{"id":13405,"date":"2018-09-12T22:40:10","date_gmt":"2018-09-12T22:40:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=13405"},"modified":"2018-09-12T22:40:10","modified_gmt":"2018-09-12T22:40:10","slug":"roy-lichtenstein-artefice-mondiale-della-pop-art-americana-alla-fondazione-magnani-rocca-di-parma-ottanta-opere-di-un-maestro-del-xx-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/09\/12\/roy-lichtenstein-artefice-mondiale-della-pop-art-americana-alla-fondazione-magnani-rocca-di-parma-ottanta-opere-di-un-maestro-del-xx-secolo\/","title":{"rendered":"Roy Lichtenstein, artefice  mondiale della Pop Art Americana. Alla Fondazione Magnani Rocca di Parma ottanta opere di un maestro del XX secolo."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Roy-Lichtenstein-Crying-Girl-1963-\u00a9-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2018-150x150.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13406\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Roy-Lichtenstein-Crying-Girl-1963-\u00a9-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2018-150x150.jpg\" alt=\"Roy-Lichtenstein-Crying-Girl-1963-\u00a9-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2018-150x150\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Robert-Indiana-FOUR-1965-acrilico-su-tela-61-x-612-cm.-150x150.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-13407 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Robert-Indiana-FOUR-1965-acrilico-su-tela-61-x-612-cm.-150x150.jpg\" alt=\"Robert-Indiana-FOUR-1965-acrilico-su-tela-61-x-612-cm.-150x150\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>La Fondazione Magnani-Rocca presenta una retrospettiva dedicata ad uno dei pi\u00f9 grandi artisti del XX secolo: Roy Lichtenstein. Il genio della POP ART americana che ha influenzato grafici, designer, pubblicitari ed altri artisti contemporanei tanto che ancora oggi \u00e8 possibile riscontrare riferimenti allo stile di Lichtenstein in ogni ambito del design e della comunicazione.<\/strong> <strong>Una mostra &#8211; allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma &#8211; \u00a0che riunisce oltre 80 opere del Maestro e degli altri grandi protagonisti della Pop Art americana; per evidenziare sia la sua originalit\u00e0 che l\u2019appartenenza a uno specifico clima, sono presenti infatti, a confronto con quelle di Lichtenstein, anche opere iconiche di Andy Warhol, Mel Ramos, Allan D\u2019Arcangelo, Tom Wesselmann, James Rosenquist e Robert Indiana. <\/strong>Un appuntamento unico nel suo genere, reso possibile grazie alla collaborazione della Fondazione Magnani-Rocca con celebri musei internazionali e prestigiose gallerie e collezioni private.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Allan-DArcangelo-Smoke-dream-1-1963-olio-su-tela.-150x150.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13408\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Allan-DArcangelo-Smoke-dream-1-1963-olio-su-tela.-150x150.jpg\" alt=\"Allan-DArcangelo-Smoke-dream-1-1963-olio-su-tela.-150x150\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><strong>Roy Lichtenstein<\/strong> <strong>(New York 1923-1997) \u00e8, insieme a Andy Warhol, la figura pi\u00f9 rappresentativa e pi\u00f9 conosciuta della Pop Art, e dell&#8217;intera storia dell&#8217;arte della seconda met\u00e0 del XX secolo<\/strong>. Il suo caratteristico stile mutuato dal retino tipografico, il suo utilizzo del fumetto in ambito pittorico, le sue rivisitazioni pop dell&#8217;arte del passato lontano e recente sono entrate non solo nella storia dell&#8217;arte del Novecento, ma nell&#8217;immaginario collettivo anche delle nuove generazioni, stampati all\u2019infinito su poster e oggetti di consumo. A distanza di decenni i suoi dipinti continuano a suscitare enorme interesse nel mercato dell\u2019arte e sono stati venduti anche negli ultimi anni per decine di milioni di dollari.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Mel-Ramos-Doll-1964-olio-su-tela.-150x150.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-13409 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Mel-Ramos-Doll-1964-olio-su-tela.-150x150.jpg\" alt=\"Mel-Ramos-Doll-1964-olio-su-tela.-150x150\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p>In virt\u00f9 di questa sua fama e della sua centralit\u00e0, Lichtenstein \u00e8 stato oggetto nel mondo di numerose mostre antologiche, che ne hanno ripercorso la lunga carriera, iniziata negli anni Cinquanta, giunta a un punto di svolta decisivo nei primissimi anni Sessanta, consacrata definitivamente nel corso dello stesso decennio e proseguita con coerenza e costante riscontro sino alla scomparsa avvenuta nel 1997.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Roy-Lichtenstein-Sweet-Dreams-Baby-1965-\u00a9-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2018-150x150.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13410\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Roy-Lichtenstein-Sweet-Dreams-Baby-1965-\u00a9-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2018-150x150.jpg\" alt=\"Roy-Lichtenstein-Sweet-Dreams-Baby-1965-\u00a9-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2018-150x150\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><strong>Il mondo del fumetto e della pubblicit\u00e0<\/strong> &#8211; La prima parte della mostra \u00e8 dedicata alla stagione iniziale della Pop Art, quegli anni fra il 1960 e il 1965 in cui nascono le icone di Lichtenstein tratte dal mondo dei fumetti e della pubblicit\u00e0, qui a confronto con i lavori dei compagni di avventura dell\u2019artista, quali i citati Warhol, Indiana, D\u2019Arcangelo, Wesselmann, Ramos, Rosenquist e altri ancora, a testimoniare della nuova societ\u00e0 e della nuova arte che la rispecchia e che prende il nome di Pop Art. Questo periodo \u00e8 rappresentato in mostra da autentici capolavori pittorici come <em>Little Aloha<\/em> (1962) e <em>Ball of Twine <\/em>(1963), ma anche da una <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Roy-Lichtenstein-Little-Aloha-1962-acrlico-su-tela.-Photo-by-Robert-McKeever-\u00a9-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2018.-150x150.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-13411 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Roy-Lichtenstein-Little-Aloha-1962-acrlico-su-tela.-Photo-by-Robert-McKeever-\u00a9-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2018.-150x150.jpg\" alt=\"Roy-Lichtenstein-Little-Aloha-1962-acrlico-su-tela.-Photo-by-Robert-McKeever-\u00a9-Estate-of-Roy-Lichtenstein-SIAE-2018.-150x150\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>rarissima opera degli inizi come <em>VIIP!<\/em> (1962), e da una strepitosa serie di opere grafiche, tra le quali spiccano <em>Crying Girl<\/em> (1963) e<em> SweetDre<\/em>ams, <em>Baby!<\/em> (1965), le pi\u00f9 geniali e celebri rielaborazioni delle tavole dei <em>comics <\/em>che ancora oggi identificano non solo Lichtenstein ma un intero decennio della storia dell&#8217;arte e del costume del XX secolo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/James-Rosenquist-1947-1948-1950-olio-su-masonite-1960-762-x-2223-cm.-150x150.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13412\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/James-Rosenquist-1947-1948-1950-olio-su-masonite-1960-762-x-2223-cm.-150x150.jpg\" alt=\"James-Rosenquist-1947-1948-1950-olio-su-masonite-1960-762-x-2223-cm.-150x150\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><strong>Storia dell\u2019arte e Astrazione <\/strong>&#8211; A fianco delle opere derivate dai fumetti, certo le sue pi\u00f9 conosciute, Lichtenstein inizia alcune serie che hanno come riferimento da un lato la storia dell\u2019arte, dall\u2019altro il grande tema dell\u2019astrazione pittorica: sono i dipinti che testimoniano la variet\u00e0 e la complessit\u00e0 del pittore e che aprono nuove interpretazioni sia sulla sua opera che sull\u2019intera stagione della cosiddetta Pop Art: anche in questo caso alle opere di Lichtenstein si affiancano quelle dei suoi coetanei, continuando quel dialogo fondamentale tra protagonisti di uno dei momenti cruciali dell\u2019arte del XX secolo. Esemplari a questo proposito sono le astrazioni numeriche e letterarie di Robert Indiana (con un prezioso \u201cFOUR\u201d degli anni Sessanta e una celebre scultura \u201cLOVE\u201d) o il ciclo \u201cFlowers\u201d di Andy Warhol. Tra queste serie, si ricordano quella dei \u201cPaesaggi\u201d e quella dei \u201cFregi\u201d, che prendono avvio nei primi anni Settanta.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Tom-Wesselmann-Smoker-1971-vinile-colorato-su-pannello-cm-144x160.-150x150.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13413\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/09\/Tom-Wesselmann-Smoker-1971-vinile-colorato-su-pannello-cm-144x160.-150x150.jpg\" alt=\"Tom-Wesselmann-Smoker-1971-vinile-colorato-su-pannello-cm-144x160.-150x150\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>I paesaggi partono da un motivo naturale per arrivare a un\u2019astrazione assoluta, che comprende anche l\u2019adozione di materiali plastici appartenenti al mondo contemporaneo, in un affascinante corto circuito tra tradizione e innovazione. In modo analogo, i \u201cFregi\u201d riprendono un tema canonico dell\u2019arte classica per trasformarlo in pura decorazione astratta: un\u2019opera di quasi tre metri concessa in prestito dal Mus\u00e9e d\u2019Art moderne et contemporaine de Saint-\u00c9tienne rappresenta al meglio questo ciclo.<\/p>\n<p>Quasi contemporaneamente nasce anche un altro genere, quello che proviene direttamente dalla storia dell&#8217;arte: ecco allora le figure ispirate a Picasso e a Matisse &#8211; ma anche dal Surrealismo, come la celeberrima <em>Girl with Tear <\/em>(1977)che giunge in via straordinaria dalla Fondation Beyeler di Basilea &#8211; pretesti per rielaborare e riscrivere una storia dell&#8217;arte e dei generi attraverso il proprio linguaggio, per cannibalizzare anche la storia delle immagini, siano esse colte o popolari.<\/p>\n<p>Il passaggio dalla citazione testuale al suo inserimento in una pi\u00f9 complessa messa in scena avviene appena successivamente, con la pennellata che si sfalda, facendo perdere allo spazio la sua tradizionale unit\u00e0 e riconoscibilit\u00e0, mentre le figure e le forme rimangono riconoscibili, come un punto fermo nella transitoriet\u00e0 delle apparenze del mondo.<\/p>\n<p><strong>Dentro allo studio dell\u2019artista <\/strong>-La mostra \u00e8 poi punteggiata da alcune serie di fotografie che ritraggono l\u2019artista all\u2019opera nel suo studio. Gli autori sono due protagonisti della fotografia d\u2019arte italiana, Ugo Mulas e Aurelio Amendola, che, in diversi momenti, hanno ritratto Lichtenstein: in questo modo non solo si pu\u00f2 entrare nell\u2019officina dell\u2019artista, ma anche leggere il rapporto che sempre ha legato la cultura italiana al pittore.<\/p>\n<p>Quello che rende unica questa mostra \u00e8 il principio di lettura complessiva della creativit\u00e0 dell&#8217;artista che permette di apprezzare Lichtenstein nella sua interezza, affrontando tutte le stagioni e tutti i temi della sua arte.<br \/>\nPer questa ragione, la mostra pu\u00f2 essere vista seguendo due percorsi complementari: considerando i diversi temi secondo il tradizionale ordine cronologico, oppure analizzandoli sotto diversi punti di vista &#8211; seguendo proprio la metodologia di Lichtenstein &#8211; con una particolare attenzione, oltre che alle opere su tela, alla formidabile produzione grafica, momento assolutamente centrale nel percorso creativo dell&#8217;artista. Centrale anche nell\u2019affermazione pubblica di Lichtenstein e della Pop Art in generale, che proprio nella grande diffusione permessa dalla grafica ha trovato uno dei motivi principali del suo successo realmente popolare.<\/p>\n<p>In questo modo, la mostra \u2013 a cura di Walter Guadagnini, gi\u00e0 autore di storiche ricognizioni sulla Pop Art, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca &#8211; ha due chiavi di lettura fondamentali: una \u00e8 quella storico\/iconografica, che tocca anche gli aspetti del linguaggio e dello stile di Lichtenstein, passando dalla figura all\u2019astrazione, con libert\u00e0 e coerenza davvero uniche. \u00c8 molto interessante a questo proposito sottolineare la nascita della cosiddetta \u201cPop Abstraction\u201d attraverso le opere di Lichtenstein e dei suoi compagni di viaggio. L&#8217;altra chiave di lettura \u00e8 quella disciplinare, che mira a evidenziare le complessit\u00e0 e insieme l&#8217;unit\u00e0 della pratica artistica di Lichtenstein, modernissimo nel suo affrontare la pittura a partire dai principi della riproduzione dell&#8217;immagine, e allo stesso tempo classico nella sua volont\u00e0 di conferire a ogni disciplina una sua specifica importanza e un suo specifico ruolo.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La Fondazione Magnani-Rocca presenta una retrospettiva dedicata ad uno dei pi\u00f9 grandi artisti del XX secolo: Roy Lichtenstein. Il genio della POP ART americana che ha influenzato grafici, designer, pubblicitari ed altri artisti contemporanei tanto che ancora oggi \u00e8 possibile riscontrare riferimenti allo stile di Lichtenstein in ogni ambito del design e della comunicazione. Una mostra &#8211; allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma &#8211; \u00a0che riunisce oltre 80 opere del Maestro e degli altri grandi protagonisti della Pop Art americana; per evidenziare sia la sua originalit\u00e0 che l\u2019appartenenza a uno specifico clima, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/09\/12\/roy-lichtenstein-artefice-mondiale-della-pop-art-americana-alla-fondazione-magnani-rocca-di-parma-ottanta-opere-di-un-maestro-del-xx-secolo\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[150,53709,53710,9894,202367,53794,41640,44441,87,35351,17505,35188,28369],"tags":[336556,32717,59480,336554,252843,336555,66677,255683,28336,336553,336557],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13405"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13405"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13405\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13415,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13405\/revisions\/13415"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13405"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13405"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13405"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}