{"id":14141,"date":"2018-12-02T18:24:12","date_gmt":"2018-12-02T18:24:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/?p=14141"},"modified":"2018-12-02T18:34:03","modified_gmt":"2018-12-02T18:34:03","slug":"max-beckmann-larte-il-tormento-e-la-riforma-al-museo-darte-di-mendrisio-svizzera-italiana-le-opere-di-uno-dei-massimi-maestri-dellarte-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/12\/02\/max-beckmann-larte-il-tormento-e-la-riforma-al-museo-darte-di-mendrisio-svizzera-italiana-le-opere-di-uno-dei-massimi-maestri-dellarte-moderna\/","title":{"rendered":"Max Beckmann. L\u2019arte, il tormento e la Riforma. Al Museo d\u2019Arte di Mendrisio (Svizzera Italiana) le opere di uno dei massimi Maestri dell\u2019Arte Moderna."},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/image002.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-14144\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/image002.jpg\" alt=\"image002\" width=\"300\" height=\"420\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/image002.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/image002-214x300.jpg 214w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Max Beckmann <\/strong>\u00e8, insieme a Pablo Picasso ed Henri Matisse, <strong>uno dei massimi Maestri dell\u2019arte moderna<\/strong>. Con loro figura nelle sale dei pi\u00f9 importanti musei del mondo; e\u00a0 nonostante la sua maestria pittorica, plastica e grafica, le sue opere &#8211; inquietanti, enigmatiche e sensuali &#8211; continuano a essere una sfida per l\u2019osservatore. Tuttavia, incredibilmente, <strong>la sua opera non \u00e8 conosciuta in ambito culturale italiano: l\u2019unica mostra degna di nota si tenne nel 1996 alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma.<\/strong><\/p>\n<p><strong>30 dipinti, 17 acquarelli, 80 grafiche e 2 sculture presenti fino \u00a0al 27 gennaio 2019 nella grande mostra antologica <\/strong><strong>realizzata dal<\/strong> <strong>Museo d\u2019arte Mendrisio <\/strong>&#8211; grazie al sostegno della famiglia Beckmann e al contributo di <strong>Siegfried Gohr<\/strong>, tra i massimi studiosi dell\u2019artista &#8211; <strong>daranno modo <\/strong>non solo di riscoprire, finalmente, i principali capitoli dell\u2019opera di questo maestro unico, ma di <strong>rivisitare il suo percorso artistico attraverso tutte le tecniche da lui utilizzate<\/strong>. <strong>Sar\u00e0<\/strong>, tra l\u2019altro, <strong>una occasione rara per poter ammirare buona parte della sua eccezionale produzione grafica<\/strong>, elaborata principalmente tra il 1917 e il 1925 e dopo la Seconda Guerra Mondiale, decisiva sulla base di una nuova idea dello spazio nell\u2019elaborazione del linguaggio maturo dell\u2019artista, tra sogno e realt\u00e0.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/MAx-BECKMANN-Reve-de-Paris-Colette-e1543774303946.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-14145 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/MAx-BECKMANN-Reve-de-Paris-Colette-e1543774303946.jpg\" alt=\"MAx-BECKMANN-Reve-de-Paris-Colette\" width=\"372\" height=\"274\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019allestimento, concepito con un andamento cronologico e con sale dedicate a tematiche specifiche, consentir\u00e0 di cogliere chiaramente l\u2019evoluzione del suo linguaggio da uno stile ancora tardo impressionista alla cesura dalla Grande Guerra e alla successiva riduzione all\u2019essenziale di linee, forme, colori.<\/p>\n<p><strong>Max Beckmann ha toccato, nella sua parabola, grandi vette e conosciuto fasi di abissale declino<\/strong>. Nato a Lipsia nel 1884, nel 1899 entra all\u2019Accademia di Weimar, dove rimane fino al 1903. Nel 1906 si unisce alla Secessione a Berlino, dove vive fino al 1915. Raggiunge precocemente la celebrit\u00e0 con una pittura ancora legata a uno stile tradizionale e tardo-impressionista. <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/Max-BECKMANN-681-Natura-morta-con-tavolozze-e1543774345686.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-14146\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/Max-BECKMANN-681-Natura-morta-con-tavolozze-e1543774345686.jpg\" alt=\"Max-BECKMANN-681-Natura-morta-con-tavolozze\" width=\"322\" height=\"183\" \/><\/a>Il profondo shock fisico e psichico causato dalla Prima Guerra mondiale lo spinge per\u00f2 al confronto con la pittura modernista, soprattutto francese. Trasferitosi a Francoforte, giunge di nuovo alla celebrit\u00e0 durante gli anni Venti, ma gi\u00e0 nel 1933 i nazionalsocialisti lo costringono a lasciare l\u2019incarico di insegnamento e ben presto r<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/Max-BECKMANN-1922-I-delusi-II.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"  wp-image-14147 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/Max-BECKMANN-1922-I-delusi-II.jpg\" alt=\"Max-BECKMANN-1922-I-delusi-II\" width=\"378\" height=\"476\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/Max-BECKMANN-1922-I-delusi-II.jpg 397w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/Max-BECKMANN-1922-I-delusi-II-238x300.jpg 238w\" sizes=\"(max-width: 378px) 100vw, 378px\" \/><\/a>icade nell\u2019anonimit\u00e0. Nel 1937, dopo che la<strong> sua arte viene marchiata come \u201cdegenerata\u201d,<\/strong> <strong>sceglie senza esitazione l\u2019esilio, dapprima in Olanda e in seguito negli Stati Uniti, dove si trasferisce definitivamente nel 1947.<\/strong> Negli anni Trenta e Quaranta realizza, oltre a paesaggi e nature morte, i celebri autoritratti e quadri a tema mitologico e biblico. La sua epoca e la sua vita, compresa tra fama e marginalit\u00e0, trovano espressione in opere impressionanti, spesso enigmatiche e cariche di simboli, caratterizzate da grande sicurezza nell\u2019uso del colore.<\/p>\n<p>Gli ultimi anni americani gli apportano una rinnovata celebrit\u00e0 e vedono il suo stile evolvere verso una maggiore sintesi, con l\u2019uso di colori pi\u00f9 intensi<strong>. Max Beckmann muore improvvisamente nel 1950 nel Central Park, mentre si reca ad ammirare una su<\/strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/beckmann_195_paesaggio_con_mongolfiera-e1543775622388.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-14150\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/beckmann_195_paesaggio_con_mongolfiera-e1543775622388.jpeg\" alt=\"beckmann_195_paesaggio_con_mongolfiera\" width=\"324\" height=\"153\" \/><\/a><strong>a opera esposta al Metropolitan Museum di New York. L\u2019artista amava il sud dell&#8217;Europa. Durante molti mesi estivi ha viaggiato in Italia e in Francia, sulla costa mediterranea. Amava le sue spiagge e si \u00e8 lasciato ispirare dal suo paesaggio: dal mare, dalla vegetazione e dalla cucina mediterranea nella realizzazione di dipinti che irradiano serenit\u00e0 e gioia di vivere. Il lavoro di Beckmann non \u00e8 stato, per\u00f2, ancora messo in giusto valore nei paesi del Sud. <\/strong><\/p>\n<p>Di recente, il curatore della mostra <strong>Gohr <\/strong>in un libro che sar\u00e0 edito parallelamente alla mostra di Mendrisio, <strong>si \u00e8 soffermato su alcuni elementi centrali della sua opera<\/strong>, quali gli specchi, gli strumenti musicali, i libri, i fiori e le piante, essenziali per mettere in evidenza la forma e il pensiero dell\u2019artista. <strong>Si tratta di u<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/Max-BECKMANN-H145-La-notte-e1543774414191.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-14148\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/files\/2018\/12\/Max-BECKMANN-H145-La-notte-e1543774414191.jpg\" alt=\"Max-BECKMANN-H145-La-notte\" width=\"366\" height=\"263\" \/><\/a><\/strong><strong>n approccio del tutto inedito<\/strong>. Contrariamente ad altri studi che hanno sottolineato i riferimenti alla teosofia, alla letteratura e alla storia politica, <strong>Gohr parte da oggetti comuni presenti nei dipinti o nei lavori su carta per indagarne il senso e il significato<\/strong>. Mostra e catalogo consentono di capire come ogni elemento, anche quello apparentemente pi\u00f9 banale, abbia in verit\u00e0 un significato profondo nell\u2019arte beckmanniana e faccia parte di un complesso di simboli.<\/p>\n<p><strong>Beckmann ha conferito nuova vita alle tradizionali categorie dell\u2019arte: alle nature morte, alle scene in interni, al paesaggio, al ritratto<\/strong>. Soprattutto <strong>gli autoritratti costituiscono un\u2019impressionante testimonianza biografica e storica contemporanea<\/strong>, mentre la parte complessa del suo lavoro \u00e8 costituita da <strong>invenzioni di stampo mitologico e allegorico<\/strong>, che spesso si presentano come particolarmente enigmatiche.<\/p>\n<p>Tra gli artisti del XX secolo, <strong>Max Beckmann \u00e8 uno di quelli che pi\u00f9 ha intensamente vissuto, sentito e sofferto il proprio tempo<\/strong>. La fama, l&#8217;esilio, l&#8217;ostracismo, e poi un nuovo apprezzamento nel corso degli ultimi anni della sua vita, rispecchiano il destino dell&#8217;arte moderna e dei suoi creatori nella prima met\u00e0 del secolo.<\/p>\n<p><strong>Carlo Franza <\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Max Beckmann \u00e8, insieme a Pablo Picasso ed Henri Matisse, uno dei massimi Maestri dell\u2019arte moderna. Con loro figura nelle sale dei pi\u00f9 importanti musei del mondo; e\u00a0 nonostante la sua maestria pittorica, plastica e grafica, le sue opere &#8211; inquietanti, enigmatiche e sensuali &#8211; continuano a essere una sfida per l\u2019osservatore. Tuttavia, incredibilmente, la sua opera non \u00e8 conosciuta in ambito culturale italiano: l\u2019unica mostra degna di nota si tenne nel 1996 alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma. 30 dipinti, 17 acquarelli, 80 grafiche e 2 sculture presenti fino \u00a0al 27 gennaio 2019 nella grande mostra antologica realizzata [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/2018\/12\/02\/max-beckmann-larte-il-tormento-e-la-riforma-al-museo-darte-di-mendrisio-svizzera-italiana-le-opere-di-uno-dei-massimi-maestri-dellarte-moderna\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1009,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[150,59246,80688,74779,66803,9894,10357,44441,87,35351,35407,17505,35188,34308,64,28369,247,4625],"tags":[349694,59480,349691,349690,554,349692,38634,349693],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14141"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1009"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14141"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14141\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14152,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14141\/revisions\/14152"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14141"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14141"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/franza\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14141"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}