{"id":13839,"date":"2018-10-27T20:28:54","date_gmt":"2018-10-27T20:28:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=13839"},"modified":"2018-10-27T20:43:20","modified_gmt":"2018-10-27T20:43:20","slug":"giorgio-bevignani-alla-galleria-forni-di-bologna-lartista-che-porta-a-vivere-tempo-e-spazio-con-magiche-installazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/10\/27\/giorgio-bevignani-alla-galleria-forni-di-bologna-lartista-che-porta-a-vivere-tempo-e-spazio-con-magiche-installazioni\/","title":{"rendered":"Giorgio Bevignani. Alla Galleria Forni di Bologna l\u2019artista che porta a  vivere  tempo e spazio con magiche  installazioni."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/Autoritratto-Giorgio-Bevignani-e1540670750578.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-13840\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/Autoritratto-Giorgio-Bevignani-e1540670750578.jpg\" alt=\"Autoritratto Giorgio Bevignani\" width=\"450\" height=\"335\" \/><\/a>Nella storica Galleria di \u00a0Stefano Forni \u00a0a Bologna\u00a0 la straordinaria e dirompente \u00a0mostra di \u00a0\u201cGiorgio Bevignani. <strong>RUBRA<em>REBOUR\u201d<\/em><\/strong>, ove sono esposti fino al 7 novembre 2018 alcuni dei lavori pi\u00f9 significativi dell&#8217;ultima produzione artistica dell\u2019artista \u00a0assieme ad altri che scandiscono capitoli importanti della sua ricerca pluridecennale incentrata sul suggestivo agglomerarsi dei materiali utilizzati &#8211; quali carta, silicone, pigmenti, fibre polipropileniche intrecciate, ecc. &#8211; \u00a0\u00a0modulati di volta in volta nelle diverse serie di lavori esposti. <strong>Installazioni di sorprendente bellezza e stupore. L\u2019arte con Bevignani si innesta all\u2019ambiente, diventa contesto\u00a0 e costruisce lo spazio dandole vita, diventando cos\u00ec \u00a0arte ambientale. In questo senso e in questa direzione Bevignani \u00e8 oggi l\u2019artista pi\u00f9 significativo che inscena opere che vivono con lo spazio e nello spazio. Colore, materia, luce, poesia, malinconia, tempo, spazio, tutto \u00e8 come sollevato in una vita altra. <\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/RubraRebour-Giorbio-Bevignani-installazione-e1540671490230.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-13841\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/RubraRebour-Giorbio-Bevignani-installazione-e1540671490230.jpg\" alt=\"RubraRebour - Giorbio Bevignani installazione\" width=\"341\" height=\"455\" \/><\/a>Molta di questa pittura\u00a0 e molte di queste installazioni si apparentano\u00a0 a certa grande\u00a0 arte americana, penso alla\u00a0 Louise Nevelson (vedi i Muri e le Cattedrali del cielo), e non solo, o a Joseph Cornell; la tensione complessa\u00a0 con la quale i lavori sono scoperti, creati, messi in correlazione, lasciano leggere un ritmo assolutamente proprio, e dentro vi circolano le ombre della memoria, uno spazio profondo e senza rilievo, \u00e8 lo spazio\u00a0 negativo ,uno spazio in cui si sprofonda lentamente\u00a0 e si scompare, quasi un andare verso un&#8217;altra vita.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Il fascino \u00e8 indescribile.\u00a0 Sembrerebbe un dono della natura. La malleabile e fluida materialit\u00e0 del silicone pigmentato \u00e8 la protagonista di <strong><em>RubraRebour,<\/em><\/strong> l\u2019imponente installazione sospesa, dall\u2019aspetto gelatinoso e pieno di trasparenze, che apre la mostra, accogliendo i visitatori sin dal cortile antecedente i locali della galleria, mentre all\u2019ingresso \u00e8 visibile una serie di lavori su carta, degli studi ad acquarello sulla trasparenza e la profondit\u00e0 del colore intrapresi dall\u2019artista sin dai primissimi anni Novanta.<\/p>\n<p>Il percorso espositivo continua nella sala centrale con la serie <strong><em>Silenzio Nudo<\/em><\/strong>, ispirata a un verso del poeta Giacomo Leopardi, e consistente in una straordinaria collezione di pannelli honeycomb dove le variazioni cromatiche del rosso sangue e del viola intendono recuperare, appunto, andando \u201ca ritroso\u201d, le primigenie istanze e manifestazioni\u00a0 della\u00a0 natura, proponendosi come una sorta di linguaggio umano che viene prima dei segni e della scrittura. Questi dipinti nascono dall\u2019esplorazione dell\u2019uso del silicone che, mischiato al colore su una base di pi\u00f9 strati cromatici, dona profondit\u00e0 alle superfici senza l\u2019utilizzo del chiaro scuro della pittura ma sfruttando la tecnica della sovrapposizione propria della scultura, dando cos\u00ec vita a una patina semitrasparente come un tessuto organico, che al tatto ricorda la morbidezza e l\u2019elasticit\u00e0 della pelle.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/RubraRebour-Giorgio-Bevignani-e1540671713796.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-13842\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/RubraRebour-Giorgio-Bevignani-e1540671713796.jpg\" alt=\"RubraRebour - Giorgio Bevignani\" width=\"363\" height=\"220\" \/><\/a>\u201c[\u2026]<em>\u00a0 Tempo verr\u00e0, che esso universo, e la natura medesima, sar\u00e0 spenta. E nel modo che grandissimi regni ed imperi umani, e loro maravigliosi moti, che furono famosissimi in altre et\u00e0, non resta oggi segno n\u00e9 fama alcuna; parimente del mondo intero, e delle infinite vicende e calamit\u00e0 delle cose create, non rimarr\u00e0 pure un vestigio; ma un silenzio nudo, e una quiete altissima, empieranno lo spazio immenso. Cos\u00ec questo arcano mirabile e spaventoso dell&#8217;esistenza universale, innanzi di essere dichiarato n\u00e9 inteso, si dileguer\u00e0 e perdurassi\u201d(<\/em><strong>dal<em> Cantico del gallo silvestre <\/em>di<em> Giacomo Leopardi)<\/em><\/strong><em>; <\/em>\u201c[\u2026]<em>Sola nel mondo eterna, a cui si volve\/Ogni creata cosa,\/In te, morte, si posa\/Nostra ignuda natura;\/ Lieta no, ma sicura\/ Dall&#8217;antico dolor\u201d(<\/em><strong>dal<em> Coro dei morti<\/em> di<em> Giacomo Leopardi)<\/em><\/strong><em>;<\/em>\u201c[\u2026]<em>Io era spaventato nel trovarmi in mezzo al nulla, un nulla io medesimo. Io mi sentiva come soffocare, considerando e sentendo che tutto \u00e8 nulla, solido nulla\u201d(<\/em><strong>dallo<em> Zibaldone <\/em>di<em> Giacomo Leopardi<\/em><\/strong><em>); e infine <\/em>\u201c[\u2026]<em>Una sporgenza provvisoria\u00a0 in mezzo al nulla, quale nulla, il nulla da cui le cose provengono e vanno.<\/em> [\u2026]\u201d<em>(<\/em><strong>da<em> Emanuele Severino <\/em>su<em> Giacomo Leopardi). <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Interviene lo stesso<strong> Giorgio Bevignani a dire come siano\u00a0 state queste frasi e versi leopardiani a motivare il suo lavoro, a costruire installazioni, sculture, oggetti, cose, materie, colori, ecc :<\/strong>\u201cLe frasi di Leopardi mi indirizzano verso una gestualit\u00e0 ipnotica, quasi onirica; la spatola scivola sulle superfici aggiungendo materia e colore strato su strato, fino a lasciare un lieve bagliore in lontananza nel pieno fuoco dell\u2019immagine, simile a quel che rimane non appena si chiudono gli occhi dopo aver puntato lo sguardo verso il sole. \u00c8 come una bruciatura sulla retina, ma questa bruciatura \u00e8 lieve, si pu\u00f2 ancora guardare l\u2019immagine, ed essa penetra lentamente, basta darle tempo; la sua forza \u00e8 lenta ed ha bisogno dell\u2019attesa. E\u2019 come se la Natura avesse un inconscio che veli la realt\u00e0, impedendo di guardare il Vero. Nel suo inconscio la Natura pone veli che trasfigurano il Vero, lo stato delle cose, l\u2019insopportabile, e tutto entra nella memoria, anche se velato. Tutto quello che noi dimentichiamo lascia comunque tracce, che cerco di far riemergere dalla memoria come se la mente fosse depositaria d\u2019eventi dimenticati tradotti in colore, simile a un linguaggio usato ancor prima dei segni e della scrittura; come un codice\u00a0 del Vuoto e del\u00a0 Nulla. Il Vuoto e il Nulla sono fatti con poca materia, poco colore, poca forma, poca luce, e senza tempo; immagini minime, dove l\u2019azione si cristallizza. Questo mi ha spinto ad indagare e usare il silicone, resine e colle, materie dalla consistenza gelatinosa che miscelate al colore rimangono semitrasparenti come un tessuto organico, e lasciano intravedere l\u2019oltre. Ogni sottilissimo strato, combinato al colore, dona profondit\u00e0 alla superficie senza l\u2019utilizzo del chiaroscuro della pittura, ma sfrutta la tecnica della sovrapposizione propria della scultura. Al tatto ricorda la morbidezza e l\u2019elasticit\u00e0 della pelle. Posto davanti ad una sorgente luminosa restituisce allo sguardo la somma di tutti gli strati cromatici. Ho riunito tutta la ricerca \u201cSilenzio Nudo\u201d in gruppi di opere denominate Suites e altre Solo\u201d.<\/p>\n<p>Completano la sala centrale alcune sculture della serie <strong><em>Al-gher<\/em><\/strong>, anch\u2019esse realizzate con silicone e schiuma poliuretanica, ispirate alle conformazioni del corallo. Queste morbide e sensuose \u201cpietre sospese\u201d annullano la dimensione spazio-temporale dell\u2019ambiente in cui sono inserite, trasformandolo in uno spazio interiore con il quale lo spettatore \u00e8 invitato a interagire, e quasi fungono da agglomerati allo stato grezzo di quella materia che poi si ritrova pazientemente stesa a stati sulle tele appese alle pareti. Il percorso termina al piano sottostante della galleria dove si \u00e8 accolti da <strong><em>Soul of the dawn,<\/em><\/strong> un\u2019altra imponente e fascinosa installazione che scende dall\u2019alto del soffitto fino a ricoprire tutto lo spazio del pavimento. Il filato di fibra sintetica intrecciata a maglia dall\u2019artista restituisce allo spettatore una gamma cromatica sulle tonalit\u00e0 del rosa che ricorda appunto le sorgive luci dell\u2019alba, \u00a0da trovarsi quasi immerso in un clima da sogno, in un\u2019aria rassicurante ed anche di scandaglio dell\u2019anima. <strong>Costruzioni fra terra e cielo, tunnel immaginifici, vere aperture\u00a0 verso l\u2019aldil\u00e0, percorsi di purificazione; \u00e8 cos\u00ec che Giorgio Bevignani impianta nel terzo millennio le nuove strade dell\u2019arte, \u00e8 cos\u00ec che parla ad ogni visitatore di mostra, \u00e8 cos\u00ec che detta una filosofia che viaggia\u00a0 come\u00a0 \u201cpanta rei\u201d eracliteo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nella storica Galleria di \u00a0Stefano Forni \u00a0a Bologna\u00a0 la straordinaria e dirompente \u00a0mostra di \u00a0\u201cGiorgio Bevignani. 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