{"id":13286,"date":"2018-08-19T16:38:50","date_gmt":"2018-08-19T16:38:50","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=13286"},"modified":"2018-08-19T16:38:50","modified_gmt":"2018-08-19T16:38:50","slug":"ricordo-di-giovannino-guareschi-a-cinquantanni-dalla-morte-celebrata-una-messa-per-un-giornalista-profeta-italiano-dei-mali-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/08\/19\/ricordo-di-giovannino-guareschi-a-cinquantanni-dalla-morte-celebrata-una-messa-per-un-giornalista-profeta-italiano-dei-mali-di-oggi\/","title":{"rendered":"Ricordo di Giovannino  Guareschi a cinquant\u2019anni dalla morte. Celebrata una messa per un giornalista profeta italiano dei mali di oggi."},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cOgni giorno di pi\u00f9 uomini di molte parole e nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri\u201d. Parole di Giovanni Guareschi. <\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/08\/Guareschi-250x333-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13287\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/08\/Guareschi-250x333-1.jpg\" alt=\"Guareschi-250x333 (1)\" width=\"250\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/08\/Guareschi-250x333-1.jpg 250w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/08\/Guareschi-250x333-1-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a><\/strong><strong>Giorni fa un evento da non trascurare \u00e8 stata la messa da requiem a cinquant&#8217;anni dalla scomparsa di Giovannino Guareschi, un grande scrittore italiano \u00a0che \u00e8 appartenuto \u00a0a quella razza di scrittori\u00a0 introvabili, vale a dire Prezzolini, Papini, Bontempelli, Girolamo Comi(Bolscevismo contro Cristianesimo), ecc. e tra i pi\u00f9 tradotti \u00a0in altre lingue. \u00a0Una razza, credetemi, oggi introvabile, \u00a0e per di pi\u00f9 rara e preziosa se sono stati anche \u00a0\u00a0umoristi. Guareschi \u00e8 stato\u00a0 ironico \u00a0verso se stesso, e cattolico appassionato e fervente come oggi non lo sono n\u00e9 vescovi n\u00e9 cardinali. Guareschi appartiene ai miei miei ricordi di infanzia, e ai racconti di chi me lo ha presentato nelle letture in giovane et\u00e0.\u00a0 E veniamo alla celebrazione e alla memoria di questi giorni, cerimonia, arricchita da un&#8217;omelia bellissima, e\u00a0 graffiante\u00a0 nell&#8217;incorniciare l\u2019epoca e gli anni \u00a0in cui viviamo. Soprattutto gli amici di Summorum Pontificum hanno inviato il materiale che state per leggere, e che pubblico integralmente.<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00c8 stata celebrata sabato 21 luglio, nella chiesa parrocchiale di Roncole Verdi, dedicata a S. Michele Arcangelo, l\u2019annunciata S. Messa di Requiem nel cinquantenario della scomparsa di Giovannino Guareschi, che cadeva l\u2019indomani, 22 luglio, domenica. La S. Messa cantata \u00e8 stata officiata da Don Marino Neri, Parroco di Linarolo (PV) e Segretario dell\u2019Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum. Ha assistito anche il Parroco di Roncole, Don Gianni Fratelli, che con grande disponibilit\u00e0 ha accolto la cerimonia nella chiesa parrocchiale. Il canto \u00e8 stato curato dalla Schola Cantorum di Cremona.<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/08\/Guareschi2-250x333.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13288\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/08\/Guareschi2-250x333.jpg\" alt=\"Guareschi2-250x333\" width=\"250\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/08\/Guareschi2-250x333.jpg 250w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/08\/Guareschi2-250x333-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a>La celebrazione \u00e8 stata promossa dal Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum, che ha voluto cos\u00ec commemorare con la solenne preghiera di suffragio della Chiesa il grande scrittore, innamorato della S. Messa di sempre. <\/em><strong><em>L\u2019opera e la testimonianza di Guareschi, sia come romanziere e novellista, sia come giornalista, hanno concorso in modo particolarmente efficace a mantenere vivo anche nelle giovani generazioni il desiderio della liturgia tradizionale<\/em><\/strong><em>, favorendone e quasi anticipandone la rinascita conseguente al Motu Proprio Summorum Pontificum.<\/em><\/p>\n<p><em>La S. Messa, originariamente pensata solo come commosso ed affettuoso omaggio alla memoria del creatore del Mondo Piccolo, ha poi assunto il carattere del ricordo ufficiale. Al CNSP si sono affiancati, quali promotori della celebrazione, la Delegazione Provinciale di Parma dell\u2019Istituto Nazionale per la Guardia d\u2019Onore delle Reali Tombe del Pantheon e la Delegazione per l\u2019Emilia Romagna degli Ordini Dinastici di Casa Savoia. Guareschi, come sappiamo, fu incrollabilmente monarchico per tutta la vita, mantenendosi anche in questo sempre esemplarmente fedele a ci\u00f2 in cui credeva, ed \u00e8 stato dunque ricordato anche in questo non secondario aspetto della sua ricca personalit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Alla S. Messa ha assistito la Famiglia Guareschi, nelle persone del figlio Alberto (l\u2019Albertino di cui cos\u00ec spesso scrisse il padre), della nipote Angelica e di numerosi pronipoti. Alberto Guareschi ha voluto sedere nel banco occupato di consueto dalla famiglia, anche in ricordo della sorella Carlotta (la Pasionaria), scomparsa nel 2015. A sottolineare il carattere di ricordo pubblico dell\u2019Autore, hanno voluto essere presenti al rito, con i gonfaloni comunali, il Dott. Giancarlo Cottini, Sindaco di Busseto, nel cui territorio si trova Roncole Verdi, che fu la residenza in vita dello scrittore e ne ospita l\u2019ultima dimora; e il Dott. Marco Antonioli, Sindaco di Roccabianca, comune natale di Giovannino. Al termine, dopo l\u2019assoluzione impartita dal celebrante, i due Sindaci hanno deposto una corona sulla tomba di Guerreschi.<\/em><\/p>\n<p><em>Erano anche presenti, con i labari dell\u2019Istituto, Dionigi Ruggeri, Ispettore per l\u2019Emilia-Romagna dell\u2019Istituto Nazionale per la Guardia d\u2019Onore alle Reali Tombe del Pantheon; Roberto Spagnoli, Delegato per la Provincia di Parma dell\u2019Istituto; Raffaele Galliani, Delegato per la Provincia di Bologna dell\u2019Istituto; Daniele Tizzoni, Delegato per la Provincia di Piacenza. Erano altres\u00ec presenti il Delegato Regionale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia accompagnato dal Vicario per la Provincia di Reggio Emilia, Alessandro Nironi Ferraroni. Tra i fedeli, infine, numerosi amici provenienti dai Coetus Fidelium delle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia.<\/em><\/p>\n<p><em>Di particolare momento la bellissima omelia pronunciata da Don Marino Neri, che Vi offriamo qui di seguito. \u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Omelia pronunciata da Don Marino Neri durante la S. Messa di suffragio per Giovannino Guareschi nel cinquantesimo anniversario della morte.<\/em><\/p>\n<p><em>Roncole Verdi, 21 luglio 2018<\/em><\/p>\n<p><em>Carissimi fedeli, da questa solenne liturgia di suffragio, che decanta meravigliosamente e implora la Misericordia divina sull\u2019anima del defunto, siamo provocati a riflettere su quello che \u00e8 il fine della vita di un uomo, a partire dal quale essa potr\u00e0, in ultima analisi, dirsi realizzata pienamente o fallita irrimediabilmente!<\/em><\/p>\n<p><em>La considerazione del fine, infatti, \u00e8 la prima cosa da farsi nell\u2019approcciare una qualsiasi realt\u00e0 dinamica, non statica, come \u00e8 la vita umana. Poich\u00e9 la vita cristiana \u00e8 essenzialmente dinamica e perfettibile, almeno nell\u2019attuale condizione di viatori, \u00e8 necessario che anzitutto sappiamo dove andiamo, qual \u00e8 il fine che intendiamo raggiungere, orientando a esso la nostra volont\u00e0. Il tempo vorticoso ed eccessivamente \u201crapido\u201d in cui ci troviamo a vivere sembra spesso dettare ritmi e necessit\u00e0 che portano molti uomini s\u00ec ad agire, ma talvolta senza considerare il fine in vista del quale si agisce, se esso sia buono oppure no. Alla vita cristiana si possono cos\u00ec assegnare due fini: un fine ultimo o assoluto e un fine prossimo o relativo. Il primo \u00e8 la gloria di Dio; il secondo, la nostra santificazione. Dio \u00e8 infinitamente beato in se stesso e non ha alcun bisogno delle creature, \u00e8 vero; ma Dio \u00e8 amore, e l\u2019amore, per sua natura, \u00e8 comunicativo, tende a uscire da se stesso e a comunicarsi. Dio \u00e8 il bene infinito, e il bene tende a diffondersi: bonum est diffusivum sui, dicono i filosofi. Ecco, per esempio, il motivo della creazione. Dio volle comunicare le sue infinite perfezioni alle creature, per la sua gloria estrinseca. Dio \u00e8 sommamente beato e glorioso nella sua essenza. Tuttavia, comunicando le sue perfezioni, tra cui, in primis l\u2019essere, alle creature, manifesta liberamente la sua glorificazione \u201cal di fuori di s\u00e9\u201d: la glorificazione di Dio da parte delle creature \u00e8, in definitiva, la ragione ultima della creazione. Tale \u00e8 il fine ultimo e assoluto di tutta la vita cristiana. Verso questo fine l\u2019anima che aspira a santificarsi deve mirare, verso di esso deve indirizzare tutti i suoi sforzi e i suoi desideri. Nulla deve prevalere. La santificazione della nostra anima non \u00e8, quindi, il fine ultimo della vita cristiana: sopra di essa sta la gloria della SS. Trinit\u00e0, termine assoluto di tutto quanto esiste. E tuttavia, ci\u00f2 che collega i due fini non \u00e8 un legame puramente estrinseco (come se non vi fosse alcun rapporto tra di loro, ma fossero stati meramente giustapposti), bens\u00ec costitutivo: nella misura in cui un\u2019anima vive per la gloria di Dio, essa progredisce anche nella personale santificazione, cos\u00ec come chi vuole essere santo (che significa meritare di vedere Dio nell\u2019eternit\u00e0), non ha altra strada che rendere gloria alla Trinit\u00e0 in quest\u2019esilio terreno con una vita che sia \u201csplendore della Verit\u00e0\u201d increata<strong>. La santit\u00e0, in ultima analisi, consiste in un progressivo conformarsi a Cristo, sotto la mozione della Grazia, cos\u00ec da avere in noi i suoi stessi sentimenti. Farsi santi\u2026un cammino per tutti, ma ahim\u00e8 oggi sempre meno battuto. Conformarsi a Cristo\u2026no, dice la coscienza moderna narcisisticamente egotistica, a nessun altro devo assomigliare se non a me stesso. Fare la volont\u00e0 di Dio\u2026giammai, solo la mia volont\u00e0, grida l\u2019emancipato uomo post-moderno. E cos\u00ec facendo, non solo non ci si fa santi, ma ci si disumanizza lentamente, assumendo stili di vita, modelli di pensiero, atteggiamenti pubblici e privati indegni non solo di un\u2019anima cristiana, ma anche di un retto intelletto naturale.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Quello che \u00e8 l\u2019attuale sfacelo antropologico, a vari livelli, Giovannino Guareschi intravvide oltre cinquant\u2019anni fa, e ne addit\u00f2 ironicamente, ma non meno efficacemente le cause. Da uomo, da galantuomo qual era, vide l\u2019avanzare dei \u201cnuovi costumi\u201d nell\u2019Italia del dopoguerra; da italiano, vide l\u2019avanzare della nuova politica (lui fedele al credo monarchico che non abbandoner\u00e0 mai, coraggiosamente, fino alla sua morte), dalla quale dovette subire anche la carcerazione, nonch\u00e9 l\u2019abbandono e l\u2019oblio; da cattolico, vide l\u2019avanzare del \u201cnuovo\u201d nella Chiesa,<\/strong><\/em><em> che sembrava promettere una primavera dello spirito, salvo poi essersi scoperti in un freddo inverno. <strong>A tal proposito, Giovannino, a pi\u00f9 riprese ebbe a stigmatizzare un certo atteggiamento troppo \u201cdialogico\u201d nei confronti del mondo di molto clero e molti laici dell\u2019immediato postconcilio, ma fu inascoltato\u2026come tanti profeti (bench\u00e9 numerosi, laici ed ecclesiastici, oggi si siano uniti ai rilievi critici di Giovannino). Cos\u00ec, scrivendo idealmente a don Camillo, affermava il suo disappunto perch\u00e9 questi \u00abaveva dovuto distruggere l\u2019altare della chiesa parrocchiale e sostituirlo con la famosa \u201cTavola calda\u201d modello Lercaro, relegando il Suo amato Cristo crocifisso in un angolo, vicino alla porta, in modo che l\u2019Assemblea gli voltasse le spalle\u00bb (G. Guareschi, Lettera a Don Camillo, \u201cIl Borghese\u201d del 19 maggio1966). <\/strong>O ancora, sempre parlando al \u201csuo\u201d Don Camillo, con cattolico buonsenso, diceva: \u00abOgnuno ha i suoi fatti personali da confidare a Dio [durante la Messa]. E si viene in chiesa apposta perch\u00e9 Cristo \u00e8 presente nell\u2019Ostia consacrata e, quindi, lo si sente pi\u00f9 vicino. Lei faccia il suo mestiere, Reverendo [celebrando la Liturgia], e noi facciamo il nostro [pregando]. Altrimenti se Lei \u00e8 uguale a noi a che cosa serve pi\u00f9 il prete<strong>?\u00bb E a noi, che a cinquant\u2019anni dalla morte, ci troviamo a ricordare, liturgicamente, la scomparsa di un grande uomo, di un grande italiano e di un gran cattolico, che dobbiamo fare?<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Innanzi tutto, pregare: pregare per lui, perch\u00e9 nessuno, neanche il pi\u00f9 santo, che si allontani da questa esistenza terrena e compaia davanti al giudice eterno pu\u00f2 presumere di avere sufficienti meriti per essere salvo\u2026pu\u00f2 solo sperare nella Misericordia divina e nel suffragio dei vivi. E questo stiamo facendo, attraverso il s. Sacrificio dell\u2019Altare che rinnova il Calvario e ne applica le grazie all\u2019anima di Giovannino. Ma poi, considerando la vita e la testimonianza di quest\u2019ultimo, dobbiamo da lui trarre esempio e auspicio per una civilt\u00e0 migliore: \u00abChe ove speme di gloria agli animosi\/Intelletti rifulga ed all\u2019Italia,\/ Quindi trarrem gli auspici.\u00bb (U. Foscolo, Dei Sepolcri, 186-188). <strong>Oggi alla scuola di Giovannino Guareschi, del suo \u201cmondo Piccolo\u201d, del suo \u201cDon Camillo\u201d, vogliamo trarre esempio e coraggio per combattere la buona battaglia della Fede e della bella Civilt\u00e0 Cristiana, preservando il \u201cseme\u201d tanto evocato da pi\u00f9 voci e in pi\u00f9 contesti, ma quanto mai veridicamente: \u00abCi\u00f2 che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sar\u00e0 rientrato nel suo alveo, la terra riemerger\u00e0 e il sole l\u2019asciugher\u00e0. Se il contadino avr\u00e0 salvato il seme, potr\u00e0 gettarlo nella terra resa ancora pi\u00f9 fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificher\u00e0, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede a mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di pi\u00f9: ogni giorno nuove anime inaridiscono perch\u00e9 abbandonate dalla fede. Ogni giorno di pi\u00f9 uomini di molte parole e nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri\u00bb, dice il Crocifisso a don Camillo. Oggi, una volta di pi\u00f9, \u00e8 quello che dice a noi, oggi: salviamo il seme della Fede, della Tradizione, della vera umanit\u00e0, e prima di tutto lasciamo che attecchisca nei nostri cuori e nelle nostre vite, irrorato dalla Grazia celeste, cosicch\u00e9 ne sortisca un albero robusto e ricco di frutti, alle cui fronde gli uomini smarriti possano trovare ristoro, conforto e speranza. S\u00ec, quei frutti di opere buone che rallegrano il Sacratissimo Cuore di Ges\u00f9 e che restano per la Vita Eterna. Amen.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>Carlo Franza<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u201cOgni giorno di pi\u00f9 uomini di molte parole e nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri\u201d. Parole di Giovanni Guareschi. 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