{"id":13876,"date":"2018-10-31T23:10:47","date_gmt":"2018-10-31T23:10:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=13876"},"modified":"2018-10-31T23:10:47","modified_gmt":"2018-10-31T23:10:47","slug":"omar-galliani-dona-un-autoritratto-alle-gallerie-degli-uffizi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/10\/31\/omar-galliani-dona-un-autoritratto-alle-gallerie-degli-uffizi\/","title":{"rendered":"Omar Galliani dona un autoritratto alle Gallerie degli Uffizi."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/lanciogalinvito-e1541027131472.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-13877\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/lanciogalinvito-e1541027131472.jpg\" alt=\"lanciogalinvito\" width=\"350\" height=\"175\" \/><\/a>\u00c8 il cielo che mi guarda o sono io ad essere guardato dal cielo? <\/strong>scrive Omar Galliani nell\u2019ultima frase della sua breve riflessione scritta in occasione della presentazione dell\u2019autoritratto che\u00a0 l\u2019artista, nato a Montecchio Emilia, ha voluto donare alla straordinaria collezione, la pi\u00f9 grande del mondo nel suo genere, di autoritratti delle Gallerie degli Uffizi. Collezione iniziata dal cardinal Leopoldo e proseguita da gran parte dei Medici e dai Lorena fino ai nostri giorni.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/84309-Galliani_.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-13878\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/84309-Galliani_.jpg\" alt=\"84309-Galliani_\" width=\"484\" height=\"363\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/84309-Galliani_.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/84309-Galliani_-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/a>\u00c8 una frase inconsueta, costruita in maniera sorprendente.<br \/>\nMa non vuol dire la stessa cosa, verrebbe da chiedersi? No, dalla penna di un artista da sempre cos\u00ec raffinato non pu\u00f2 uscire una banalit\u00e0 se non addirittura un errore. Quindi bisogna fermarsi, leggere meglio, con molta attenzione, sforzarsi di approfondire: intanto sono due soggetti diversi, il cielo e io, come dire l\u2019infinito e il minuscolo finito. E poi la prima parte della frase si appoggia a un verbo coniugato in forma attiva, la seconda allo stesso verbo ma in forma passiva. Quindi non vuol dire la stessa cosa. E se non vuol dire la stessa cosa Galliani si ci pone un dubbio interessante, complesso e fertile: forse vuole suggerire che il minuscolo finito e l\u2019infinito non sono poi cos\u00ec opposti, che nell\u2019uno \u00e8 compreso l\u2019altro, che, come in una sorta di legge dei vasi comunicanti, \u00e8 un dovere morale sentirsi l\u2019infinito dentro.<br \/>\nCerto non ha voluto scrivere &#8230; o sono io a guardare il cielo, sarebbe stato oltre che banale un segno innegabile di presunzione: c\u2019\u00e8 invece una gerarchia ben salda nel pensiero di Galliani e in questa \u00e8 <strong>il cielo a stare comunque al primo posto<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/71337_Omar-Galliani-Autoritratto-Gallerie-degli-Uffizi-1200x1200-696x385.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-13879\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/71337_Omar-Galliani-Autoritratto-Gallerie-degli-Uffizi-1200x1200-696x385.jpg\" alt=\"71337_Omar Galliani, Autoritratto, Gallerie degli Uffizi (1200x1200)-696x385\" width=\"473\" height=\"262\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/71337_Omar-Galliani-Autoritratto-Gallerie-degli-Uffizi-1200x1200-696x385.jpg 696w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/10\/71337_Omar-Galliani-Autoritratto-Gallerie-degli-Uffizi-1200x1200-696x385-300x166.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 473px) 100vw, 473px\" \/><\/a>Anche nel guardare l\u2019autoritratto, monumentale (150 centimetri per 150), sarebbe un vero spreco fermarsi a osservare la veduta d\u2019insieme, la straordinaria raffinatezza dell\u2019ombreggiatura del volto, sormontato dalla immancabile papalina nera, che si staglia nel nero profondo di un cielo popolato di segni e simboli. Bisogna avvicinarsi, spostarsi per cogliere i particolari, seguire il tratteggio della matita &#8211; si tratta di un disegno &#8211; godere della maestria dei tratti, assorbire l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019atmosfera, ma anche esaminare approfonditamente la tecnica di esecuzione ma anche sentire la grande quantit\u00e0 di tempo necessaria alla minuziosa realizzazione.<\/p>\n<p>Un disegno, si diceva. E per disegno si intende, di solito, una serie di tratti tracciati con diverse tecniche su di un foglio di carta. Galliani invece appone i suoi segni su una tavola di legno che ha un suo proprio modo di reagire alla pressione della mano dell\u2019artista, ma che soprattutto offre una particolare <em>texture<\/em> del tutto originale. Ed \u00e8 proprio da vicino che si possono apprezzare le tracce della fibra e del lavoro di levigazione che restano visibili creando un\u2019affascinante ragnatela sottile di linee spesso parallele. L\u2019<em>Autoritratto<\/em> di Omar Galliani non \u00e8 il primo disegno pervenuto nella collezione degli autoritratti degli Uffizi &#8211; scrive Eike D. Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi -. Esempi assai famosi -prosegue il direttore -, tra i disegni giunti nel passato, sono due pastelli: il primo di un\u2019artista che port\u00f2 quella tecnica a vertici di grande virtuosismo come Rosalba Carriera, e il secondo di Jean-Etienne Liotard, commissionato da Francesco Stefano di Lorena, marito dell\u2019imperatrice Maria Teresa d\u2019Austria, che lo invi\u00f2 da Vienna a Firenze nel 1744. Altri ancora sono progressivamente affluiti fino ai giorni nostri nella raccolta degli autoritratti principiata da Leopoldo de Medici, sino a comprendere artisti del Novecento e dei giorni nostri, italiani (per esempio, Achille Funi, Olga Carol Rama, Giulio Paolini) e stranieri (Francis Picabia, Fernard L\u00e9ger, Ernst Fuchs, Jean-Michel Folon&#8230;). Ma nessuno di essi ha le stesse dimensioni e la stessa, sorprendente, tecnica.<br \/>\nL\u2019opera sottolinea ulteriormente l\u2019intrinseco legame fra l\u2019autore e il cielo pieno di stelle di varia grandezza che disegnano simboli e personali costellazioni. Buddha, il drago, i vasi comunicanti (appunto), lo scorpione, il triangolo, le ali, la spada, il leone, le forbici, la mandibola d\u2019asino, definiti <em>quasi i suoi santi protettori <\/em>da Marzia Faietti, coordinatrice della Divisione Educazione, Ricerca e Sviluppo, nell\u2019elegante volumetto preparato per l\u2019occasione. Le opere di Galliani -a scrivere \u00e8 ancora Marzia Faietti- mostrano con evidenza un\u2019intima polarit\u00e0 nella sua arte: l\u2019abilit\u00e0 mimetica nei confronti della natura, da un lato, e, dall\u2019altro, la capacit\u00e0 di smaterializzare figure e oggetti attraverso le soluzioni tecniche adottate. La tecnica e la sua perfetta sintesi con lo stile diventano nel pittore docili strumenti di una visione privata della densit\u00e0 materica, dove l\u2019<em>ars aemula naturae<\/em>, dopo aver apparentemente celebrato il suo massimo apogeo attraverso la restituzione delle sembianze esteriori, cede il passo al sopraggiungere imperioso dell\u2019evocazione, che ha finalmente il sopravvento sulla descrizione. E le rose bianche e i teschi da sempre fanno parte del bagaglio simbolico di Omar Galliani per evocare la caducit\u00e0 della bellezza e della giovent\u00f9 e l\u2019ineluttabilit\u00e0 della morte.<\/p>\n<p>Rose e teschi presenti in lieve sospensione nei due pannelli laterali del trittico <strong>Notturno<\/strong>, al centro della bella mostra che, nella sala Detti, il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe volle dedicargli nel 2008 e che da allora fa parte del patrimonio delle Gallerie degli Uffizi. Nel pannello centrale, anch\u2019esso sospeso nell\u2019aria densa, un pianoforte a coda simboleggia l\u2019arte nella sua forma pi\u00f9 astratta, la musica che nella sua essenza non ha bisogno di nessun altro supporto che non sia il fluire del tempo.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 il cielo che mi guarda o sono io ad essere guardato dal cielo? scrive Omar Galliani nell\u2019ultima frase della sua breve riflessione scritta in occasione della presentazione dell\u2019autoritratto che\u00a0 l\u2019artista, nato a Montecchio Emilia, ha voluto donare alla straordinaria collezione, la pi\u00f9 grande del mondo nel suo genere, di autoritratti delle Gallerie degli Uffizi. Collezione iniziata dal cardinal Leopoldo e proseguita da gran parte dei Medici e dai Lorena fino ai nostri giorni. \u00c8 una frase inconsueta, costruita in maniera sorprendente. Ma non vuol dire la stessa cosa, verrebbe da chiedersi? No, dalla penna di un artista da sempre [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/10\/31\/omar-galliani-dona-un-autoritratto-alle-gallerie-degli-uffizi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[44800,59281,9894,10357,180472,53794,41640,28386,44441,87,35351,17505,35188,28369,7576,51665,4625],"tags":[17488,35177,59480,339875,339874,59643],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13876"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13876"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13876\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13880,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13876\/revisions\/13880"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13876"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13876"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13876"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}