{"id":13644,"date":"2018-10-06T21:33:02","date_gmt":"2018-10-06T21:33:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=13644"},"modified":"2018-10-06T21:33:02","modified_gmt":"2018-10-06T21:33:02","slug":"la-guerra-e-larte-o-meglio-larte-della-guerra-war-is-over-arte-e-conflitti-tra-mito-e-contemporaneita-e-la-mostra-che-si-tiene-al-museo-di-ravenna-attualissi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/10\/06\/la-guerra-e-larte-o-meglio-larte-della-guerra-war-is-over-arte-e-conflitti-tra-mito-e-contemporaneita-e-la-mostra-che-si-tiene-al-museo-di-ravenna-attualissi\/","title":{"rendered":"La guerra e l\u2019arte, o meglio l\u2019arte della guerra. \u201c?War is over\u201d. Arte e conflitti tra mito e contemporaneit\u00e0 \u00e8  la mostra  che si tiene al Museo di Ravenna. Attualissima, una riflessione per il nostro tempo."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/18.-Pino-Pascali-e1538860375134.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13646\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/18.-Pino-Pascali-e1538860375134.jpg\" alt=\"18. Pino Pascali\" width=\"400\" height=\"225\" \/><\/a>ll Comune di Ravenna\u00a0 e il suo Assessorato alla Cultura, unitamente\u00a0 al Museo d\u2019Arte della citt\u00e0 di Ravenna, fino \u00a0al 13 gennaio 2019 la mostra \u201c<strong>? War is over\u201d. Arte e conflitti tra mito e contemporaneit\u00e0<\/strong> a cura di Angela Tecce e Maurizio Tarantino.\u00a0 <em>\u201c<strong>P\u00f3lemos \u00e8 padre di tutte le cose, di tutte \u00e8 Re\u201d(Eraclito)<\/strong><\/em><strong>. <em>\u201cMa la guerra \u00e8 finita! \u2013 Guerra \u00e8 sempre\u201d<\/em> <em>(Primo Levi). <\/em><br \/>\n\u201cSi vis pacem para bellum\u201d dicevano i romani.<br \/>\n<\/strong>Non si d\u00e0 pace senza guerra e viceversa: sembra questo il modo inevita<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/war_is_over_Pablo-Picasso-e1538860412898.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-13647 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/war_is_over_Pablo-Picasso-e1538860412898.jpg\" alt=\"war_is_over_Pablo Picasso\" width=\"374\" height=\"310\" \/><\/a>bile di affrontare la questione, ma la mostra propone un altro punto di vista: il contrario della guerra non \u00e8 la pace ma il dialogo, il conflitto dominato, la dialettica. La separazione interiore da una realt\u00e0 insopportabile. E null\u2019altro svela meglio questa realt\u00e0 quanto il lavoro degli artisti.<br \/>\nIn che modo l\u2019arte affronta un tema cos\u00ec rovente? L\u2019arte \u00e8 un\u2019azione dell\u2019uomo che interpreta l\u2019aspirazione alla libert\u00e0 di pensiero, di credo, di creazione, ed \u00e8 agli antipodi di ogni tipo di violenza. Il linguaggio contemporaneo ha assunto ogni forma, dal quadro alla fotografia, dal wall drawing alla perfomance, divenendo uno degli strumenti di denuncia e di espressione pi\u00f9 diffuso e trasversale, capace di addentrarsi negli scenari di guerra, di interpretarne l\u2019energia vitale come di denunciarne gli orrori, o di connotarsi come puro atto di liberazione. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/07.-PerinoVele.-e1538860454538.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13648\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/07.-PerinoVele.-e1538860454538.jpg\" alt=\"07.-PerinoVele.\" width=\"381\" height=\"572\" \/><\/a><strong>La mostra esplora questo tema anche attraverso opere che sondano la mitologia, strumentalizzata in ambito bellico o nata dalle guerre stesse<\/strong>: dalle scene di battaglia agli strumenti di offesa e tortura, dalla rappresentazione del potere e dei volti dei vinti, al vitalismo e al primitivismo come sublimazione delle profonde pulsioni che agitano l\u2019animo. Si tratta, perci\u00f2, di una mostra n\u00e9 \u201cpacificatrice\u201d n\u00e9 consolatoria, di un percorso espositivo volto a sottolineare la ricchezza, la fluidit\u00e0, l\u2019energia di poetiche differenti ma costantemente impegnate, mai dimentiche degli ostacoli che la realt\u00e0 frappone alla realizzazione dei sogni, tanto pi\u00f9 se si affidano a un irenico domani. L\u2019ordinamento dell\u2019esposizione procede per assonanze, contrasti, armonie e disarmonie. La decisione di non seguire un criterio cronologico deriva dalla volont\u00e0 di rispettare il qui e ora che non solo presiede alla realizzazione di un\u2019opera d\u2019arte, ma che \u00e8 il portato inevitabile del suo essere storia e del suo destino. Ed \u00e8 proprio per sottolineare la contemporaneit\u00e0 assoluta di ogni opera \u2013 tanto pi\u00f9 in un tema sempre presente come quello della guerra \u2013 che ognuna di esse \u00e8 stata scelta in modo da farne risuonare le motivazioni pi\u00f9 profonde e poetiche, attraverso il confronto con altre opere, portatrici di sensibilit\u00e0 differenti se non opposte.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/81425-01_-Christo_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13649\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/81425-01_-Christo_1.jpg\" alt=\"81425-01_-Christo_\" width=\"400\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/81425-01_-Christo_1.jpg 400w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/81425-01_-Christo_1-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Il progetto espositivo si articola intorno a tre temi: Vecchi e nuovi miti<\/strong>, sulle ideologie che in passato come oggi sono state spesso alla base di conflitti, o sulle mitologie che ne sono derivate; <strong>Teatri di guerra. Frontiere e confini, <\/strong>che restituisce la rilettura data dagli artisti delle immagini di guerra che si susseguono sotto i nostri occhi, dove i confini dividono ci\u00f2 che \u00e8 \u201cdentro\u201d da ci\u00f2 che \u00e8 \u201cfuori\u201d; infine <strong>Esercizi di libert\u00e0,<\/strong> pi\u00f9 specificamente rivolto a ci\u00f2 che l\u2019arte pu\u00f2 dirci sul nostro futuro, non come proiezione di un presente livoroso e conflittuale, ma come spazio di creativit\u00e0.<br \/>\n<strong>Il percorso espositivo<\/strong>.Le scelte curatoriali di Angela Tecce e il punto di vista filosofico e letterario di Maurizio Tarantino si completano con l\u2019intervento di Studio Azzurro: quattro installazioni creano un continuum, un legame, immateriale ma solido, tra i diversi piani e livelli su cui si distribuisce la mostra e integra le opere con le sue classiche suggestioni audiovisive e interattive. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/03.-Gilbert-George.-e1538860610373.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-13650 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/03.-Gilbert-George.-e1538860610373.jpg\" alt=\"03.-Gilbert-George.\" width=\"300\" height=\"355\" \/><\/a>La scala, in cui suoni e immagini accompagnano la salita del visitatore, e le sue domande. La sala d\u2019ingresso, dove, attraverso una feritoia, ci si cala nei miti e nelle tragiche realt\u00e0 della prima guerra mondiale. Il corridoio del primo piano, dove i calchi di cavalli e cavalieri del Partenone si rianimano al passaggio del visitatore rileggendo la visione dantesca della guerra a partire dalla sua esperienza di \u201cfeditore a cavallo\u201d nella Battaglia di Campaldino. E infine la rilettura e ricontestualizzazione del monumento simbolo delle collezioni del MAR, la struggente lastra funeraria di Guidarello Guidarelli, recentemente restaurata e riallestita, che, attraverso l\u2019interazione del pubblico col suo simulacro, rigenera e attualizza la sua storia, confermando il senso di misteriosa vicinanza che quotidianamente suscita in chi la ammira.<\/p>\n<p><strong>Il fulcro della mostra \u00e8 costituito da un nucleo di artisti \u201cstorici\u201d che hanno declinato le tematiche della guerra in modi diversi e financo opposti, dalla propaganda bellico-futurista di Marinetti a De Chirico che con I gladiatori, 1922, rilegge la violenza della guerra mondiale con il filtro di una classicit\u00e0 depurata ed eterna.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/WARISOVER-3-e1538860647934.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13651\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/WARISOVER-3-e1538860647934.jpg\" alt=\"WARISOVER-3\" width=\"400\" height=\"225\" \/><\/a>Picasso con l\u2019opera in mostra, Jeux des pages, 1951, torna a una riflessione sui disastri della guerra iniziata nel 1937 con Guernica e che si concluder\u00e0 con le due grandi composizioni del 1952 intitolate La Guerre e La Paix.<\/strong> I nostri due pi\u00f9 grandi artisti del secondo Novecento, Lucio Fontana e Alberto Burri, esprimono con sensibilit\u00e0 diversissime la lacerazione che i danni del secondo conflitto hanno provocato prima di tutto nelle coscienze, cui si unisce la voce sonora e indignata di Renato Guttuso. Un nucleo di grande suggestione della mostra \u00e8 costituito dal \u201ccorpo a corpo\u201d, attraverso i secoli, di immagini guerresche: il vaso con scene di battaglia tra greci e troiani e il frammento marmoreo con un legionario romano, Il Portabandiera di Rubens e l\u2019addio di Ettore e Andromaca di De Chirico, fino al guerriero postmoderno per eccellenza, il maestro Joda di Guerre Stellari.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/hermann_nitsch_schuttbild_mit_malhemd_2007_acrilico_su_lino_cm_200x300_collezione_privata-e1538860678958.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13652\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/hermann_nitsch_schuttbild_mit_malhemd_2007_acrilico_su_lino_cm_200x300_collezione_privata-e1538860678958.jpg\" alt=\"hermann_nitsch_schuttbild_mit_malhemd_2007_acrilico_su_lino_cm_200x300_collezione_privata\" width=\"581\" height=\"396\" \/><\/a><br \/>\nI tre grandi temi che hanno ispirato la scelta degli artisti si intersecano ad ogni piano per rendere pi\u00f9 fitta la trama della mostra: <strong>ai teatri di guerra fanno riferimento, tra gli altri, Christo, William Kentridge (che si ricollega a De Chirico), Jake &amp; Dinos Chapman, col loro minuzioso catalogo degli orrori, Gilbert&amp;George, reporter dei conflitti urbani, Alfredo Jaar e Robert Capa. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/e6d161e51d53c71ddf55e879eeedadbf.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-13653 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/e6d161e51d53c71ddf55e879eeedadbf.jpg\" alt=\"e6d161e51d53c71ddf55e879eeedadbf\" width=\"420\" height=\"244\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/e6d161e51d53c71ddf55e879eeedadbf.jpg 420w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/e6d161e51d53c71ddf55e879eeedadbf-300x174.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><\/a>I vecchi e nuovi miti aleggiano nell\u2019opera di Robert Rauschenberg, nel denso e magmatico mare di Anselm Kiefer, nella denuncia di Fabre (nascosta sotto una coltre cangiante), nel dramma silente del lavoro di Jannis Kounellis in Andy Warhol e Hermann Nitsch, mentre sono esercizi di libert\u00e0 le opere di Mimmo Paladino, Marina Abramovi\u0107, Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgr\u00f2.\u00a0<\/strong> <strong>Appunti filosofico \u2013letterari sulla guerra. <\/strong>Quando c\u2019\u00e8 la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo luogo\u00a0 alla roba da mangiare: perch\u00e9 chi ha le scarpe pu\u00f2 andare in giro a trovar da mangiare, mentre non vale l\u2019inverso. \u00c8 questa la lezione che Mordo Nahum impartisce a Primo Levi; e alla sua obiezione: ma la guerra \u00e8 finita!, il greco risponde: Guerra \u00e8 sempre. Un altro greco, <strong>Eraclito, 2500 anni prima, chiamava Polemos padre di tutte le cose.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/image_thumb_abcweb_crop.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-13654 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/image_thumb_abcweb_crop.jpg\" alt=\"image_thumb_abcweb_crop\" width=\"390\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/image_thumb_abcweb_crop.jpg 390w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/image_thumb_abcweb_crop-300x185.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 390px) 100vw, 390px\" \/><\/a> In questo lungo arco di tempo grandi pensatori ci hanno ricordato che il conflitto \u00e8 connaturato all\u2019essere umano:<\/strong> da Kant, che giudica lo stato di guerra e non quello di pace lo stato naturale tra gli uomini che vivono gli uni a fianco degli altri, a Hegel, che ricorda come persino gli eterni Dei del politeismo non vivono in pace perpetua. Dal Machiavelli dell\u2019Arte della guerra a Hobbes, per il quale non esiste per alcun uomo mezzo di difesa cos\u00ec ragionevole quanto l\u2019assoggettare, con la violenza o con l\u2019inganno, tutti gli uomini che pu\u00f2, fino a che non vede nessun altro potere abbastanza grande da metterlo in pericolo.<\/p>\n<p><strong>Ancora all\u2019inizio del Novecento i futuristi inneggiavano alla guerra \u201cigiene del mondo\u201d<\/strong> <strong>e persino nell\u2019ambiente rarefatto della famiglia Montale, la sorella del poeta poteva scrivere a un\u2019amica che a Eugenio far\u00e0 bene la vita militare, giover\u00e0 moralmente \u2013 perch\u00e9 era troppo sognatore, passivo, sulle nuvole, inadatto alla vita pratica.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/IMG_20181005_121417-e1538861010873.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13655\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/IMG_20181005_121417-e1538861010873.jpg\" alt=\"IMG_20181005_121417\" width=\"400\" height=\"231\" \/><\/a><\/strong><br \/>\n<strong> Negli stessi anni Benedetto Croce, alla domanda Si pu\u00f2 abolire la guerra ?, rispondeva che una qualche forma di guerra continuer\u00e0 sempre, perch\u00e9 la guerra \u00e8 insita alla vita, e che semmai si trattava di provare a evitare nel secolo ventesimo e nei paesi di Europa, quella empirica guerra, che si fa coi cannoni e con le navi corazzate; che costa miliardi, quando non si fa, e decine di miliardi, quando si fa; e da cui il vincitore stesso esce spossato e vinto.<\/strong><br \/>\nCome si sa, la speranza di Croce \u00e8 stata crudelmente disillusa, e il secolo ventesimo ha visto strumenti di guerra ben pi\u00f9 potenti e atroci dei cannoni e delle corazzate, a partire dalla prima guerra mondiale. Il mito degli uomini e dei popoli che si rinnovano, delle nazioni che ringiovaniscono, delle masse che fanno la storia, diede vita a un\u2019orribile carneficina. E invece di un nuovo Eden scrive Claudio Magris, in cui avrebbe dovuto vivere felice e buono il nuovo Adamo, vennero a regnare e a incrudelire Mussolini, Hitler, Stalin. Dai mostri e dalle apocalissi delle guerre del Novecento \u00e8 nato il pacifismo, ben sintetizzato nel preambolo alla Costituzione dell\u2019UNESCO del 1945: Poich\u00e9 le guerre cominciano nelle menti degli uomini, \u00e8 nelle menti degli uomini che si devono costruire le difese della Pace. Ma ben pi\u00f9 potente del grido degli slogan e delle canzoni, di un coro di bambini che canta War is over, rintrona ancora oggi il rumore della violenza e della sopraffazione dell\u2019uomo sull\u2019uomo. I testi e le opere esposte, colloquiando tra loro, ci ricordano che il dialogo, la gestione dei conflitti e delle tensioni, la dialettica fondata sulle ragioni di ognuno non sono la pace, anzi ne sono ben lontani, ma rappresentano l\u2019unica vera alternativa alla guerra.<\/p>\n<p><strong>ARTISTI IN MOSTRA<\/strong>. <em>Marina Abramovi\u0107, Marisa Albanese, Francis Al\u00ffs, Alighiero Boetti, Maria Pia Borgnini, Botto&amp;Bruno, Alberto Burri, Davide Cantoni, Robert Capa, Jota Castro, Jake &amp; Dinos Chapman, Christo, Alessandra Cianelli, Giorgio De Chirico, Jan Fabre, Lucio Fontana, Regina Jos\u00e9 Galindo, Gilbert&amp;George, Eugenio Giliberti, Paolo Grassino, Renato Guttuso, Thomas Hirschhorn, Emilio Isgr\u00f2, Alfredo Jaar, Francesco Jodice, William Kentridge, Anselm Kiefer, Jannis Kounellis, Domenico Antonio Mancini, Filippo Tommaso Marinetti, Ana Mendieta, Sabrina Mezzaqui, Marzia Migliora, Gian Marco Montesano, Shirin Neshat, Hermann Nitsch, Nam June Paik, Mimmo Paladino, Pino Pascali, Perino&amp;Vele, Pablo Picasso, Lamberto Pignotti, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Robert Rauschenberg, Melita Rotondo, Michal Rovner, Pieter Paul Rubens, Pietro Ruffo, Salvo, Mario Schifano, Andres Serrano, Wael Shawky, Sh\u014dz\u014d Shimamoto, Studio Azzurro, Tato, Eugenio Tibaldi, Vedovamazzei, Antonio Vivarini, Kara Walker, Andy Warhol, Lawrence Weiner.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Carlo Franza<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>ll Comune di Ravenna\u00a0 e il suo Assessorato alla Cultura, unitamente\u00a0 al Museo d\u2019Arte della citt\u00e0 di Ravenna, fino \u00a0al 13 gennaio 2019 la mostra \u201c? War is over\u201d. Arte e conflitti tra mito e contemporaneit\u00e0 a cura di Angela Tecce e Maurizio Tarantino.\u00a0 \u201cP\u00f3lemos \u00e8 padre di tutte le cose, di tutte \u00e8 Re\u201d(Eraclito). \u201cMa la guerra \u00e8 finita! \u2013 Guerra \u00e8 sempre\u201d (Primo Levi). \u201cSi vis pacem para bellum\u201d dicevano i romani. Non si d\u00e0 pace senza guerra e viceversa: sembra questo il modo inevitabile di affrontare la questione, ma la mostra propone un altro punto di vista: [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/10\/06\/la-guerra-e-larte-o-meglio-larte-della-guerra-war-is-over-arte-e-conflitti-tra-mito-e-contemporaneita-e-la-mostra-che-si-tiene-al-museo-di-ravenna-attualissi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[59246,80688,59281,53889,53888,74779,53709,53710,66803,66558,9894,10357,328348,44441,87,2018,17505,64,28369,51665,4625],"tags":[339741,32717,263691,339740,339737,59480,66836,339736,40672,28279,10829,339745,339744,222,149310,125193,108108,59691,339742,17520,13599,46334,339743],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13644"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13644"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13644\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13657,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13644\/revisions\/13657"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13644"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13644"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13644"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}