<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/Tre-grazie-e1530910023424.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-12976 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/Tre-grazie-e1530910023424.jpg\" alt=\"Tre-grazie\" width=\"285\" height=\"316\" \/><\/a>on una visionariet\u00e0 carica di turbamenti, memorie e sogni.\u00a0 \u00c8 il momento in cui gli Incas, i Maya, gli Atzechi, il barocco latino -americano si confrontano con Roma antica e Roma seicentesca riconoscendovi attinenze di sacralit\u00e0 sessuale subito esplicitata in allusioni misteriose e ironiche, nel totem elevato a simbolo dell\u2019identit\u00e0 tra uomo e cosmo, elemento sogget<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/rocarey-7672adig-l.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12977\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/rocarey-7672adig-l.jpg\" alt=\"rocarey-7672adig-l\" width=\"225\" height=\"408\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/rocarey-7672adig-l.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/rocarey-7672adig-l-165x300.jpg 165w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>to alle continue trasformazioni di una fantasia tra le pi\u00f9 vive della scultura del secolo appena trascorso. Fantasia che permette a Roca Rey, in una perenne estensione di dualismi, contrasti e ambiguit\u00e0, resi evidenti anche dalla sce<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/Joaquin-Roca-Rey--e1530910089582.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-12978 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/Joaquin-Roca-Rey--e1530910089582.jpg\" alt=\"Joaquin-Roca-Rey- -\" width=\"300\" height=\"240\" \/><\/a>lta dei molteplici materiali utilizzati spesso insieme, una sorta di scambio tra leggerezza e solidit\u00e0, pieno e vuoto, concavo e convesso, eros e gioco, inquietudine e malinconia, negativo e positivo, vita e morte, tipiche del surrealismo o, meglio, degli automatismi del subconscio travasati nel progetto della composizione e, non prive di inquietante ironia, nelle relative invenzioni formali<strong>. So di quella lettera datata 3 dicembre 1975 che Roca Rey scriveva al mio maestro\u00a0 Giulio Carlo Argan\u00a0 esternandogli i ringraziamenti per la forte stima e il sostegno critico verso il suo lavoro\u00a0 e la sua scultura.<\/strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/index33.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12979\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/index33.jpg\" alt=\"index33\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a>In contemporanea con la mostra romana, il Sistema dei Musei e dei Beni Culturali ACAMM (Aliano, Castronuovo Sant\u2019Andrea, Moliterno, Montemurro) esporr\u00e0 nei propri spazi una serie di disegni e di piccole sculture.\u00a0 <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/joaquin_roca-rey_-_trampa_de_m.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-12980 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/joaquin_roca-rey_-_trampa_de_m-e1530910144640.jpg\" alt=\"joaquin_roca-rey_-_trampa_de_m\" width=\"340\" height=\"335\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Joaqu\u00edn Roca Rey<\/strong> nasce a Lima nel\u00a0<strong>1923<\/strong>. Segue i corsi dell\u2019Accademia Nazionale di Belle Arti di Lima. Negli anni di formazione, si appassiona alla scultura frequentando gli artisti spagnoli Victorio Macho e Jorge Oteiza. Fin dall\u2019inizio della sua attivit\u00e0, nella seconda met\u00e0 degli anni \u201940, la sua scultura coniuga ricerca formale ed espressivit\u00e0 esistenziale dando luogo a forme essenzialmente simboliche.<br \/>\nNel\u00a0<strong>1949<\/strong>\u00a0vince una borsa di studio che gli consente di viaggiare in Europa e di fermarsi a Firenze dove segue i corsi di Storia dell\u2019arte all\u2019Universit\u00e0 degli Studi. Dopo aver soggiornato in Spagna, Portogallo, Francia e Belgio, nel\u00a0<strong>1951<\/strong>\u00a0torna a Firenze dove studia le opere di Pisanello, Paolo Uccello e Piero della Francesca, che lo influenzeranno profondamente. Qui conosce la <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/120723_001-e1530910211285.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-12981\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/120723_001-e1530910211285.jpg\" alt=\"120723_001\" width=\"324\" height=\"243\" \/><\/a>gallerista Fiamma Vigo che gli organizza una personale nella sua\u00a0<strong>Galleria Numero<\/strong>, cui ne seguono altre, sempre nel 1951, nella\u00a0<strong>Galleria dello Zodiaco<\/strong>\u00a0di Roma, nella parigina\u00a0<strong>Galerie Breteau<\/strong>\u00a0e nella\u00a0<strong>Galleria Biosca<\/strong>\u00a0di Madrid. Nel\u00a0<strong>1952<\/strong>\u00a0sposa a Roma Alessandra Andreassi e ritorna in Per\u00f9 dove rimane per dieci anni, fecondi di esperienze e di opere, con mostre personali a Lima, a citt\u00e0 del M\u00e9xico, a Rio de Janeiro, a San Paolo del Brasile e Washington, partecipando alle Biennali di Madrid, San Paolo del Brasile e Salisburgo. Nel\u00a0<strong>1953<\/strong>\u00a0\u00e8 tra i\u00a0<strong>finalisti<\/strong>\u00a0del Concorso Internazionale per il \u201cMonumento al Prigioniero politico Ignoto\u201d, il cui progetto \u00e8 esposto alla Tate Gall<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/11944C-e1530910263831.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-12982 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/07\/11944C-e1530910263831.jpg\" alt=\"11944C\" width=\"395\" height=\"353\" \/><\/a>ery di Londra. Pur non risultando vincitore gli viene assegnato il premio Baltasar Gavilan per essere stato l\u2019unico scultore sudamericano prescelto nelle selezioni. Dopo questo primo riconoscimento riceve incarichi per diverse opere pubbliche, tra cui il Monumento A. Rem\u00f2n e Panama (<strong>1955<\/strong>), le sculture degli Apostoli per la Chiesa di San Filippo a Lima (<strong>1956<\/strong>), il Portone Monumentale del Cimitero di Lima (<strong>1957<\/strong>), L\u2019Annunciazione per la Chiesa di Santa Rosa a Lima (<strong>1959<\/strong>). Dal\u00a0<strong>1957<\/strong>\u00a0\u00e8 insegnante di scultura presso la scuola d\u2019arte dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Lima e poi presso la Facolt\u00e0 di Architettura di Lima. Nel 1963 si stabilisce definitivamente a\u00a0<strong>Roma<\/strong>\u00a0ed espone subito al Festival dei Due Mondi di Spoleto, seguono le partecipazioni a quattro biennali di Venezia (1964,1966,1972,1988), alla Corcoran Gallery of Art di Washington (1966) e al Museum of Philadelphia (1967). Attraverso molteplici sperimentazioni articolate nell\u2019uso di materiali diversi (legno, ferro e ottone) perviene a costruzioni formali di sintesi astratta, in impianti architettonici simmetrici, fondati su un vitalismo magico di memoria antropologica precolombiana. Al contempo ha un\u2019intensa produzione grafica, ove la tematica svolta nella scultura acquista particolari toni narrativi visionari.<br \/>\nNel\u00a0<strong>1967\u00a0<\/strong>riceve l\u2019incarico per realizzare la statua dell\u2019Inca Garcilaso della Vega a Villa Borghese a Roma e tiene una personale alla Galleria La Medusa. <strong>Si susseguono una serie di mostre individuali tra il 1969 e il 1998 a Bruxelles, Caracas, Lima, Roma, Gubbio, Montreal e mostre collettive a Bruxelles, Parigi, Buenos Aires, Osaka e Carrara, in gallerie e musei di prestigio che ampliano l\u2019interesse della critica, da Giulio Carlo Argan a Enzo Bilardello, Giovanni Carandente, Enrico Crispolti, Carlo Franza, Dario Micacchi, Murilo Mendes, Pablo Neruda, Lorenza Trucchi e Lionello Venturi<\/strong>. Accanto all\u2019attivit\u00e0 artistica\u00a0 ha affiancato\u00a0 anche quella di Console del Per\u00f9 prima, e di Consigliere culturale presso l\u2019Ambasciata peruviana a Roma, poi.\u00a0Numerosi sono i monumenti realizzati per spazi pubblici di Buenos Aires, Caracas, Genova, Lima, Pampa de Comas, Panama, Roma, Tuoro sul Trasimeno e Viterbo. E&#8217; morto a Roma nel\u00a0<strong>2004<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il Museo Carlo Bilotti &#8211; Aranciera di Villa Borghese ospita fino al 4 novembre 2018 la mostra antologica di Joaqu\u00edn Roca Rey,\u00a0Le forme del mito, promossa da\u00a0Roma Capitale,\u00a0Assessorato alla Crescita culturale &#8211; Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali\u00a0con il patrocinio di\u00a0Embajada del Per\u00fa en Italia.\u00a0La cura della mostra \u00e8 del collega\u00a0 Storico dell\u2019Arte Giuseppe Appella. Nelle sale al piano terreno sono esposte 25 sculture datate 1956\u20132001 che, evidenziando l\u2019indagine formale, tra mito e ritualit\u00e0, sono riuscite a cogliere il meglio del linguaggio moderno. 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