{"id":13698,"date":"2018-10-11T21:06:08","date_gmt":"2018-10-11T21:06:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=13698"},"modified":"2018-10-11T21:06:08","modified_gmt":"2018-10-11T21:06:08","slug":"jon-rafman-il-viaggiatore-mentale-alla-galleria-civica-di-modena-la-prima-mostra-italiana-dellartista-canadese-che-opera-nel-multimediale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/10\/11\/jon-rafman-il-viaggiatore-mentale-alla-galleria-civica-di-modena-la-prima-mostra-italiana-dellartista-canadese-che-opera-nel-multimediale\/","title":{"rendered":"Jon Rafman, il viaggiatore mentale. Alla Galleria Civica di Modena la prima mostra italiana dell\u2019artista canadese che opera nel multimediale."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/27.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13701\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/27.jpg\" alt=\"2(7)\" width=\"450\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/27.jpg 450w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/27-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a>FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE<\/strong><strong> presenta <em>Il viaggiatore mentale<\/em>, la prima ampia personale di <\/strong><strong>Jon Rafman<\/strong><strong> \u00a0visitabile fino al 24 febbraio 2019 in un&#8217;istituzione Italiana dedicata all\u2019arte contemporanea. La mostra, \u00a0\u00e8 curata da <\/strong><strong>Diana Baldon<\/strong><strong> e presentata dalla <\/strong><strong>Fondazione Fotografia Modena<\/strong><strong> insieme alla <\/strong><strong>Galleria Civica di Modena<\/strong><strong>. La mostra raccoglie una selezione di<\/strong><strong> installazioni multimediali presentate in Italia per la prima volta<\/strong><strong> che ripercorrono la produzione dell&#8217;artista canadese a partire dal 2011 ad oggi.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/32.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13702\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/32.jpg\" alt=\"3(2)\" width=\"450\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/32.jpg 450w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/32-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/strong> Servendosi di linguaggi e supporti diversi, che vanno dalla <strong>fotografia<\/strong> al <strong>video<\/strong>, dalla <strong>scultura<\/strong> all\u2019<strong>installazione<\/strong>, Rafman indaga la <strong>fusione sempre pi\u00f9 indistinta tra la realt\u00e0 e la sua simulazione nella societ\u00e0 contemporanea<\/strong> attraverso opere che confondono i confini tra il materiale e il virtuale, tra i corpi in carne e ossa e le loro repliche tecnologiche.<\/p>\n<p>Nato nel 1981 a Montreal, dove vive e lavora, dopo gli studi in lettere e filosofia alla McGill University Jon Rafman si diploma in film, video e new media presso la School of the Art Institu<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/1-Jon-Rafman-Dream-Journal-2016-2017-2017.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-13704 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/1-Jon-Rafman-Dream-Journal-2016-2017-2017.jpg\" alt=\"1) Jon Rafman, Dream Journal 2016-2017, 2017\" width=\"414\" height=\"233\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/1-Jon-Rafman-Dream-Journal-2016-2017-2017.jpg 533w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/1-Jon-Rafman-Dream-Journal-2016-2017-2017-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 414px) 100vw, 414px\" \/><\/a><\/strong>te di Chicago. Sin dai suoi esordi l\u2019artista si concentra sulle conseguenze dell\u2019uso della tecnologia sulla nostra percezione della realt\u00e0. Per creare <em>Kool-Aid Man<\/em> (2008-11) ha frequentato per tre anni la piattaforma virtuale <em>Second Life<\/em> per scoprire le innumerevoli e multiformi rappresentazioni dei suoi \u201cabitanti\u201d digitali con un avatar che d\u00e0 il nome all\u2019opera. <strong>Rafman si astiene dal giudicare o criticare gli abitanti di <em>SecondLife<\/em> poich\u00e9 il suo intento \u00e8 quello di mostrare come la tecnologia consenta alle persone di creare nuove rappresentazioni di s\u00e9 all\u2019interno di ambienti fantastici, dando loro la libert\u00e0 di plasmare nuove identit\u00e0 e iconografie.<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/2-Jon-Rafman-Dream-Journal-2016-2017-2017.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13705\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/2-Jon-Rafman-Dream-Journal-2016-2017-2017.jpg\" alt=\"2) Jon Rafman, Dream Journal 2016-2017, 2017\" width=\"534\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/2-Jon-Rafman-Dream-Journal-2016-2017-2017.jpg 534w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/2-Jon-Rafman-Dream-Journal-2016-2017-2017-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 534px) 100vw, 534px\" \/><\/a>L\u2019artista ha utilizzato Internet e le sue svariate comunit\u00e0 digitali anche come archivio di immagini per i video della sua trilogia <em>BetamaleTrilogy<\/em> (realizzati tra il 2013 e il 2015), composta dalle installazioni <em>Still Life (Betamale), Mainsqueeze <\/em>e<em> Erysichthon<\/em> presenti in mostra.<\/strong> Come nei romanzi di Georges Bataille, dove nello spazio claustrofobico e rovinoso della scrittura la storia implode su se stessa, moltiplicando i piani narrativi e le sue rappresentazioni, anche nei video della <em>BetamaleTrilogy<\/em> si<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/17-Jon-Rafman.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13706\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/17-Jon-Rafman.jpg\" alt=\"17) Jon Rafman\" width=\"450\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/17-Jon-Rafman.jpg 450w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/17-Jon-Rafman-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><\/strong> ha la sensazione di essere intrappolati in una spirale di situazioni stranianti e seduttive. <strong>Rafman rappresenta con grande abilit\u00e0 l\u2019<strong>ambiguo potere seduttivo della rete<\/strong> che sembra promettere libert\u00e0 e mondi da scoprire, mentre in realt\u00e0 imprigiona l\u2019utente in uno spazio tracciato da algoritmi e da agenzie che ne elaborano i dati di navigazione per poi rivenderli.<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;immersione in rete,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/16-Jon-Rafman-Kool-Aid-Man-in-Second-Life-2008-2011.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-13707 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/16-Jon-Rafman-Kool-Aid-Man-in-Second-Life-2008-2011.jpg\" alt=\"16) Jon Rafman, Kool-Aid Man in Second Life, 2008-2011\" width=\"450\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/16-Jon-Rafman-Kool-Aid-Man-in-Second-Life-2008-2011.jpg 450w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/16-Jon-Rafman-Kool-Aid-Man-in-Second-Life-2008-2011-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a> anche nelle zone pi\u00f9 nascoste del \u201cdeep web\u201d, compiuta da Jon Rafman gli ha permesso di assumere le vesti dell&#8217;antropologo amatoriale e del fl\u00e2neur digitale che indaga il collasso epistemico che si \u00e8 realizzato negli ultimi anni, nell&#8217;azzeramento della distinzione tra il mondo virtuale e quello analogico, tra la realt\u00e0 e la sua rappresentazione virtuale. Nei suoi video una voce fuori campo poetica e ipnotica accompagna sempre le immagini, provenienti da sequenze selezionate da Internet, da videogame o da forum di chat online.<\/p>\n<p><strong>La <strong>memoria<\/strong> \u00e8 uno<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/9-Jon-Rafman-Erysichthon-2015.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13708\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/9-Jon-Rafman-Erysichthon-2015.jpg\" alt=\"9) Jon Rafman, Erysichthon, 2015\" width=\"533\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/9-Jon-Rafman-Erysichthon-2015.jpg 533w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/9-Jon-Rafman-Erysichthon-2015-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 533px) 100vw, 533px\" \/><\/a><strong> dei temi al centro di molte delle sue opere. <\/strong>In <em>A Man Digging<\/em> (2013) composto da sequenze di videogiochi, tra cui <em>Max Payne 3<\/em>, il protagonista parla dell&#8217;intrinseca mutabilit\u00e0 della memoria, in quanto dispositivo esperienziale che permette di riscrivere la storia personale e collettiva. Mentre il narratore va alla deriva, alla ricerca nostalgica del suo frammentato passato, Rafman ci porta, attraverso la superficie luccicante della memoria, ai limiti della realt\u00e0. Il video <em>Remember Carthage<\/em> (2013) narra la storia di un uo<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/7-Jon-Rafman-Erysichthon-2015.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13709\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/7-Jon-Rafman-Erysichthon-2015.jpg\" alt=\"7) Jon Rafman, Erysichthon, 2015\" width=\"533\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/7-Jon-Rafman-Erysichthon-2015.jpg 533w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/7-Jon-Rafman-Erysichthon-2015-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 533px) 100vw, 533px\" \/><\/a>mo che si imbarca su una nave diretta in Tunisia alla ricerca di una citt\u00e0 nel deserto del Sahara che esisteva all\u2019epoca di Cartagine. Malgrado questo luogo leggendario fosse conosciuto come la \u201cLas Vegas del Maghreb\u201d, di esso non rimane alcuna traccia. Nel video, composto da sequenze tratte sia da <em>Second Life<\/em> che dal videogioco <em>Uncharted 3<\/em>, c\u2019\u00e8 una voce fuori campo che descrive minuziosamente la sublime bellezza architettonica delle civilt\u00e0 antiche.\u00a0<em>Remember Carthage<\/em> si addentra non solo nel tema della memoria, ma anche in quello della contemporaneit\u00e0 della Storia, poich\u00e9, grazie alle pi\u00f9 moderne tecnologie come quelle dei videogiochi e di <em>Second Life<\/em>, anche il passato pu\u00f2 assumere nuove forme ed esercitare una nuova influenza.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/6-Jon-Rafman-Poor-Magic-2017.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-13710 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/6-Jon-Rafman-Poor-Magic-2017.jpg\" alt=\"6) Jon Rafman, Poor Magic, 2017\" width=\"533\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/6-Jon-Rafman-Poor-Magic-2017.jpg 533w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/6-Jon-Rafman-Poor-Magic-2017-300x169.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 533px) 100vw, 533px\" \/><\/a>Il video<em> Dream Journal 2016-2017<\/em>, nato dalla pratica di Rafman di trasformare i suoi sogni in video di animazione utilizzando dei software 3D amatoriali, \u00e8 accompagnato da una colonna sonora composta da James Ferraro e Oneohtrix Point Never con cui l\u2019artista aveva gi\u00e0 collaborato. Le due protagoniste femminili \u2013 una rappresenta l&#8217;archetipo della Millennial, l&#8217;altra invece \u00e8 una bambina guerriera \u2013 si imbarcano in un viaggio dantesco che assume i tratti di un universo distopico. La narrazione \u00e8 intercalata da situazioni immaginarie caratterizzate da figure epiche classiche che danno vita a una serie di situazioni cupe e surreali: si tratta di una visualizzazione dell\u2019inconscio dell\u2019artista amplificato dalla navigazione in Internet.<\/p>\n<p><strong>All\u2019ingresso della Palazzina dei Giardini i visitatori della mostra vengono accolti da una delle opere pi\u00f9 recenti di Jon Rafman,<em> Legendary Reality<\/em> (2017) in cui l\u2019artista ci conduce in un viaggio nell\u2019 \u201cinner space\u201d. Un narratore anonimo racconta un viaggio immaginifico attraverso quello che sembra essere un paesaggio dai tratti fantascientifici invece potrebbe essere semplicemente ci\u00f2 che vede dallo schermo del suo computer su cui scorrono dettagliate rappresentazioni storiche aumentate da esperienze virtuali.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Jon Rafman<\/strong><strong> (Montreal, 1981) \u00e8 un artista che si occupa di culture e sottoculture digitali, rivelando desideri, ossessioni e feticismi scaturiti dall&#8217;utilizzo dei dispositivi tecnologici.<\/strong> Tra le sue mostre personali pi\u00f9 recenti ricordiamo <em>I have ten thousand compound eyes and each is named suffering<\/em>, Stedelijk Museum, Amsterdam (2016); <em>Jon Rafman<\/em>, Westf\u00e4lischer Kunstverein, M\u00fcnster (2016); <em>Jon Rafman<\/em>, Zabludowicz Collection, Londra (2015); <em>The end of the end of the end<\/em>, Contemporary Art Museum St. Louis (2014); <em>Remember Carthage<\/em>, New Online Art, New Museum, New York (2013); <em>The Nine Eyes of Google Streetview<\/em>, Saatchi Gallery, Londra (2012); <em>Jon Rafman<\/em>, online exhibition, Palais de Tokyo, Parigi (2012). Ha partecipato a numerose mostre collettive tra cui: <em>I was raised on the Internet<\/em>, Museum of Contemporary Art Chicago (2018); <em>Alonetogether<\/em>, Muse\u0301e d&#8217;art contemporain de Montre\u0301al (2018); <em>ARS17<\/em>:<em> Hello world!<\/em>, Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki (2017-2018); <em>Jon Rafman \/ Stan Vanderbeek<\/em>, Spr\u00fcth Magers, Los Angeles (2017); <em>Manifesta 11<\/em>, Zurigo (2016); <em>Welcome to the Jungle<\/em>, KW Institute for Contemporary Art, Berlino (2015); <em>Speculations on Anonymous Materials<\/em>, Fridericianum, Kassel (2013); <em>Nine Eyes<\/em>, Moscow Photobienniale (2012); <em>Screenshots<\/em>, William Benton Museum of Art, University of Connecticut (2012); <em>From Here<\/em><em> \u00a0<\/em><em>On<\/em>, <em>Les Rencontres de la photographie d\u2019Arles<\/em>, Arles (2011).<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE presenta Il viaggiatore mentale, la prima ampia personale di Jon Rafman \u00a0visitabile fino al 24 febbraio 2019 in un&#8217;istituzione Italiana dedicata all\u2019arte contemporanea. La mostra, \u00a0\u00e8 curata da Diana Baldon e presentata dalla Fondazione Fotografia Modena insieme alla Galleria Civica di Modena. La mostra raccoglie una selezione di installazioni multimediali presentate in Italia per la prima volta che ripercorrono la produzione dell&#8217;artista canadese a partire dal 2011 ad oggi. Servendosi di linguaggi e supporti diversi, che vanno dalla fotografia al video, dalla scultura all\u2019installazione, Rafman indaga la fusione sempre pi\u00f9 indistinta tra la realt\u00e0 e la [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/10\/11\/jon-rafman-il-viaggiatore-mentale-alla-galleria-civica-di-modena-la-prima-mostra-italiana-dellartista-canadese-che-opera-nel-multimediale\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,9894,269293,339779,44441,87,28340,28308,17505,35188,28369,3732],"tags":[339782,59480,339783,298581,202564,339781,339785,339784,339780],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13698"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13698"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13698\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13711,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13698\/revisions\/13711"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13698"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13698"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13698"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}